Faceva il vice di Roberto De Zerbi, quello che “da ultras del Brescia e bresciano non allenerò mai l’Atalanta”, dopo averci giocato. Ma Paolo Bianco, il festeggiato di oggi, il 20 agosto, con la stagione dell’ultima retrocessione nel curriculum nerazzurro, invece di seguire il suo mentore in panchina fino al Brighton, ha optato per il Modena finendo esonerato a primavera iniziata da poco.
Bianco e il divorzio da De Zerbi
Ha vissuto da secondo del capofila dei tecnici della nouvelle vague, l’ex difensore foggiano di Ordona che spegne 47 candeline, dall’11 ottobre 2019 al Sassuolo, dove aveva smesso da calciatore, quindi, ottenuto il patentino UEFA Pro nel settembre del 2020, allo Shakhtar Donetsk per tornare nel Belpaese da collaboratore di Massimiliano Allegri alla Juventus e quindi da responsabile tecnico dei Canarini. Una vicenda conclusa il 13 aprile 2024 dopo aver ceduto 3-1 al “Braglia” al Catanzaro: Pierpaolo Bisoli, subentrato a Bianco, è tuttora in sella ai gialloblù della via Emilia.
Retrocessione in Bianco
Il centrale difensivo era nella rosa atalantina nella stagione dell’ultima retrocessione dell’Atalanta, la famigerata 2009-2010 iniziata con Angelo Gregucci (Coppa Italia col Cesena più 4 di campionato), proseguita con Antonio Conte (13 più il ko col Lumezzane nel trofeo della Coccarda) e conclusa da Bortolo Mutti dopo l’interregno post Epifania a Palermo di Valter Bonacina. Quasi sempre titolare in 20 partite su 21 in campionato (in una parabola complessiva da 557 partite, 13 gol e 6 assist), di cui 1 col tecnico tarantino e 7 col leccese, più 1 in Romagna nel trofeo nazionale.
La difesa dell’ultima caduta
Il reparto poteva contare sull’intoccabile Thomas Manfredini, sugli altri centrali Maxi Pellegrino, Leo Talamonti e Maxi Pellegrino, su Gyorgy Garics, per metà stagione Miguel Layun e Nicola Madonna (più esterno alto, però), Paolo “Sarnech” Bellini e Federico Peluso sulle fasce. Assurdo pensare di cadere a piombo in cadetterìa con Cristiano Doni e il bomber Simone Tiribocchi, più i vari Valdes, Padoin, Ferreira Pinto, De Ascentis e Guarente. Eppure successe: rivolta carbonara di spogliatoio ancor prima del ko all’inglese della cacciata del futuro ct azzurro il 6 gennaio 2010 a Bergamo col Napoli, allenato dall’estate 2024 proprio dal leccese, Alessandro e Francesca Ruggeri a optare per l’esonero sotto pressione della Curva Nord che schiaffeggiò lo stesso Conte nell’antistadio e poi, a giugno inoltrato, la cessione del pacchetto di maggioranza societario ad Antonio Percassi.
I 47 di Paolo Bianco, dal campo alla panchina
Ragazzo simpaticissimo, al suo arrivo ebbe a sospirare un “finalmente sulla terraferma, dopo cinque anni tra Catania e Cagliari” suscitando l’ilarità generale. Nato nei Satanelli, si era fatto anche un quinquennio (1999-2004) a Treviso e avrebbe concluso la carriera in neroverde ricoprendo lo stesso periodo di tempo in neroverde, fino alla storica promozione in serie A nella primavera del 2013 sotto l’egida di Eusebio Di Francesco. La vicenda in panchina? Cominciata da vice dell’ex compagno foggiano Paolo Mandelli alla Primavera del Sassuolo (2015-2017), dopo non aver lasciato chissà quali tracce tra Siracusa e Atletico Leonzio il connubio con De Zerbi. Finito due estati or sono. Tanti auguri.



Giocò molto con Antonio Conte, in quella sfortunata stagione iniziata con Gregucci e poi finita con Mutti.