Il più giovane del lotto è Manu Emmanuel Gyabuaa, arrivato quindicenne dal Parma fallito di Ghirardi, 2 titoli e 2 supercoppe Primavera (88 match, 1o reti) con Massimo Brambilla, 2′ e recupero tra i big contro la Fiorentina a Santa Lucia 2020, attualmente in Under 23 (39 e 1; in Under 17, 31 e 5) con Francesco Modesto, già in prestito a Perugia e Pescara. Ma ai 23 anni del centrocampista parmigiano, sabato 21 settembre, vanno aggiunti i 92 di Enrico Conca da Sant’Angelo Lodigiano, 7 e 1 gol alla Lucchese tra ’50 e ’52 sotto Carletto Ceresoli, i 70 di Giancarlo Snidaro che si fece la C, i 53 di Giovanni Bonavita e Zoran Mirkovic, e infine i 37 di Marcelo Estigarribia, quello che nel 2014 fece sfiorare la qualificazione Uefa.
Compleanni del 21 settembre: l’Europa sfiorata da Estigarribia
Giuseppe De Luca-Marcelo Estigarribia: carambola, filotto, tutti e due in buca. Nel giro di quattro minuti, dal 22′ al 26′. Era il 29 marzo 2014, in panchina c’era il mister delle permanenze nella massima serie e basta, senza fronzoli, niente ambizioni. Sarebbe svanito tutto coi soli 4 punti nelle ultime 7 giornate, ma questo stesso giorno 9 anni fa, a Bologna, l’Atalanta sognò l’Europa. 27 presenze e a segno anche col Cagliari la stagione successiva, l’unica piena a Bergamo per l’esterno offensivo di Fernando de la Mora, scudetto Juve e giunto dalla Samp nella sessione invernale, in prestito perenne dal misterioso Deportivo Maldonado dietro cui c’è il solito pool di procuratori: crociato a ottobre col Paraguay e tanti saluti, ancora qualcosina e rescissione a febbraio 2016.
Snidaro, il mediano della serie C
Giunto nell’estate del 1981 a Bergamo, dove sarebbe poi rimasto a vivere, il friulano di Pradamano (Udine) aveva alle spalle anni fra C e D con Alessandria, Anconitana, Civitavecchia (17 gol nel ’75-’76 da attaccante) e Reggina (quinquennio). Da Ottavio Bianchi a Nedo Sonetti, dal cambio di bomber Lino Mutti-Marco Pacione, a fianco di Andrea Agostinelli in un centrocampo completato da gente come Domenico Moro, Claudio Foscarini e Marino Magrin, che stazionava dietro le punte e l’astro nascente Roberto Donadoni, Snidaro (una fugace apparizione come tecnico delle giovanili del Loreto) nel suo palmares nerazzurro conta 102 presenze con 5 reti. Nell’ultima annata, con la A riconquistata sul campo, è chiuso dall’acquisto di Carmine Gentile che avanza Eugenio Perico nella sua posizione. Piacenza e Trevigliese, con ritiro trentacinquenne, le ultime stazioni.
Bonavita per i giovani
Da un decennio responsabile del settore giovanile della Cremonese, il bergamasco Bonavita come attaccante fu un abbaglio, o meglio è un grande rimpianto ancora adesso, perché per sfondare non glo mancava proprio niente. Il picco della gloria? I quarti di finale di Coppa Uefa contro l’Inter, nel ’91: al Comunale, nell’occhiale del 6 marzo, da titolare accanto a Claudio Caniggia; al ritorno, il 20 a San Siro, da subentrato a Carlo Perrone al 69′, quando Serena e Matthäus su punizione avevano ormai chiuso la pratica. 2 delle 8 presenze in prima squadra, con esordio il 17 gennaio ’90 concessogli da Emiliano Mondonico nella tana del Milan, al 68′, al posto di Armando Madonna, sotto 3-1. Primo, ultimo e unico pallone in porta, in Bari-Atalanta 4-1 del 27 gennaio 1991. C’era ancora Piero Frosio come mister, finirà con Bruno Giorgi. Erano gli anni del Figlio del Vento e di Evair, difficile ritagliarsi spazio. Il resto? Spal, Pro Sesto, Venezia, Lecco, Alzano Virescit, Torres, Albinese, AlbinoLeffe, Mantova, Aglianese, Palazzolo e Trealbe, chiudendo la serranda a quota 33 per iniziare l’avventura nei settori giovanili: dal 2008 in bluceleste, dove nel 2013 vince il titolo di Campione d’Italia categoria Allievi come responsabile del vivaio, a adesso all’ombra del Torrazzo. Tantissimi auguri.
Mirkovic, il terzino del Mondo
55 presenze nella testa e del cuore, trampolino per una parabola dalla Juventus fino al campionato turco per tornare nel Partizan da dov’era arrivato (due titoli, da mister non c’è riuscito) fin sotto le Mura. Zoran Mirkovic, ex difensore di fascia dell’Atalanta, anche se nell’anno dell’addio giocò spesso da esterno alto a sinistra, al di qua della riga di gesso è fermo al 2018-2019. Nel palmarès bergamasco, una discreta annata nel 1996-1997 con Pippo Inzaghi capocannoniere (24) e un’amara retrocessione, propedeutica però all’abbraccio col bianconero che conta. Radnicki Svjlaniac e Rad le prime due squadre del nazionale jugoslavo e in seguito serbo, con scudetto Under 21, quindi il Partizan dal ’93 e ancora dal 2004 al 2006, in tempo per rivincere il titolo nazionale (2005; ’94 con double e ’96 i precedenti), consumata la parentesi con Juve (Intertoto ’99) e Fenerbahce (campionato turco ’01). Nel 4-4-1-1 pressoché fisso degli esordi con Emiliano Mondonico in panca, Mirkovic fa stabilmente il terzino destro, spesso con Valter Bonacina riciclato dall’altra parte da mediano d’origine. Un bel vivere: Superpippo davanti, Gigi Lentini alto a sinistra con Marco Sgrò tornante di destra, Massimo Carrera e Andrea Sottil mastini, Mimmo Morfeo sulla trequarti a inventare. Poi qualcosa cambia, Robert Englaro fa comparsate basso a sinistra, Paolo Foglio arretra e al nostro non resta che adattarsi da esterno mancino, a volte da pendolino. Nicola Caccia e Cristano Lucarelli, in attacco, fanno quello che possono. Tutto inutile, si cade in B con lui espulso a Udine insieme al Cina alla penultima giornata: segna Calori nel recupero ed è notte fonda. Tanti auguri.


