Dieci anni, quattrocento partite, una benemerenza civica e un amore profondo per Bergamo. Marten de Roon è ormai una delle icone più autentiche dell’Atalanta moderna, non solo per i numeri ma per la storia umana e sportivache ha costruito con la maglia nerazzurra. In un calcio dove le bandiere sembrano scomparse, il centrocampista olandese rappresenta una rara eccezione, capace di unire rendimento, spirito di sacrificio e totale identificazione con il territorio.
Da Google a casa: “Non sapevo dov’era Bergamo, ora non me ne vado più”
Quando nell’estate del 2015 arrivò in Italia, non sapeva nemmeno dove fosse Bergamo: dovette cercarla su Google. Oggi, dopo un decennio, è diventata casa sua. «Sento il solletico al cuore quando sto tra la gente, qui sono nate due delle mie tre figlie. È la mia città», racconta con emozione. Un legame nato lentamente, dopo un primo impatto difficile con la lingua e il ritiro tra Rovetta e Clusone. Poi, il ritorno dopo l’esperienza al Middlesbrough e un rapporto divenuto indissolubile.
Un viaggio cominciato in Coppa Italia e passato per l’Europa
La sua prima partita fu in Coppa Italia contro il Cittadella, con tanto di gol. L’esordio in Serie A arrivò contro l’Inter a San Siro, in una sconfitta comunque positiva sul piano personale. Da lì è iniziato un percorso di crescita collettivo e individuale, culminato con la qualificazione in Champions League nel 2019 – per de Roon il ricordo più bello in nerazzurro: «Tutta Bergamo si trasferì a Reggio Emilia quella sera. Fu indimenticabile».
Ha attraversato tutte le fasi dell’evoluzione atalantina: dalla salvezza con Reja al ciclo europeo di Gasperini, e ora la nuova sfida con Juric. Non è mancata l’amarezza, come la finale di Coppa Italia persa nel 2024 e soprattutto l’infortunio che lo escluse dalla storica vittoria di Dublino, vissuta dalla panchina.
Un riferimento in campo e fuori: “Non mi piace uscire, ma a 34 anni bisogna gestirsi”
A 34 anni è ancora tra i più presenti della rosa, anche se ora si concede qualche cambio: «Non mi piace uscire, ma a volte è giusto. A questa età bisogna gestirsi», ha detto a L’Eco di Bergamo. Il suo stile è fatto di equilibrio, leadership silenziosa e fedeltà assoluta alla maglia. È a sole 35 partite dal record di presenze di Gianpaolo Bellini, ma non lo vive come un’ossessione: «Sarebbe quasi un peccato superarlo. Bellini è un bergamasco, ha avuto una carriera difficile, senza le coppe. Superarlo mi sembrerebbe strano».
Juve, Bruges, Como: “Le partite più belle, con voglia di rivincita”
All’orizzonte ci sono tre sfide importanti: la Juventus, il Bruges e il Como. «Con la Juve sarà tosta: si ricorderanno dello 0-4 dell’anno scorso. Il Bruges ci ha eliminato, ma non credo fossero così più forti. Il Como? Giocano bene, e sentire che vogliono diventare la nuova Atalanta è un onore». Nonostante l’esperienza, de Roon continua ad affrontare ogni gara con entusiasmo.
Il futuro? Forse allenatore. Ma senza fretta: “Gioco ancora qualche anno e poi vediamo”
Quando gli si chiede cosa farà dopo il calcio giocato, la risposta è sincera: «Allenare mi incuriosisce, ma ho anche tanti dubbi. Parlai a lungo con Gasperini in aereo dopo la Supercoppa: fa un lavoro incredibile, ma quando stacca? Quando va a cena con la moglie?». Per ora, l’idea è magari di iniziare con i più giovani. Ma non c’è fretta: «Intanto continuo a giocare, e poi ci penserò».



Martino sei unico! 🖤💙❤️