“A Bergamo ci ho vissuto trent’anni, i più belli della mia vita. Avevo un rapporto affettuoso coi Bortolotti“. Nedo Sonetti, raccontando alla Gazzetta dello Sport 36 stagioni in panchina in 21 città diverse, non può non soffermarsi sull’Atalanta, una delle sue sette promozioni, senza contare le due salvezze. Prima di congedarsi con la retrocessione al quarto anno, che però riportò la squadra in Europa, in Coppa delle Coppe, grazie alla finale di Coppa Italia persa col Napoli scudettato.
Sonetti: “Bergamo, Bortolotti e l’Atalanta…”
“L’Atalanta è la squadra cui sono rimasto più affezionato, quella della metà degli anni ’80. Donadoni, diventato anche ct con Prandelli, Stromberg che in campo dettava legge e stranamente non ha mai allenato, Magrin e Magnocavallo: ragazzi puliti, ottimi calciatori – ricorda il piombinese classe 1941 -. Ho sempre prediletto un calcio aggressivo e l’attacco del portiere, che lanciava lungo con la squadra a seguire l’azione. Donadoni è stato un fuoriclasse di livello mondiale. Mi incuriosiva seguire le operazioni del professor Danilo Tagliabue, medico sociale di cui divenni amico. Ora ho coi miei due figli lo Sporting Club a Prato”.



Me lo ricordo quando usciva dal hotel CANTIERE , PROPIETÀ DEI BORTOLOTTI A SARNONICO.
Nedo,Bergamo ti ama. Grazie!