11 agosto: compleanno per Mutti e Rantier

Oggi, lunedì 11 agosto, spengono le candeline due da rimpianti totali: Bortolo Mutti per non essere riuscito a riportare la squadra in A e anni più tardi a salvarla, il francese per i soli 54 minuti

Mutti

Bortolo Mutti, idolo calcistico sullo Stretto, a Bergamo non è mai stato profeta in patria se non in campo. In canna, storicamente, al primo dei festeggiati di lunedì 11 agosto, la mancata promozione in A a fine secolo scorso e la mancata ciambella di salvataggio all’ultima retrocessione datata 2010, lui che da bomber provetto era stato tra gli eroi della risalita dalla serie C1. Il più giovane (104 gol in 531 match fino alla serie D, ma il dato sarebbe da aggiornare), Julien Rantier, all’esordio in panchina nel Gotico Garibaldina, squadra dell’adottiva Piacenza, non l’ha salvata in primavera della retrocessione in… Promozione. E vive ancora il ricordo di quei 54 minuti concessigli contro il Como dal suo mister anche nelle giovanili Giancarlo Finardi, attuale vice responsabile del vivaio di Zingonia alle spalle di Roberto Samaden. Oggi il trescorese spegne 71 candeline, l’attaccante francese di Ales invece 42. Col rimpianto di aver voluto restare a Bergamo salvo finire a Vicenza nel doppio scambio con Padoin, “sostituiti” da Bernardini e Marcolini.

Mutti in campo: nato interista, famoso da atalantino

16 gol, doppiando il partner d’attacco Carlo De Bernardi, nella stagione all’inferno 1981-1982, Ottavio Bianchi in panchina. Allora Lino da Trescore Balneario faceva il centravanti. Fratello minore di Tiziano, cresce fasciato di nerazzurro, ma quello dell’Inter. Dal discreto senso della rete, gran fisico, 103 gol nei soli campionati da professionista senza mai fermarsi in un posto per più di un triennio: a parte Bergamo, 112 partite e 29 palloni nel sacco partecipando al rientro in A con Nedo Sonetti tecnico, Roberto Donadoni, Marco Pacione, Marino Magrin, Domenico Moro e Gianpaolo Rossi fra gli altri, Brescia (1977-80) e Mantova (1984-87). Massese, Pescara, Catania, Taranto e Palazzolo, con ritiro a 35 primavere, le altre stazioni.

11 agosto: Mutti, nemo propheta in patria

Sesto posto cadetto a primavera ’99, Mutti nel 2009-2010 proprio non può evitare la caduta a piombo dalla massima serie. 22 punti in 20 giornate, contro gli 0 in 1 di Valter Bonacina, i 13 in altrettante gare di Antonio Conte e gli 0 in 4 di Angelo Gregucci. Poi l’avvento dei Percassi, tornati al timone in sostituzione dei Ruggeri. Ma da tecnico è pur sempre uno che può vantare il fiore all’occhiello da scopritore di Superpippo Inzaghi, portato da Leffe a Verona nel ’93 dopo il 13 azzeccato in casella marcatori insieme ad Alessandro Furlanetto e Gianni Cefis, il mancino di Città Alta micidiale nei calci da fermo e assistman preferenziale di Superpippo. L’ex bomber che ne ha scoperto un altro, di quelli epocali. Poi Cosenza, il Piacenza tutto italiano, Napoli, ancora Cosenza, Palermo, Reggina, Messina con promozione nel 2004 e settimo posto) Modena, Salernitana, Bari, di nuovo Palermo, Padova e Livorno, 3 punti in 9 partite nel 2015-2016 nell’avantindré con Christian Panucci. Un galantuomo che ha lasciato tracce del suo passaggio più a Mezzogiorno, al netto del Piacentino. Unico anello di congiunzione con l’altro che taglia il traguardo con l’anagrafe.

L’11 agosto di Julien Rantier

Dopo il Covid-19 il francesino Rantier, esterno offensivo o seconda punta, ha chiuso con Nibbiano & Valtidone, Codogno (Lodi) per mezz’annata e Agazzanese, nel Piacentino che gli fa tuttora da seconda patria. Curiosamente, di cugini d’Oltralpe nella Dea hanno giocato soltanto in sette: prima di lui Sauzée e Dabo, in seguito Tameze, Soppy e Adopo. Il suo sogno atalantino ebbe la stesa durata della vera meteora Costinha, a differenza sua però tutto fuorché una gloria della cantera. Bergamo, sabato 17 maggio 2003, giornata numero 33: l’esordio da titolare, contro il Como, prima di lasciare il posto a Davor Vugrinec. Fine dell’esperienza nella prima squadra, massima serie addio. Eppure il mancino della Provenza, una Coppa Italia insieme ai vari Agazzi, Padoin, Lazzari, Pazzini e Montolivo, sembrava un predestinato. Dai 34 anni in avanti, una vita sportiva ricominciata nel Vigor Carpaneto in serie D. L’occitano arrivato dal Nimes nel 2001 vidimò il badge grazie al rimpiazzo di Giovanni Vavassori in quel 2002-2003 da retrocessione ai playout con la Reggina, nel 2-1 in rimonta firmato Cristiano Doni (il primo su rigore, per fallo di Brunner su Gautieri) dopo lo svantaggio di Nicola Caccia, l’ex che subendo un falciaerba da Berretta ne determina la cacciata alle soglie dell’intervallo. La prima volta, l’ultima: Lanerossi, AlbinoLeffe, Verona, Piacenza, Taranto, Perugia, Alessandria, Pro Piacenza, Bassano e Sudtirol. Tanti auguri.

julien rantier
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