5 settembre: auguri anche a Pinardi, al Cobra Soncin e altri tre

44 anni per il talentuoso ex centrocampista di Urago d'Oglio, ma il 5 settembre è anche il giorno del genetliaco di Soncin, Cella e Belotti

Non solo Ferron. 5 settembre è il giorno delle candeline anche per un assortito quartetto nerazzurro di epoche diverse. Citiamo in cima a tutti il più anziano, il neo settantaduenne Vittorio Belotti, nativo di Ponte San Pietro, il libero che facendosi male a Melegnano negli Allievi di Guido Capello lanciò involontariamente in quel ruolo il grande Gaetano Scirea. Ultimamente nel calcio femminile con la Vis Mediterranea di Avellino, dopo le 9 presenze in prima squadra fra ’73 e ’75 col prestito alla Cremonese in mezzo, tra Giulio Corsini, Heriberto Herrera e Angelo Piccioli, si fece una carriera discreta con l’Udinese di Gigi Delneri, la Cavese , la Juve Stabia e il Savoia per poi fare il diesse all’Ebolitana e il mister tra Cavese, Paganese e (da vice) Potenza). Ma oggi compiono gli anni anche il quarantaquattrenne Alex Pinardi, dal 2023 responsabile tecnico del settore giovanile dell’Atalanta, il quarantaseienne Andrea Soncin e l’ottantaquattrenne Giancarlo Cella.

Pinardi e il ritorno dopo 19 anni

Pinardi, centrocampista d’impostazione e fantasia, spesso defilato in fascia alta a sinistra, conta 17 palloni in porta in 119 allacciate di scarpe dal 1998 al 2004 in prima squadra, da prodotto del vivaio portato in palmo di mano dal guru Mino Favini, tra Bortolo Mutti e Andrea Mandorlini. Un cerchio nerazzurro aperto e chiuso in B, per l’uomo di Urago d’Oglio, che ha scelto di continuare a divertire e divertirsi nell’Adrense, dove la Franciacorta profuma di serie D, fino a 39 anni.

Pinardi e il Vava

Sotto Giovanni Vavassori, che avrebbe valorizzato tutti i suoi ex baby riconquistando la massima serie a cavallo dei due secoli, Pinardi aveva vinto il Trofeo Dossena nel ’97 e lo scudetto Primavera l’anno seguente. Fu poi lanciato insieme a Pelizzoli, Bellini, Natali, Zauri, Donati, i gemelli Zenoni et cetera. Il settimo posto targato ’01 ne è la conseguenza diretta, poi qualcosa si guasta, il sostituto Giancarlo Finardi – attualmente vice direttore del vivaio – non evita la nuova caduta cadetta nei playout con la Reggina e nell’estate 2004 il bresciano dai piedi buoni si ritrova nel Lecce di Zeman. Due giri di corsa laggiù, poker nel Modena in B, A abbandonata con Cagliari e Novara e, dal gennaio 2012, sempre più in basso: Vicenza, Cremonese, FeralpiSalò e Giana Erminio, con rescissione dal mondo pro a febbraio. 498 partite e 70 reti nei club; 9 e 2 (in Under 21) nelle giovanili azzurre: si poteva fare di più? Assistente tecnico e coordinatore del vivaio alla FeralpiSalò, la scorsa estata è coincisa col ritorno alla base dopo 19 anni.

Soncin, il Cobra rialza la testa nel femminile

Soncin, cognome e destino veneto (allenatore anche all’Under 17 del Venezia, dove aveva giocato in Primavera; Padova e Montebelluna – ritiro a quota 39 – da calciatore “adulto”), è nativo di Vigevano ed è detto “il Cobra” come un altro atalantino là davanti, Sandro Tovalieri. Lui, proveniente dalla Fiorentina che l’aveva parcheggiato a Pistoia e Lanciano, spalleggiò benone con 7 gol Nicola Ventola che ne fece 15 nell’annata da primato cadetto con Stefano Colantuono, 2005-2006 (aggiungiamoci 4 presenze e 3 timbri in Coppa Italia), per poi retrocedere in A fra le seconde linee per l’esplosione da protagonista delle bocche da fuoco di Riccardo Zampagna: 7 e 1 (1 e 1 a metà settimana), compartecipazione all’Ascoli e parabola discendente anche con Padova, Grosseto, Avellino, Pavia e AlbinoLeffe. Prima di conquistare le Mura Venete, anche Solbiatese (anche vivaio), Vigevano (idem), Perugia (0 presenze in campionato) e Sambenedettese. Ha all’attivo buone prove come commentatore tecnico dei campionati giovanili. E adesso fa il ct dell’Italdonne, da un annetto, dopo aver scalato i lagunari fino all’Under 19.

5 settembre: Cella di rigore

Giancarlo Cella, 84 anni compiuti, chiude il quarttetto da anagraficamente più anziano. Solo che al cospetto dei compagni di compleanno fa la figura della meteora. L’ex ala sinistra e mediano di Bobbio, piacentino della Val Trebbia ai piedi del Monte Penice che gravita sul Pavese, nonché figlio (di Uberto, punta del Piacenza) e fratello (di Albino, attaccante anche di Savona e Como) d’arte, a Bergamo si fece due stagioni, dal ’66 al ’68, salvandosi con Stefano Angeleri in panchina, il secondo anno cambio del redivivo Paolo Tabanelli, il mister del trofeo della coccarda del ’63. 57 partite e Piero Gardoni scalzato da libero, da queste parti quasi uno sberleffo all’altare della Patria. Una carriera mica male, prima e dopo: Bobbiese, Piacenza, Torino, Novara, Catania e, prima di chiudere in biancorosso nel ’72, l’Inter di Giovanni Invernizzi dello scudetto del ’71 coi rimasugli di quella di Helenio Herrera. In più, 9 presenze e 2 reti nelle nazionali giovanili, con oro ai Giochi del Mediterraneo (Libano ’59) e quarto posto alle Olimpiadi di Roma nel ’60. Proprio scarso non era nemmeno lui. Augurissimi.

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Happy birthday 💙🖤💙🖤💙🖤🥂

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