Martinelli, da Pumenengo agli allenamenti coi campioni: “Atalanta e Azzurro, che belle sorprese”

Il diciottenne formatosi in provincia e inizialmente anche oltre Oglio s'è preso subito tutto: "Ma sono uno che lavora, anche per riprendere il discorso col gol"

“Non me l’aspettavo”. La frase più ricorrente di Gabriel Martinelli, “omonimo dell’attaccante dell’Arsenal, me lo dicono tutti, ma io sono una mezzala”, quando gli chiedi del suo presente e delle novità che lo riguardano. Come la maglia da titolare nella Primavera dell’Atalanta: “Sono arrivato in estate col pensiero che si sarebbe voluto del tempo per conquistarmela, invece il mister mi ha dato subito fiducia”. E la prima convocazione in azzurro, insieme a Marco Palestra dell’Under 23, nell’Italia Under 19 del ct Bernardo Corradi, poche ore prima di diffondere queste righe: “C’è lo stage pre qualificazioni europee a Coverciano dal 6 all’8 novembre, giunto del tutto inatteso anche perché non sapevo nemmeno che sarebbero state diramate le convocazioni. Al campo me l’hanno detto subito Guerini e Ghezzi, poi la conferma dell’allenatore Giovanni Bosi. Si lavora sempre duro per crescere e migliorare, ma certi obiettivi ti vengono incontro quando meno te l’aspetti regalandoti una gioia doppia”.

Dalla provincia (e oltre) ai campioni

Ne ha fatta, di strada, il ragazzo, innesto estivo in un organico in gran parte cresciuto nel fertile vivaio di Zingonia: “Alla Virtus CiseranoBergamo ho fatto dall’Under 15 fino a dividermi tra Juniores e prima squadra in serie D, mettendomi in luce come mezzala di corsa e inserimento. L’Atalanta mi ha preso dopo una stagione da 15 gol: un fiuto che possiedo, anche se qui non mi sono ancora sbloccato”. Fisico, piede e testa da diciottenne “adulto”, stile testa bassa e pedalare con umiltà tutta bergamasca, da vivaista in erba che fa gli andirivieni da casa in pullmino: “Se devo proprio descrivermi, sono un centrocampista di tanta corsa e sostanza. In una realtà professionistica ti senti stimolato a lavorare in gruppo come su te stesso: non mi sento ‘arrivato’, sono consapevole di dovermi applicare quotidianamente per evolvermi e raggiungere standard sempre più elevati”.

Dal paese di Pinardi a Zingonia

Una piccola grande storia nata in un lembo estremo della provincia fino ad approdare, via Centro Sportivo Bortolotti, al Centro Tecnico Federale. L’ennesima conferma della volontà di scouting territoriale della dirigenza riorganizzata da pochi mesi sotto la direzione di Roberto Samaden. “Sono di Pumenengo, nessuno in famiglia ha mai praticato sport a livello agonistico, tranne mia madre con la danza classica che però ha smesso presto. La mia formazione è iniziata a Urago d’Oglio (il paese di Alex Pinardi, Responsabile Tecnico dell’Attività Agonistica delle Squadre Giovanili, NdR) a dieci anni: sono rimasto lì un anno e mezzo”. Una crescita esponenziale a tappe, con preagonistica tutta nella Bassa Orientale: “A Romano di Lombardia due anni, quindi uno alla Forza e Costanza nella vicina Martinengo, senza allontanarmi troppo da casa: Urago, per dire, è a 7 minuti da dove abito. Quindi la Virtus ed eccomi qui”.

Martinelli e la prima squadra

Un impatto traumatico, quello dell’omonimo del brasiliano dei Gunners (“Ma della Premier League non riesco sempre a seguire le partite”) in maglia nerazzurra? “Finora mi sono allenato quattro volte con la prima squadra dell’Atalanta, direi tre da aggregato. Il primo era un allenamento congiunto, noi della Primavera contro di loro, quindi non l’ho vissuta con l’apprensione di doverla passare a Muriel sul piede col timore di sbagliare – racconta Gabriel -. Certo, a veder sfilare tanti campioni che devono allenarsi con te, le farfalle nello stomaco ti vengono. Una volta a pelo d’erba, però, è tutto naturalissimo, siamo tutti calciatori. Dal confronto e dal lavoro insieme non si può che imparare”.

Il bello dell’inaspettato

Ma dove vuole arrivare, il ragazzo della sana provincia diventato prodotto della cantera solo da poco (candeline il 13 luglio)? “Il bello di questo sport e di questo mestiere è l’inatteso, l’inaspettato. Come la maglia da titolare subito, appena giunto all’Atalanta. Come i ruoli estemporanei da terzino destro, che mister Bosi ha cominciato ad affidarmi in un torneo estivo dove non ce n’erano – chiude Martinelli -. Non mi sarei mai immaginato, ovviamente, lo stage in Nazionale a pochi mesi dal mio cambio di maglia. Il calcio professionistico differisce da quello dilettantistico per l’organizzazione, le strutture e le trasferte lunghe. Rimane pur sempre un gioco, dove però devi saperti mettere in gioco. Io lo faccio lavorando per migliorare e meritarmi tutti i traguardi che riuscirò a tagliare”.

Foto Atalanta.it

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