Gian Piero Gasperini durante una lezione intitolata “Oltre la medicina – Il coraggio di sbagliare” all’Università Cattolica del Sacro Cuore ha parlato così agli studenti: “Il caso Ilicic era in seguito al Covid, quindi era una patologia, quindi questa era una cosa medica, e quindi aveva una valenza nettamente diversa rispetto a una sconfitta, una partita persa, una delusione di una gara. Io dico sempre, si parla anche molto di aspetti psicologici, e poi l’allenatore può interpretare questa professione in tanti modi diversi, così come tutte le persone che magari, non so, i professori, i genitori, tutte le persone che in qualche modo devono decidere qualche cosa. Personalmente, nel mio campo, ci sono tanti modi di interpretare, c’è quello un po’ più attento alla psicologia. Personalmente io sono uno che rimane in quei 105×68, che è il campo, e non sono uno che va a rimboccare troppo le coperte alla sera quando vai a dormire e che ti chiama troppo. Non so quello che i miei giocatori fanno, non mi posso occupare di tutto, quello che fanno fuori dal campo, se uno ha una delusione d’amore, se uno ha litigato coi genitori o col suo migliore amico, se ci sono altre…Non riesco a occuparmi di tutto. Mi occupo di quella parte e in quella parte ci sono certi criteri e certe caratteristiche, e mi limito a quello che è veramente riferito alla nostra professione. Nello sport, ti ripeto, non c’è fallimento. Ci sono errori, nello sport non c’è sconfitta. Ci sono gare, ci sono prestazioni, l’avete visto e lo sentirete anche da Federer, cioè noi abbiamo preso come esempi alcuni dei migliori atleti al mondo, tra i più vincenti. Ma questo per portarvi una testimonianza che si perde, che la sconfitta non è una cosa che ti può buttare in prostrazione. Si perde e si vince. E vincere, come vi ho detto prima, contro un qualche cosa di difficile, è qualcosa ancora di…non si trionfa senza pericolo. Non fai niente di importante con poco rischio. Fai delle cose normali. Se vuoi fare delle cose più importanti devi rischiare di più necessariamente. Rischiare di più poi nello sport è una cosa, nello studio è un’altra. Però questa deve essere la spinta, poi soprattutto in una facoltà determinante come la vostra. Io parlo di partite di calcio, voi salvate delle vite. Che è una cosa esponenzialmente ancora maggiore, ancora molto più alta. Quindi la vostra determinazione è ancora più forte, è fondamentale. Noi facciamo intrattenimento, voi ragazzi siete veramente al top”.
La grande opportunità all’Atalanta
“Non si può mai sapere cosa succede nella vita, magari quando…Cioè io ho sempre avuto un percorso in ascesa, poi dopo arrivato a un certo punto ho avuto una caduta clamorosa, no? Quella che sembrava una caduta clamorosa. E invece si è rivelata poi un’opportunità incredibile. E da quella è nata poi un qualcosa che difficilmente, se io avessi fatto una stagione normale, magari non sarebbe mai nato niente di aiutato. Quindi è veramente complicato a volte prevedere. Sicuramente in quel momento era una difficoltà. Poi sono durato veramente poco, sono durato tre partite e quindi era veramente, è stato veramente clamoroso, no? Anche perché sono arrivato, sono arrivato anche con, insomma, con un percorso molto, molto positivo. Quando il tutto si è fermato, probabilmente, io dico, non ero, mi sarei comportato diversamente, magari col senno di poi. Alla fine dico che è andata bene così, perché da quell’esperienza è nato poi tutto quanto il resto. Per molto tempo non ho potuto pensare di rientrare magari in una squadra top e me la sono costruita. Forse me la sono costruita magari ripartendo da Genova, rifacendo il mio percorso positivo, andando all’Atalanta e raggiungendo dei risultati che forse, se fossi rimasto lì, non avrei avuto una vita diversa, chi lo sa cosa sarebbe successo. Perciò è importante anche dalle situazioni negative riuscire poi a prendere l’esperienza per fare qualche cosa di buono, qualche cosa di positivo e ripartire. Per quello vi invito nelle difficoltà, che non sono quelle di Ilicic chiaramente, ma nelle difficoltà di una sconfitta, ma voi avete dei traguardi molto più grandi, molto più belli e molto più grandi da raggiungere”.


