Due stagioni soltanto al capezzale dell’Atalanta abbandonata da Stefano Colantuono per Palermo: Gigi Delneri, prima del Gasp, ĆØ stato sinonimo di spettacolo
Col suo calcio champagne, o per meglio dire Aquileia d.o.c., ci siamo abbeverati per due stagioni soltanto tra 2007 e 2009. Si volava sulle ali, in quell’Atalanta che ad Antonio Langella rinunciò per mettere alto a sinistra un interno come Simone Padoin, affidandosi a Sergio Floccari unica punta con Cristiano Doni libero di inventare. Luigi Delneri in arte Gigi, il baffo che masticava le erre mitragliando calcio e concetti annessi in sala stampa come in panchina, a livello di spettacolo a Bergamo ĆØ dietro solo a Gian Piero Gasperini. Oggi l’ex tecnico friulano, capace di ereditare tatticamente il capitano da Stefano Colantuono, allora fuggitivo verso Palermo, spegne 70 candeline da disoccupato. E un po’ gli rode, frenetico e bisognoso di muoversi, agitando le acque melmose del pallone tricolore, com’ĆØ sempre stato.
DELNERI, DAL MIRACOLO CHIEVO ALL’ATALANTA. Non che a all’ombra delle Mura Venete i risultati siano stati proprio granchĆ©, per il furlĆ n nato il 23 agosto 1950 nella sede del patriarcato e senza un sedile sotto le terga dall’esonero di Udine del 21 novembre 2017. 48 e 47 punti, nono e undicesimo posto, 25 vinte, 20 pareggiate e 31 perse in campionato con 97 reti segnate e 104 subƬte, a cui vanno aggiunti una vittoria (2-1 al Modena il secondo anno) e due ko in Coppa Italia (2-1 ad Ascoli, 2-0 in casa della Lazio). Reduce dalla quadrupla delusione al Porto senza nemmeno allenare in una partita ufficiale, alla Roma, al Palermo e al rientro al Chievo con retrocessione, se a Bergamo fece benissimo alla Sampdoria avrebbe fatto meglio, quarto posto e qualificazione ai preliminari di Champions League per andare alla Juventus dove sarebbe crollato insieme al crociato di Fabio Quagliarella.
DELNERI E IL CONCETTO DI MIRACOLO. Luigi detto Gigi va tuttora famoso per il miracolo della piccola squadra del borgo veronese, portata in A e quindi in Coppa Uefa all’inizio del nuovo millennio. Nella carriera su quella graticola che scotta, lui, Delneri, Mister Concetto per via di quella predilezione particolarissima per il termine, non volendo abbondare in metafore e traslati troppo lontani dalla sua sensibilitĆ di guru di provincia, ĆØ stato sempre in gambissima. Sempre in grado di portare in alto chiunque: dalla C1 alla B la Ternana (1998), dalla C2 alla C1 le stesse Fere, (1996-1997), Nocerina (1994-1995) e Ravenna (1991-1992). 32 anni da mister: Opitergina, Pro Gorizia, Partinicaudace, Teramo, Novara, Nocerina, Empoli (vedi Porto, precampionato ’98), Genoa e Verona le altre compagini guidate. Almeno 900 gare dirette al di qua della riga di gesso, niente male.
DELNERI, SPETTACOLO ANCHE IN CAMPO. Massimo Giacomini, tecnico dell’Udinese del doppio salto fino al massimo livello del calcio nazionale, una volta alla Gazzetta dello Sport fece il ritratto del Delneri centrocampista, un interno-regista dai piedi buonissimi che tendeva a mettere peso: “Si allenava con più tute addosso, e nella concitazione della partita gli uscivano frasi incomprensibili”. Zebretta dal 1978 al 1980, Mister Concetto Delneri dava spettacolo col suo baffo chiaro: Spal, Foggia in compagnia con Nevio Scala, Novara, Sampdoria, Vicenza, Siena, Pro Gorizia e Opitergina (297 partite e 25 palloni in porta da professionista), laddove avrebbe cominciato da filosofo del 4-4-2 a esterni altissimi, le altre tappe a pelo d’erba. A Bergamo, capolavori come il 5-1 e il 3-1 al Napoli e lo stesso score contro l’Inter di JosĆ© Mourinho. Rigorosamente nel futuro Gewiss Stadium, perchĆ© il suo calcio anti sparagnino in trasferta funzionava poco aprendosi troppo alle ripartenze secche. Nel palmarĆØs, anche due dispiaceri inflitti alla Dea del Gasp, sui 10 totali “contro” (2 pari, 2 perse) con l’Udinese che l’avrebbe poi cacciato senza pietĆ . Tanti auguri.


