Nei giorni scorsi, sulla panchina dell’Atalanta c’ĆØ stato l’avvicendamento con Raffaele Palladino che ha preso il posto di Ivan Juric. Il tecnico ex Fiorentina ĆØ chiamato a risollevare la classifica dei nerazzurri che, in questa prima fase di campionato, hanno lasciato qualche punto per strada. Con Marco Pecorini, giornalista di LaViola.it, proviamo a conoscere meglio il nuovo allenatore dell’Atalanta che, nella scorsa stagione, ha guidato la squadra viola.
Pecorini, alla Fiorentina Palladino non ĆØ stato schiavo di un modulo utilizzando il 4-2-3-1 e 3-5-2. Quando ha fatto le cose migliori?
“Diciamo che Palladino nell’annata a Firenze ha dato dimostrazione di essere molto elastico a livello tattico, di saper leggere bene le situazioni durante la partita e in corso della stagione. Magari non sempre in tempi rapidissimi, ma quando c’era qualche segnale di difficoltĆ o sbandamento ĆØ praticamente sempre riuscito a cambiare per migliorare. E’ stata una stagione iniziata pensando al 3-4-2-1, soprattutto con un’idea di gioco molto gasperiniana: uomo su uomo, aggressione alta eccetera. Ma, anche per via di un mercato concluso in grande ritardo (4-5 titolari arrivarono gli ultimissimi giorni di agosto), quel lavoro estivo ĆØ finito in archivio giĆ a metĆ settembre.
Quando Palladino ha dato la prima svolta, passando al 4-2-3-1 con scelte forti: capitan Biraghi in panchina, Dodo e Gosens terzini di spinta, Bove adattato ad esterno alto a sinistra, ha creato una squadra molto equilibrata che ha iniziato a esaltare Kean e a funzionare a meraviglia, tanto che in quel periodo ĆØ arrivato il filotto delle 8 vittorie di fila. Fino a quel Fiorentina-Inter, al malore che ha colpito Bove e ha privato il gruppo di una componente essenziale a livello umano e tecnico.
Da lƬ Palladino ci ha messo un po’ a cambiare e a ritrovare un assetto che potesse dare continuitĆ , ma da fine febbraio con il passaggio al 3-5-2 la Fiorentina si ĆØ rialzata ritrovando certezze anche con i tre centrocampisti in mezzo che davano più equilibrio. In sostanza ĆØ difficile identificare Palladino con un solo modulo (come si era visto anche a Monza), ĆØ più un tecnico che cerca di valorizzare il materiale che ha a disposizione”.
Quanto c’ĆØ di Palladino nella Fiorentina della scorsa stagione?
“Direi che c’ĆØ tanto, visto anche come sta andando questa annata per i viola. Sicuramente non era facile per lui subentrare dopo il ciclo triennale Italiano, ma con scelte anche in qualche caso forti, si ĆØ portato a casa il record di punti della gestione Commisso (65) e un sesto posto che in altri campionati sarebbe valso l’Europa League. I risultati sono stati sicuramente dalla sua parte, soprattutto in campionato, anche se in Conference non ĆØ riuscito ad arrivare in finale (fuori contro il Betis, ma in un momento di infortuni pesanti di Kean e Dodo) e in Coppa Italia ĆØ uscito subito, ma c’ĆØ da dire che sulla qualitĆ del gioco c’era molto da obiettare.
E i tifosi si sono fatti sentire in questo senso durante la stagione, anche in relazione al tipo di calcio che proponeva Italiano. Palladino ĆØ stato bravissimo a creare un gruppo coeso, forte, a fare un calcio pratico, di attesa e ripartenza, esaltando Kean e affidandosi alle super parate di De Gea, ma come gioco corale si ĆØ visto poco. Questo soprattutto gli imputava la piazza… e anche l’ex direttore sportivo PradĆØ, che durante l’anno lo ha punzecchiato parecchio portandolo poi alle dimissioni inattese a fine stagione”.
Palladino ĆØ stato abile nel rilancio di Kean, c’ĆØ qualche segreto? Potrebbe ripetersi con Krstovic?
“Palladino aveva visto qualcosa di speciale in Kean fin dai tempi di Monza. Lo seguiva da mesi, insomma, lo considerava ideale per il suo calcio e la Fiorentina ĆØ stata brava ad accontentare il tecnico tra lo scetticismo generale (ricordiamo che Kean veniva da zero gol l’anno prima con la Juve). Moise ĆØ un ragazzo particolare, sensibile, che aveva bisogno di sentire fiducia. E Palladino e la Fiorentina gliel’hanno data, mettendo sulle sue spalle tutto il peso dell’attacco (tanto che i viola non avevano neanche una punta vera di riserva l’anno scorso) e lasciandolo a fare la ‘guerra’ con i difensori avversari. CosƬ si ĆØ esaltato. Più che con azioni manovrate con i compagni, Kean ĆØ stato la valvola di sfogo di un gioco molto verticale.
Krstovic ĆØ un giocatore senza dubbio diverso, ma con la stessa dedizione nel lavoro sporco, nella lotta con i difensori avversari. E, nonostante un periodo non semplice in questi mesi a Bergamo, ha dimostrato a Lecce di saper attaccare bene la porta e crearsi occasioni. Più che trovare analogie tra Kean e Krstovic, però, mi affiderei alla capacitĆ di Palladino di tirar fuori il meglio da diversi suoi giocatori. Credo che riuscirĆ ad esaltare le qualitĆ di Krstovic, ma anche di Scamacca, De Ketelaere, Lookman, Samardzic, e perchĆ© no anche Maldini che ha valorizzato a Monza”.
Quali sono i punti di forza del tecnico? E quelli deboli?
“Come detto i punti di forza sono soprattutto nella gestione del gruppo. Considera che tanti giocatori della Fiorentina hanno continuato ad avere rapporti con lui in questi mesi e una parte importante della squadra aveva richiesto un suo ritorno dopo l’esonero di Pioli. Altro punto di forza ĆØ senz’altro la capacitĆ di adeguarsi alle qualitĆ che ha a disposizione, il suo essere camaleontico.
Il Palladino visto a Firenze, del resto, ĆØ stato molto diverso da quello di Monza. E credo sarĆ ancora diverso nella proposta di calcio anche a Bergamo. Sicuramente la fase difensiva ĆØ una sua forza, cosƬ come la ricerca di equilibri. Ma anche in attacco ha dimostrato di saper sfruttare il materiale che ha. Tra i punti deboli mostrati a Firenze c’ĆØ soprattutto la qualitĆ del gioco. Si sono visti pochi schemi e poche giocate corali, insomma, nel suo anno in viola. Tanti passaggi verticali, tante palle lunghe, il tutto condito da errori tecnici dei protagonisti. E soprattutto non ĆØ riuscito mai a trovare contromisure contro squadre medio-piccole, perdendo tanti punti alla fine risultati decisivi”.
Osservando l’Atalanta, potrebbe essere in grado di risalire la china?
“Senz’altro l’Atalanta ha una rosa di grande qualitĆ , soprattutto in attacco. Certo, Palladino non ĆØ Gasperini ma per fortuna dei nerazzurri non ĆØ nemmeno Juric, che ha chiuso con l’esonero il suo annus horribilis. C’ĆØ da capire che tipo di calcio proporrĆ Palladino: se quello immaginato ad inizio anno a Firenze, quindi uomo su uomo e aggressione alta, oppure se un calcio più pratico come quello visto per gran parte della stagione in viola. Ma ho pochi dubbi sul fatto che Palladino riuscirĆ a tirar fuori le qualitĆ che senza dubbio ci sono nella rosa dell’Atalanta.
Mi aspetto tanto dagli esterni come Bellanova, Zappacosta, anche Zalewski, anche Ederson e De Roon mi paiono perfetti per il suo calcio. Non mi stupirei se facesse esplodere del tutto Ahanor, ragazzo che ha fatto intravedere qualitĆ importanti: con la sua corsa e la sua fisicitĆ da terzo di difesa può essere un valore aggiunto. E poi ho giĆ detto dell’attacco: con cosƬ tante armi a disposizione Palladino alzerĆ sicuramente il tasso di gol dei nerazzurri. Mi aspetto un’Atalanta che possa tornare senza dubbio in corsa per le coppe europee”.



A BG ne ha tanto