La bacheca l’ha riempita grazie a un club dal nome da sberleffo e vagamente da gufata, il Kawasaki Frontale. La seconda e ultima esperienza nel Paese del Sol Levante, quella dell’accoppiata titolo-supercoppa nel 2021 e della seconda sorella da lustrare a specchio, la Coppa dell’Imperatore l’anno scorso. Ora Joao Schmidt Urbano, candeline spente proprio oggi, 19 maggio, precisamente 31, è rimpatriato, al glorioso Santos che gioca nel Brasileirao B, la cadetteria nazionale. Un traguardo per un paulista come lui, di sangue in parte tedesco e spagnolo. Tutto è bene quel che finisce bene, per chi è stato atalantino per mezzora scarsa sotto l’occhio vigile e insieme implacabile di Gian Piero Gasperini, che non aveva avuto remore a lasciarlo partire a metà stagione.
Il mistero Schmidt
Ciò che sfugge di questo centrocampista centrale nativo di San Paolo, di piede mancino e dal passo lento, è quando sia avvenuto esattamente e come il distacco dal cordone ombelicale di Zingonia. Il 6 febbraio 2019, la partenza-bis per una destinazione che pareva in prestito a tiro di quella al Rio Ave nella prima parte d’annata. Era il Nagoya Grampus, agli ordini dell’ex Verona e Cagliari, Massimo Ficcadenti. Il diritto di riscatto teoricamente sarebbe stato in scadenza il 31 gennaio 2020. Il tutto fa pensare, a posteriori, che di cessione definitiva si trattasse.
Torna a casa Joao!
Improvvisamente, il 9 febbraio di quattro anni fa, prima che da noi e ovunque scoppiasse il bubbone covid, l’appello “Torna a casa!” via Instagram della moglie Beatriz Souza, immortalata con la figlioletta. Chissà se per “casa” intendeva San Paolo. Sì, ma quale casa? Forse a San Paolo, patria del giocatore, da cui era arrivato (proprio dal Tricolor) nell’estate del 2017 da svincolato, dopo un parcheggio al Vitoria Setubal. Il 3 febbraio, invece, la foto della preseason a Okinawa di Schmidt col gruppo compatto.
L’atalantino per (nemmeno) mezzora
L’esperienza atalantina di Joao si limita al subentro a Nicolas Haas nell’ottavo di Coppa Italia in casa contro il Sassuolo del 20 dicembre 2017, al 21′ del secondo tempo. Quindi, per un’annata più un’altra metà, in Portogallo, dove ha disputato 25 partite condite da una cinquina di palloni in porta. Sic transit gloria mundi. 23 palloni nel sacco e 15 assist in 320 partite da professionista non sono comunque bruscolini. Mattiamoci pure il Torneo di Tolone nel 2013 col Brasile Under 20. Ma a Bergamo c’era già Remo Freuler, era appena tornato da Middlesbrough un moloch assoluto come Marten de Roon. Difficilmente avrebbe trovato spazio uno che faceva correre forse soltanto la palla, foss’anche stato bravo come quei due.



Contro il Sassuolo in Coppa Italia.