Chiamateli esperimenti, se volete. Fatto sta che le scelte di Gian Piero Gasperini sono sempre messaggi a uso interno ed esterno. La semifinale di Supercoppa Italiana con l’Inter, tra le cinque seconde linee schierate nell’undici di partenza, ci ha detto chiaramente delle intenzioni del tecnico circa l’utilizzo di Giorgio Scalvini nelle gerarchie dell’Atalanta cambiate e anzi stravolte durante la lunga assenza del braccetto di Palazzolo sull’Oglio. Chiamato a fare anche il mediano di riserva finché dal mercato non ne arriverà uno di ruolo.
Scalvini, da difensore a mediano
Senza nulla togliere alle sue qualità e doti da difensore, anche se più da rilancio e impostazione che non da marcamento uomo su uomo, Scalvini del centrale di centrocampo ha sicuramente piede e tempi di gioco. La sua falcata elegante dietro sembra quasi sprecata e, a dispetto dei centimetri (194, ma è una stima al ribasso), in gioco aereo c’è di meglio in un reparto addizionato di Odilon Kossounou, sostanzialmente quello che al rientro dalla convalescenza per il crociato sinistro gli ha fatto le scarpe fregandogli il posto. Attualmente il ventunenne è il quinto difensore in rosa in ordine di importanza. La prima riserva, o il quarto titolare, è Berat Djimsiti. Isak Hien e Sead Kolasinac giocano sempre e comunque. Ma non è che neanche in mezzo, se i titolari ci sono, possa trovare chissà quali occasioni.
Un patrimonio da rivalutare, ma in quale posizione?
L’ivoriano in opzione del Bayer Leverkusen è stato pescato dalla finestra estiva proprio in sostituzione del ragazzo strappato ai tempi al vivaio del Brescia. Adesso, dopo tre presenze di cui l’ultima da intoccabile in una partita evidentemente andata in vacca solo per il vantaggio irregolare da calcio d’angolo fasullo e spinta proprio ai suoi danni del match winner Dumfries, Giorgio deve rimettersi a lavorare a testa bassa per riguadagnare credito, posizione nelle gerarchie e in campo e infine valore di mercato. C’era stata quell’estate in cui se non fosse partito Rasmus Hojlund il sacrificato sull’altare dei bilanci da plusvalenza eterna sarebbe stato sicuramente lui. Braccetto o mediano? Scalvini è bravo, ha le due fasi, ha tiro e pure grinta. Marten de Roon mica sarà perpetuo. Solo che il Gasp li ha fatti giocare insieme…



Scalvini allo schilpario. Brescianini al brescia.