Sono anni, in nome di non si sa bene quale forma di riconoscenza, o forse sƬ, visto che siamo un Paese e pure un ballatoio locale da pubblica accusa senza toga, che a Bergamo si vocifera un ruolo da dirigente per Cristiano Doni, 52 anni oggi, martedƬ primo aprile. Riconoscenza per cosa, la domanda più frequente alle vedovelle dell’interregno di Cesare Giacobazzi, quello durante il quale secondo teorie giudiziarie mai dimostrate Doni avrebbe favorito la retrocessione per far prendere il club ai Percassi per pochi spicci? Ma ovvio, suvvia: per i complottardi, il capitano ripudiato ĆØ quello che accollandosi le responsabilitĆ in prima persona ha evitato il famoso aggravamento della posizione dell’Atalanta. Che al netto della penalizzazione da meno 6 e del residuo da meno due del biennio 2011-2013 ĆØ sempre stata oggettiva, non diretta. E quindi, ‘sto posticino per tenergli la bocca sigillata?
Doni dirigente, il pesce d’aprile stanco come chi l’aveva fritto
In realtĆ non c’erano briciole sotto il tappeto, nĆ© soldoni in cassaforte o in qualche ventiquattr’ore, nĆ© giocate clandestine alla Snai. Il numero 72 o 27 ĆØ ancora lƬ, lontano da tutto, al massimo facendo il ristoratore, a scontare peccati che altri, ma mica nella Bergamo del pallone, avevano ripulito col colpo di spugna del pentitismo, ovvero più nomi fai più sconti ottieni sul fine carriera altrimenti imminente. Errori o no, tradimento della fiducia dei tifosi oppure no, Cristiano Doni s’ĆØ sempre comportato da uomo senza scaricabarile. E alla fine il posto da dirigente, che neppure si sognerebbe di chiedere, non ĆØ mai arrivato. Con buona pace delle vedovelle di cui sopra, le stesse che avevano aperto il ventilatore del fango addosso a Isidoro Fratus (per le utenze del figlio, pensate che spy story ci s’inventava all’epoca) e Roberto Spagnolo.
Le 52 candeline di Cristiano Doni
Doni era uno dai grandi numeri. 112 palloni nel sacco in 323 partite, nessuno come lui nella storia dell’Atalanta. Da Bortolo Mutti a Stefano Colantuono, passando per Giovanni Vavassori, una coda di Giancarlo Finardi avvelenata dai playout persi con la Reggina e Gigi Delneri, il padrone nerazzurro era lui, l’uomo che soltanto nella stagione della risalita in A potĆ© vivere sul campo la transizione societaria dai Ruggeri ai Percassi. Poi, cinque anni e mezzo complessivi di pena, sportiva s’intende, per Scommessopoli. Il re detronizzato dai retroscena emersi dall’estate del 2011, quando durante il ritiro di Rovetta era ancora un tripudio di autografi e foto ricordo coi tifosi. Il vaso di pandora? Atalanta-Piacenza del 19 marzo 2011.Ā Giunto a Bergamo in B nel 1998 direttamente da Brescia, Doni, nato a Roma e cresciuto a Verona, anche se la comproprietĆ dei Bagni del Sole di Cervia – uno degli epicentri del totonero – ne ha fatto un romagnolo onorario, non riesce a trascinare al primo colpo alla promozione la squadra del trescorese. Ce la farĆ col Vava da Arcene per andarsene alla Sampdoria nel 2003, in seguito agli spareggi salvezza, lāanno dopo i Mondiali trapattoniani di Corea del Sud e Giappone in cui assomma nel gironcino due delle sette presenze totali in azzurro (1 gol al Sol Levante nellāamichevole del 7 novembre 2001).
A Genova e Mallorca con ritorno
Due stagioni sotto la Lanterna, una a Mallorca ed ecco il rientro alla base, per riportare al piano di sopra lāundici che il Cola cederĆ poi al Baffo di Aquileia, a sua volta seguito da Angelo Gregucci, Antonio Conte, Valter Bonacina e il redivivo Lino da Trescore, quattro profeti mancati per l’ultima e la più cocente delle cadute in cadetterƬa. Torna il pelato di Anzio ed ĆØ di nuovo massima serie, ma il primo giugno 2011 nella lista degli indagati di Last Bet dalla Procura di Cremona cāĆØ anche il suo nome di Cristiano Doni. Cittadino benemerito di Bergamo dal 4 dicembre 2008, il 26 luglio viene deferito alla procura della Figc; il 3 agosto la richiesta di 3 anni e mezzo da Stefano Palazzi, il 9 la sentenza della Commissione Disciplinare. Il resto ĆØ storia.Ā Crazy Colombo di Verona, giovanili nel Modena, da atalantino, arrivato come esterno alto, si trasforma in rifinitore. Dal 1992 in avanti: Rimini, Pistoiese (nellāautunno del 2000 verrĆ sfiorato da un primo illecito, da ex, in Coppa Italia insieme ai compagni Sebastiano Siviglia, Luciano Zauri e Fabio Gallo, per lā1-1 del 20 agosto: ammise poi che era stata combinata), Bologna e il seguito che conoscete. Tanti auguri lo stesso, anche se i sogni fatti vivere ai tifosi sono finiti in un incubo da rimuovere chiudendolo in un vecchio baule in soffitta.
Zapata e Breviario: gli altri compleanni da pesce d’aprile
A condividerne le candeline ma non il pesce d’aprile del dirigente in pectore che cominciava a puzzare giĆ dalla testa, due agli antipodi, un bomberone ma grande giocatore di squadra tutt’altro che egoista, Duvan Zapata, giunto a 34 primavere da infortunato nel Torino, e il pluri-infortunato Yuri Breviario (42) che di presenze atalantine ne conta sulle dita di una mano meno una. L’uomo di Cali, cinque stagioni e rotte da 82 gol in 191 match, fa giĆ parte della storia societaria al pari di Doni. Il centrocampista di Zanica, invece, ĆØ un rimpianto su due gambe. Esordio a Verona col Chievo il 5 maggio 2002 (2-1 altrui, Fausto Rossini, Corradi e Federico Cossato) concessogli da Giovanni Vavassori contro il futuro mister (anche) atalantino Gigi Delneri, 5′ al posto di Alex Pinardi, poi giunti a 13 tra gli scampoli con Reggina ed Empoli, più la comparsata da rosso con la Samp in Coppa Italia il 25 settembre sempre dello stesso anno. Prato, Pavia, Vittoria, Chievo, Monza, Caravaggio, Bergamasca Zanica, Rudianese, Aurora Seriate e Forza e Costanza le stazioni di una carriera da wannabe conclusa trentunenne. Ma anche una sola maglia nerazzurra ĆØ per sempre. Tanti auguri.

nella foto: Isak Hien-Duvan Zapata



U D M
Re delle scommesse altro che re di Bergamo sto scemo
Una vera manica d’ipocriti!ha macchiato la storia della Dea e lo incensate?ma x favore!!!doni MRDACCIA!ššš
scommetteva si , come guarda caso parecchi campioni del mondo 2006 , loro tutti impuniti . a differenza di alcuni classificati ludopatici , lui ha pagato molto ma molto di piu’ . e basta andare a leggere le circa 1000 pagine del processo lui non ha mai venduto ne comprato partite della DEA . ĆØ stato un pollo stare in quel giro , pero’ ripeto molti, anche parecchio famosi sono ancora al loro posto . accertarsi prima di scrive fesserie
Se fosse stato un politico sarebbe tranquillamente al suo posto in parlamento š
Beh diciamo che se Percassi ĆØ riuscito a comprare lāAtalanta un enorme grazie lo deve a Doni
Ma smettila va
non sparare minchiate va
Ha sbagliato e ha pagato per tutti perchƩ ha tenuto la bocca chiusa
Eh giĆ ā¦ā¦.
Capitano šš¤
No !!!
Aspetta non ĆØ quel calciatore che…. Si ĆØ lui!