Condividono il giorno delle candeline, rispettivamente 62 e 31, ma più diversi non potrebbero essere. L’attuale scout delle giovanili dell’Atalanta, ruolo informale che non figura in organigramma, nato ala destra come poi il figlio Nicola, era un giocatore di fascia e comunque offensivo, piuttosto tecnico e rapido, destripede. Tutto mancino o quasi, invece, il tedesco che per due annate piene di fila sulle quattro e mezzo nerazzurre andò addirittura in doppia cifra come un’ala aggiunta, anche se era di fatto un terzino adattato a quinto. Compiono gli anni oggi, sabato 5 luglio, Armando Madonna detto Mindo e Robin Gosens, che allontanatosi da Bergamo nel gennaio 2022 per accasarsi all’Inter dello scudetto dell’ex Antonio Conte continua felicemente il percorso nella Fiorentina al ritorno dall’esperienza bruttina in patria nell’Union Berlino con Leo Bonucci & compagnia.
Mindo Madonna, dall’Immacolata Alzano a Mosca
Nelle sue 94 partite condite da 15 gol con la maglia che gli fascia il cuore, Mindo, alzanese dell’oratorio dell’Immacolata, la sua prima squadra prima dell’approdo al settore giovanile della Dea, anche le due in Coppa Uefa contro lo Spartak Mosca, con subentro a Roberto Bordin al 21′ al ritorno in URSS, un settebello cronometrico prima di prendere gol da Cherenkov e subire il raddoppio di Rodionov nel finale con contestuale espulsione per rissa di Stromberg e Pasulko. Nella truppa di Emiliano Mondonico, praticamente quasi sempre impieghi da punta pura a fianco di Claudio Caniggia, anche per i ricorrenti infortuni di Evair.
Madonna e gli esordi in C
E dire che aveva esordito con Ottavio Bianchi nell’inferno della C1, segnando pure il gol del pari a Piacenza il 13 dicembre 1981, profetico col senno di poi vista la lunga militanza in rosso (196 presenze e 48 gol nei soli campionati) anche sotto il bergamasco Titta Rota con cui otterrĆ nel 1987 la promozione in B. Tornato alla base per il biennio 1988-1990 con Gianfranco Serioli, rientrerĆ invece a Piacenza dopo l’unica stagione alla Lazio segnata da problemi al ginocchio per chiudere trentanovenne nell’Alzano Virescit (Coppa di C nel ’98 con Claudio Foscarini e promozione cadetta) e iniziare con la panchina proprio da lƬ: AlbinoLeffe, Piacenza, Livorno, Portogruaro, Virtus Bergamo e Primavera dell’Inter.
Gosens, il terzino d’ala che segnava come una punta
29 gol e 21 assist in 157 allacciate di scarpe, invece, l’incredibile score atalantino di Gosens, sangue olandese da parte del padre poliziotto, inizi da centrocampista tra i dilettanti in riva all’Alto Reno in quello che da noi si chiamava Torneo del Sabato, una fetta rilevante dei 57 e 46 totali in 424 partite da senior. 10 e 12, rispettivamente, nei due giri di corsa a cavallo della prima, drammatica ondata pandemica, quando c’era comunque gente deputata a metterla del calibro di Duvan Zapata, Josip Ilicic, Papu Gomez e Luis Muriel. L’attacco da Quota Cento cui partecipava pure lui, comparso la prima volta allo stadio di Bergamo all’ultima giornata contro il Chievo del primo anno gasperiniano.
L’incantesimo rotto in Champions
Di lƬ, un trionfo, segnando anche in Europa (League) a Goodison Park nella manita a uno all’Everton. Un incantesimo rotto, per il ragazzo di Emmerich am Rhein (Stato del Nordrhein-Westfalen) e cresciuto nel Vfl Rhede e nel Vitesse Arnhem, prima di andare al Dordrecht e all’Heracles Almelo in Eeredevisie, il 29 settembre 2021, in casa con lo Young Boys in Champions League, una lesione importante al bicipite femorale sinistro. Il 5 luglio registra anche il genetliaco di Luigi Nunin, classe 1928, difensore di Cormons giunto dalla Cormonese diciottenne come Cesare Meucci e Benito Meroni, 1 presenza a Roma in A contro la Lazio concessa da Ivo Fiorentini il 5 gennaio 1947 e poi il nulla.



