4-4-1-1 contro 3-4-1-2, moduli diversi ma col minimo comune denominatore del gioco, da imporre sugli altri, chiunque siano, per far venire l’acquolina in bocca ai tifosi. Prima di Gian Piero Gasperini, a fare spettacolo a Bergamo in panchina c’è stato Gigi Delneri da Aquileia, che il 23 agosto taglia il traguardo dei 74 con l’anagrafe. Traccia indelebile, la sua, nonostante la breve permanenza, dal 2007 al 2009. L’ex tecnico friulano, sulla scia tattica di Stefano Colantuono, il fuggitivo di Palermo salvo rientrare alla base per riportare la squadra in A col ritorno al soglio di Antonio Percassi, ha fatto in tempo lo stesso a farsi amare.
Delneri, il calcio spettacolo da Aquileia
Il figlio dell’antica sede patriarcale non ha una tolda da cui comandare da quasi quattro anni, sollevato di peso dalla panchina del Brescia il 6 ottobre 2020 dopo due partite di campionato a ruota di quella in Coppa Italia, 1 pari e 2 ko. In precedenza, l’esonero di Udine, dov’era stato tra gli artefici del doppio salto da grande e raffinato centrocampista, il 21 novembre 2017, bucando due volte proprio la Dea del Gasp. In nerazzurro, 48 e 47 punti, nono e undicesimo posto, 25 vinte, 20 pareggiate e 31 perse in campionato con 97 reti segnate e 104 subìte, a cui vanno aggiunti una vittoria (2-1 al Modena il secondo anno) e due ko in Coppa Italia (2-1 ad Ascoli, 2-0 in casa della Lazio). Salvezza mai in discussione facendo sempre gioco.
Delneri e il miracolo Samp
Reduce dalla quadrupla delusione al Porto senza nemmeno allenare in una partita ufficiale, alla Roma, al Palermo e al rientro al Chievo con retrocessione, se a Bergamo fece benissimo alla Sampdoria avrebbe fatto molto meglio, quarto posto e qualificazione ai preliminari di Champions League per andare in seguito alla Juventus per crollare improvvisamente insieme al crociato di Fabio Quagliarella.
Delneri e il miracolo Chievo
Luigi detto Gigi, dal cognome che per lungo tempo i quotidiani hanno scritto separando la preposizione articolata dal resto, sarà sempre e comunque ricordato in eterno per il miracolo della piccola squadra del borgo veronese, portata in A e in Coppa Uefa all’inizio del millennio. Nella carriera su quella graticola che scotta, lui, Delneri, Mister Concetto per via della predilezione per il termine nel rapporto dialettico con la stampa, non volendo abbondare in metafore, era davvero in gamba. Sempre in grado di portare in alto chiunque: dalla C1 alla B la Ternana (1998), dalla C2 alla C1 le stesse Fere, (1996-1997), Nocerina (1994-1995) e Ravenna (1991-1992). 32 anni da mister: Opitergina, Pro Gorizia, Partinicaudace, Teramo, Novara, Nocerina, Empoli (vedi Porto, precampionato ’98), Genoa e Verona le altre compagini guidate. Almeno 900 gare dirette al di qua della riga di gesso, niente male.
Delneri secondo i colleghi
Sotto il cielo della Maresana, i suoi alfieri erano Mandredini dietro, Ferreira Pinto e Langella, poi Padoin e Valdes, in fascia alta, Cigarini e Guarente in mezzo, Doni dietro Floccari. Massimo Giacomini, tecnico dell’Udinese del doppio salto, una volta alla Gazzetta dello Sport fece il ritratto del Delneri centrocampista, un interno-regista dai piedi buonissimi dagli aumenti ponderali un po’ zavorranti: “Si allenava con più tute addosso, e nella concitazione della partita gli uscivano frasi incomprensibili”. Zebretta dal 1978 al 1980, Mister Concetto Delneri dava spettacolo col suo baffo chiaro: Spal, Foggia in compagnia con Nevio Scala, Novara, Sampdoria, Vicenza, Siena, Pro Gorizia e Opitergina (297 partite e 25 palloni in porta da professionista), laddove avrebbe cominciato da filosofo del 4-4-2 a esterni altissimi, le altre tappe a pelo d’erba. A Bergamo, capolavori come il 5-1 e il 3-1 al Napoli e lo stesso score contro l’Inter di José Mourinho. Rigorosamente nel futuro Gewiss Stadium, perché il suo calcio anti sparagnino in trasferta funzionava poco aprendosi troppo alle ripartenze secche. Nel palmarès, anche due dispiaceri inflitti alla Dea del Gasp, sui 10 totali “contro” (2 pari, 2 perse) con l’Udinese che l’avrebbe comunque cacciato senza pietà. Tanti auguri.



Assolutamente no
Risposta: ni
TANTISSIMI AUGURI, CARO GIGI!