Bergamasco non è, bresciano sì, ma di provincia e di confine, dell’oltre Oglio, Rudiano, sede delle calzature Tepa Sport dalla vistosa V che ricorda le Rondinelle, a un tiro di schioppo e di guado da Calcio e Pumenengo. Esordì in prima squadra il 28 maggio 1967 a Foggia nel poker sporco sul gobbone addolcito da Beppe Savoldi, cresciuto da ragazzo nelle giovanili col fratello Titti, Novellini, Zaniboni e appunto il festeggiato. Era il capitano agli spareggi del Settantasette, specie nel 2-1 decisivo al Cagliari a Marassi il 29 giugno, e tanti ne compie oggi, mercoledì di coppe 22 ottobre, Gianpietro Marchetti, nella seconda vita nerazzurra complessivamente da 156 gare e pure un assist in prevalenza libero, un gol nell’Atalanta per battere di corto muso l’Alessandria il 13 ottobre del ’74 su un cross di Russo su cui Rizzati e il portiere ospite Pozzani s’erano contesi la palla al minuto 82 all’ombra della Maresana.
Marchetti, contropartita di Scirea e capitano del ’77
Cresciuto calcisticamente tra Rudiano e soprattutto la non lontana Chiari, venne portato ragazzo a Bergamo dal plenipotenziario del settore giovanile Giuseppe Brolis. Due annate in A con 7 presenze totali ed ecco il Lecco, quindi la Juventus di Cestmir Vycpalek, lo zio di Zdenek Zeman, fino al 1974 con gli scudetti ’72 e 73′, ancora da terzino sinistro. Marchetti, poi, quell’estate fu al centro, da contropartita, ma anche perché Claudio Gentile gli avrebbe comunque fregato il posto prima di virare a destra specie all’arrivo dell’altro ex nerazzurro Antonio cabrini, del mega scambio che portò in bianconero l’immenso Gaetano Scirea. Il biondo rudianese, Giorgio Mastropasqua, altro eroe futuro del Settantasette del ritorno in A sotto Titta Rota, la comproprietà dell’ariete Giuliano Musiello più 700 milioni sull’unghia da Giampiero Boniperti ad Achille Bortolotti.
Da Titta Rota al Piacenza tutto italiano
Atalantino cadetto per tre annate agli ordini dapprima di Heriberto Herrera e Angelo Piccioli, quindi dello zanichese Gianfranco Cadè e di Gianfranco Leoncini prima della salita dell’ex di terzino di Borgo Palazzo al soglio, il buon Gianpietro, che giocava in difesa col baffuto Gabriele Andena, col futuro presidente Antonio Percassi (sostituto del raddoppiatore Gusto Gol Scala a Genova col Cagliari; di Rocca e Lamagni le altre marcature) e poi con Giovanni Mei, si sarebbe ritirato trentaduenne dopo la stagione a Catanzaro. 375 partite, 12 gol tra cui uno a San Siro con la Juve al Milan, 1 assist. Cifre su cui costruire una grande carriera da direttore sportivo alla Triestina dal 1982, ma soprattutto a Piacenza dal 1988 al 2001, praticamente dal solito Rota, e magari altri atalantini come Mindo Madonna e Aladino Valoti, fino al Piacenza tutto italiano del bresciano di città Gigi Cagni delle promozioni del 1993 e 1995 con Totò De Vitis prima e Pippo Inzaghi poi che si sarebbe salvato coll’altro futuro atalantino Nicola Caccia. Infine, robetta tra Napoli e Modena, ma con la Dea nel cuore, anche se tifosissimo juventino. Tanti auguri.


