Ivan Juric e Maurizio Sarri non si somigliano, ma si riconoscono. Entrambi allenatori dalla personalità ruvida e senza compromessi, entrambi guidati da un’idea forte di calcio, spesso più simile a una missione che a un mestiere. Domenica, a Bergamo, non sarà solo Atalanta contro Lazio: sarà anche Juric contro Sarri, uno scontro tra due “arrabbiati”, due uomini che vivono la panchina come un confronto costante, nervoso, anche con sé stessi.
Juric ha ereditato una piazza complessa, quella bergamasca, dove l’ombra lunga di Gian Piero Gasperini incombe ancora su ogni scelta tattica e ogni passaggio sbagliato. Come sottolinea La Gazzetta dello Sport, essere il “dopo Gasp” non è facile, ma il tecnico croato, arrivato dopo esperienze intense a Verona e Torino, sta cercando di scrivere la sua versione dell’Atalanta, oggi al sesto posto in classifica, tre punti sopra la Lazio.
Sarri, invece, naviga in acque più agitate. A Formello il mercato non ha portato rinforzi: nessun acquisto, solo rientri dai prestiti, come Cataldi e Cancellieri. Eppure, da questi “scarti” il tecnico toscano ha estratto nuova linfa. Cancellieri, in particolare, è diventato una delle sorprese del momento, con tre gol nelle ultime due partite contro Genoa e Torino. Una rinascita che porta la firma di Sarri, maestro di trasformazioni tecniche, anche se ormai lontano da quel “Sarrismo” spettacolare e verticale visto a Napoli.
La sfida tra i due ha il sapore del confronto tra stili e situazioni diverse. Juric può contare su una società che lo supporta nelle scelte e nel mercato. A Zingonia si pianifica, si costruisce, e l’ex Toro ha avuto carta bianca per avviare il suo progetto tecnico, seppur nel solco di quello gasperiniano. Sarri, al contrario, si arrangia con ciò che ha, costretto da limiti economici e da una gestione societaria che punta al minimo sforzo.
Sul campo, però, le differenze si assottigliano. Entrambi prediligono un calcio intenso, aggressivo, fisico, anche se Sarri ha affinato nel tempo la sua proposta, preferendo oggi un possesso più ragionato rispetto alla verticalità esasperata del passato. Juric, invece, resta fedele a un calcio diretto, energico, dove ogni duello è decisivo e l’organizzazione è il vero valore aggiunto.
Caratterialmente, Juric e Sarri appartengono alla stessa razza di allenatori scorbutici, quelli che non cercano mediazioni, che parlano poco ma urlano tanto in panchina, che vivono ogni partita con la faccia tesa e lo sguardo acceso.


