Ieri si è giustamente celebrato il grandissimo traguardo colto da Marten De Roon, peraltro nel giro di un numero di anni non elevatissimo con la maglia della Dea. I pochi guai fisici avuti e la grande importanza in squadra hanno aiutato, ma anche il continuum di gare a disposizione. Nella top 5 ufficiale della storia nerazzurra, frattanto, fanno capolino con convinzione anche Pašalić e Berat Djimsiti, che sono distaccati comunque di diverse lunghezze rispetto alla grandiosa quota 435 centrata in quella meravigliosa cornice che è un ottavo di Champions all’Allianz Arena di Monaco. Due elementi arrivati un po’ in silenzio e poi sempre molto importanti, specie ultimamente, nelle dinamiche del club. Il segreto, spesso, non è investire solo nel calciatore, quanto nel valore di prestanza.
Djimsiti e il 2018, dopo il Sannio
Il nome sulla carta vale meno di altre incidenze. Djimsiti nemmeno doveva partire per il ritiro di Rovetta del 2018, a seguito della retrocessione del Benevento dalla A alla B. Era molto evidente come inizialmente sembrasse quasi un’incognita: invece, dopo qualche preparativo di perplessità, emerse un leader carismatico. E ancora oggi si parla di uno dei capitani dello spogliatoio e bergamasco vero per modi di operare. Silenzi e dare tutto per la causa, con un numero di errori nel complesso non altissimo, considerando anche le difficoltà a difendere a campo aperto che potrebbero porsi di fronte a un marcatore centrale come lui. E quando tra un po’ non saranno più parte del club resterà a parlare questa speciale classifica. Che poco può dare emozioni, o forse sì: riassume molto bene il contributo dato nel tempo alla causa dell’Atalanta.


