Non solo Juric e Luca Percassi: candeline per Domenghini, Compagno e Bianchezi

Lunedì 25 agosto 2025: 84 candeline per il Domingo da Lallio, 51 per il brasiliano dal baffo elettrico e 58 per la meteora palermitana che giocò in Coppa delle Coppe

Non solo Ivan Juric, allenatore, e Luca Percassi, amministratore delegato. Il 25 agosto è anche il compleanno di tre personaggi diversissimi tra loro per ruolo e collocazione nello spazio-tempo del grande mondo Atalanta. In primis, gli 84 anni di Angelo Domenghini, un mito di Lallio che dal Verdello e dall’apprendistato alla Magrini. Quindi, in ordine di apparizione e non d’età, i 58 di Giuseppe Compagno, meteora palermitana che però partecipò alla cavalcata di Coppa delle Coppe con Emiliano Mondonico e infine e 61 di Carlos Alberto Bianchezi, simpatico e originale bomber che ballò una sola stagione.

Il meglio del calcio bergamasco: Il Domingo da Lallio

L’ala destra per antonomasia, il Domingo, soprannome corroborato dal mondiale messicano, usò la Coppa Italia atalantina del 1963, di cui fu protagonista assoluto come Ademola Lookman in Europa League 61 anni più tardi, come trampolino per la gloria interista e cagliaritana, ma anche azzurra. Europeo vinto dall’Italia a Roma nel 1968, due Coppe dei Campioni e un’Intercontinentale nell’Inter di Helenio Herrera, lo storico scudetto col Cagliari nel 1970 e la finale persa all’Azteca col Brasile. Il figlio dell’oste, triplettista per il primo trofeo nerazzurro bergamasco il 2 giugno ’63 a San Siro nel 3-1 al Torino nella finalissima, svezzato dal Verdello del dottor Giuseppe Brolis, dirigente della “Dalmine” e guru del vivaio nerazzurro, condivide insieme a Roberto Donadoni la fama di giocatore bergamasco più forte e vincente di sempre. Scudetti ’65, ’66 e ’70, Coppa dei Campioni ’65, Coppe Intercontinentali ’64 e ’65, l’Europeo di Roma nel ’68 impattando nella prima finale con la Jugoslavia e il secondo posto nella rassegna iridata (33 presenze e 7 reti complessive in Nazionale) perdendo a poker sporco col Brasile di Pelè. In quell’edizione, il matchball realizzato con la Svezia, il 3 giugno di 55 anni or sono.

Da Lallio e Verdello verso la gloria

Nato centravanti ma con trascorsi da mezzala nel Verdello di don Antonio Andreoletti, il Domingo aveva il numero 7 inciso nel sottopelle. Da nerazzurro a nerazzurro, dal milione ai quindici (iniziali) di stipendio, un quadriennio a casa con la vittoria nella Coccarda da capocannoniere (5 in quell’edizione, sui 27 in 83 match nella sua alma mater, 500 e 130 circa fino alla chiusura della carriera nel ’79) e poi la Grande Inter, il primo storico titolo di Casteddu, la Roma, il Verona, il Foggia, l’Olbia e il Trento. Promosso nel calcio che conta dal futuro ct del Club Italia Ferruccio Valcareggi e vittorioso sotto Paolo Tabanelli da bomber scelto della manifestazione vinta alla vigilia della salita in Cielo dell’amato papa Giovanni XXIII, il tifosissimo Angelo Roncalli da Sotto il Monte che aveva ricevuto la squadra il 14 novembre 1959 prima di una trasferta con la Lazio, Domenghini nella famosissima finale si spianò la strada con la fame dell’ex ragazzo povero. Incornò i granata correggendo una palla molto tesa da fermo del compianto Flemming Nielsen, li impallinò con la volée mancina in combutta con Luciano Magistrelli su una scodellata di Giorgio Veneri e li stese scaraventando in porta dopo un rimpallo con Buzzacchera su apertura di Mario Mereghetti. Ne segnò altri, importantissimi, da ala che tornava ma non esattamente tornante, che si allargava e crossava oppure tagliava per la conclusione impietosa. Senza dubbio l bergamasco più forte di tutti con un pallone tra i piedi.

Un Trofeo Dossena e la cavalcata di coppa vs una sola stagione

Coi baffi o senza? Gli ultimi due festeggiati del 25 agosto erano pure loro attaccanti. L’uno conta 42 presenze, tra cui 1 nella famosissima cavalcata in Coppa delle Coppe con la squadra in B, proprio quel 20 aprile ’88 della semifinale di ritorno col Malines, e 3 palloni nel sacco. Mica facile timbrare il cartellino tra Oliviero Garlini, il Figlio del Vento e poi Evair e Mindo Madonna. L’altro, capocannoniere di squadra nell’unica stagione bergamasca, 8 sui 9 d’annata in 33 presenze come partner di Claudio Paul Caniggia. Giuseppe Compagno e Carlos Alberto Bianchezi furono scudieri in prima linea di Emiliano Mondonico il primo e Bruno Giorgi il secondo.

Un Compagno da Palermo

Cresciuto nel Palermo e passato al vivaio nerazzurro per vincervi il Trofeo Dossena, famosa kermesse cremasca, nel 1987 con Giuseppe Cadè in panchina e i vari Del Prato, Bracaloni, Brivio e Consonni, Compagno, prima dei famosi dieci minuti finali contro il Malines (semifinale di ritorno, 20 aprile 1988) al “Comunale” sostituendo Andrea Icardi, conosce l’esordio in A il 2 novembre 1986, racimolando in poco più di tre stagioni di saliscendi con la cadetteria 21 presenze e 3 reti ad Arezzo (doppietta) e Udinese. Passa al Piacenza, poi torna in nerazzurro (4 gettoni) e successivamente veste le maglie di Avellino, Cosenza, Pescara, Palermo, Ancona, Reggiana, Nissa, Delianuova e Carini ritirandosi a 38 anni.

Bianchezi, un brasiliano coi baffi

Più prolifico ma non meno di passaggio, seppur da titolare, Careca Bianchezi, Careca Bianchese o Careca III, il paulista con la chioma tra il mullet e il neomelodico accompagnata dai baffi più spinosi mai visti. Strappato al Palmeiras per sostituire Evair, di ascendenze italiane (Bianchessi il cognome originario), aveva un rapporto di amore e odio coi rigori e i cartellini. Il 6 ottobre ’91 Seba Rossi gli dice di no in Atalanta-Milan 0-2, il 19 gennaio del ’92 al 29′ dal dischetto ecco il matchball con l’Inter (fallo di Antonio Paganin sul Pajaro) che determinò l’addio di Corrado Orrico e quindi altri tre a Napoli, Cremonese e Verona, quest’ultimo (10 maggio) a una settimana da quello sbagliato col Bari. Non dagli 11 metri la metà esatta delle marcature in campionato, dove peraltro, confermando la predilezione per l’attimo fuggente a detrimento della continuità, la insaccò in tre trasferte vittoriose di fila: il 29 settembre ’91 nel 2-1 a Cremona, con assist al compagno di reparto argentino il 20 ottobre nel 2-0 alla Samp e il 3 novembre sempre con un successo all’inglese sul Genoa. Napoli, ancora i grigiorossi del Torrazzo e il Diavolo le altre vittime su azione di Bianchezi, in porta anche col Padova in Coppa Italia. Nativo di Sao Joaquim da Barra, circondario di San Paolo, ha all’attivo l’argento nella Copa America del ’91 in Cile. Scarpe al chiodo a soli 33 anni al Monterrey (1 Coppa delle Coppe CONCACAF nel ’93) in Messico, teatro della cinquina di annate post Bergamo per uno cresciuto nel Marilia e affermatosi col Guarani e col Verdao ex Palestra Italia. I tifosi atalantini, dal palato fine già ai tempi perché si veniva pur sempre da tre stagioni delle ultime quattro in Europa (due Uefa di fila, eliminati da Spartak al primo turno e Inter ai quarti), nelle discussioni da pullman gli davano talora dello scarpone, salvo urlarglielo qualche volta pure allo stadio. Ma l’interessato, che non lo era affatto, se ne faceva sicuramente una ragione. Tanti auguri.

 

 

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6 mesi fa

Anche Marco Pepe auguri.

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