Non solo Stephen Gerard Pagliuca, co-chairman e nuovo azionista di riferimento dal 19 febbraio di tre anni fa. Il 16 gennaio è il compleanno anche del tecnico del settimo posto a inizio millennio che aveva fatto lo stopper, dell’enfant-du-pays che portò Sabbio di Dalmine quasi in vetta all’Europa e del gran mancino che da queste parti nessuno può dimenticare. A spartirsela, Giovanni Vavassori da Arcene, oggi 74 candeline, il raffinato destro del neo sessantenne Gian Mario Consonni, uno della cavalcata cadetta e in Coppa delle Coppe nel 1987-1988 agli ordini di Emiliano Mondonico, e dulcis in fundo Domenico Morfeo che dice mezzo secolo.
Vavassori, il Vava originale
Il Vava ante litteram prima del noto cantautore Daniele Vavassori, ex bòcia d’officina automobilistica a Canonica d’Adda, dal 1970 al 1972, anno del passaggio al Napoli con cui avrebbe vinto la Coppa Italia ’76, e quindi dal 1977 al 1982, coi colori nerazzurri natii assomma 270 partite, 4 gol, una promozione dalla B e un’altra dalla C1. Da mister, altari e polvere: l’8 giugno 1998 dello scudetto Primavera, il secondo della serie a un quinquennio esatto da quello di Cesare Prandelli, 1-0 alla Roma a Bari con matchball di Corrado Colombo, e il 21 aprile 2003 dell’esonero dopo quattro stagioni incomplete alla guida della prima squadra, a cinque turni dal termine. Il suo sostituto Giancarlo Finardi, ora vice responsabile del settore giovanile, non riuscì comunque a evitare la retrocessione nel doppio spareggio con la Reggina.
Le scoperte del meccanico di Arcene
In dote, anche il Trofeo Dossena 1997, oltre alla valorizzazione delle leve fatte in casa, da Pelizzoli a Bellini passando per i gemelli Zenoni e Pinardi. Altrove, da calciatore, anche il Cagliari e il Campania Puteolana, ritirandosi a 34 primavere; al di qua della riga di gesso, iniziando nel ’90 proprio dalla base, Ternana, Genoa, Avellino, Cesena, Verona e Pavia. Il settimo posto della sua pattuglia di baby con Cristiano Doni vedette prima maniera nel 2000-2001, generando la plusvalenza di Mister 27 Miliardi Ivan Pelizzoli, resterà nella storia. Su 135 panchine, 45 vittorie e una sconfitta di più, 158 gol fatti e 160 subìti.
Sabbio cristallina: Gian Mario Consonni
Il dalminese del ’66 Consonni, ultima panchina al Pontida, Over 40 di lungo corso nel campionato provinciale, proprietario dell’academy a suo nome nonché allenatore dell’Under 19 e dell’Under 13 dell’Azzano Calcio, s’è fermato a 31 allacciate di scarpe con la Dea. Inizi sedicenne nella Coppa Italia di serie C sotto Ottavio Bianchi, esordio in A sotto Nedo Sonetti nell’1-1 col Milan del 27 aprile 1986 da sostituto di Simone Boldini negli ultimi venti minuti e prosieguo con 6 presenze in Coppa delle Coppe. Nella stessa annata del Baffo di Rivolta, 20 apparizioni con 2 reti nel campionato cadetto. Lontano da casa, B e C: Lucchese, Venezia, Monza, Barletta, Ternana, Modena, Spal, Como, Novara e AlbinoLeffe (2000). Un centrocampista dalla tecnica cristallina che avrebbe meritato ben di più.
Tra i piedi di Morfeo
Oro europeo a Spagna ’96 con l’Italia Under 21, Mimmo l’abruzzese, di San Benedetto dei Marsi, con la maglia dell’Atalanta ha totalizzato quattro stagioni e mezza, dal ’93 al ’97 e poi da gennaio a primavera nel 2001 in prestito dalla Fiorentina, con 28 reti in 111 partite disputate su un totale di 62 in 350 da pro. Scoperto quattordicenne da Bixio Liberale, suo allenatore e osservatore del guru Mino Favini, il debutto al piano sopra avviene coi titoli Allievi e Primavera già alle spalle, a 17 anni, il 19 dicembre 1993, nel 2-1 al Genoa. Francesco Guidolin era stato già rimpiazzato dal mentore di Morfeo nel vivaio, il futuro ct azzurro Cesare Prandelli, sprovvisto di patentino, in coppia con Andrea Valdinoci. A fine stagione, con la presidenza passata di mano da Antonio Percassi il 23 febbraio 1994 a favore di Ivan Ruggeri, fu serie B. Lui, un metro e settanta di talento, sarebbe sbocciato grazie al Mondo, al suo ritorno in sella dopo gli anni al Torino. E avrebbe conquistato il Milan, vincendoci un tricolore da comprimario. Cagliari, Verona, Inter, Parma, Brescia e Cremonese il percorso nel calcio dei grandi fino al 2009, il San Benedetto dei Marsi nel 2010-2011 come ultimissima stazione. E, in bacheca, il senso di un’incompiuta dal futuro roseo alle spalle: scudetti Allievi (’92) e Primavera (’93) contornati di un Viareggio e un Dossena tra inverno ed estate del suo anno magico, quello del debutto da big, e quel triangolino coi colori patri sul cuore a fine del secolo scorso. Auguri.





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