“C’era la gabbia, che poi avrebbe reso famoso Corrado Orrico alla Lucchese e all’Inter. Noi ce l’avevamo a Zingonia, prima che diventasse la struttura all’avanguardia di adesso, con nove campi. Noi uno solo. E lo Scosciapopoli”. Prego? Domenico Moro, tra “I ragazzi del dottor Brolis” a cura della figlia del fondatore vero del vivaio dell’Atalanta, il verdellese Giuseppe “Peppino” Brolis appunto, ammirando le meraviglie del Centro Bortolotti dall’alto dell’Accademia Favini, ricorda la sua esperienza da ragazzo di Nedo Sonetti: “Partitelle sulla sabbia, un po’ un uno contro tutti. Non era lotta libera, era calcio, c’era sempre il pallone. Ma ci si sfogava senza esclusione di colpi”.
Domenico Moro e lo Scosciapopoli di Sonetti
“Senza i metodi scientifici di oggi, comunque, lo Scosciapopoli ci accompagnò nel ritorno in serie A. Una forma estrema di allenamento, ma non ricordo nessuno a cui non piacesse, era uno sfogo, una liberazione”, rammenta il popolare “Moretto”, trevigiano di Arcade, classe 1962, bergamasco onorario da più di quattro decenni iniziando dal punto più basso della storia societaria. Ora dirigente all’AlmĆØ, con supervisione del vivaio, proprio come Brolis nei Cinquanta, Sessanta e Settanta, ha la professionalitĆ di stampo nerazzurro sotto gli occhi: “Adriano Ferreira Pinto a quota 46 corre ancora come ai tempi di Delneri e Colantuono. Magari gioca anche da seconda punta, ma ĆØ ancora da corsa, spesso contro avversari che potrebbero essere suoi figli”.
Il Moretto e il dottor Brolis
Intervenuto stamani alla presentazione del libro a Zingonia, Moro ĆØ tra i cinquantotto protagonisti delle interviste a mo’ di racconto e memorie del grande di Verdello che al calcio nazionale regalò undici azzurri, da Pierluigi Pizzaballa e Angelo Domenghini fino a Beppe Signori e Pippo Inzaghi. Alcuni passi ne “I ragazzi del dottor Brolis”, al netto dei ricordi del conterraneo Claudio Foscarini (“Lui, Marino Magrin e io eravamo insieme al Montebelluna con cui l’Atalanta aveva un rapporto diretto: la disciplina sul campo ĆØ figlia di quella interiore, i suoi ragazzi hanno preso tutti dal Dottore”), ne esemplificano il rapporto tra il primo grande scoutman a giocatore in erba pescato in giro: “Ci disse che senza educazione e istruzione saremmo diventati anche grandi calciatori, ma mai grandi uomini. Un insegnamento che da professionista ho sempre applicato”.



