Caccia alla seconda Coppa Italia in bacheca: gli assalti precedenti

Dopo i tre assalti mancati nell'era Gasperini, la metà del totale con un solo trofeo alzato 52 anni fa, è ora di ritentare la fortuna

L’Europa del resto, passa anche da lì, anche se si tratterebbe dalla sorella minore della Champions. L’Atalanta s’avvia al cammino stagionale di Coppa Italia ospitando il Genoa mercoledì pomeriggio per l’ottavo di finale secco. La manifestazione ha spesso cambiato formula, attualmente a teste di serie sulla base del posizionamento in griglia nel campionato di serie A precedente. Ma coi gironi o con le sole fasi eliminatorie, i nerazzurri, reduci da tre finali nel 2019, 2021 e 2024 perse con la Lazio (2-0) e due volte con la Juventus (3-1 e 1-0) nell’era di Gian Piero Gasperini, nella storia sono approdati all’atto finale ben sei volte. Il 3-1 al Torino a San Siro del 2 giugno 1963, con tripletta di Angelo Domenghini, resta a tutt’oggi l’unico trofeo della coccarda nella bacheca societaria.

La Coppa Italia del Domingo

La gloria vera, insomma, si limita ai ragazzi di Paolo Tabanelli, molti dei quali non ci sono più. Percorso a turni eliminatori secchi, nell’annata 1962-1963. Pronti via. Si vince 4-2 a Como il 9 settembre del ’62 (2′ Da Costa, 53′ Domenghini, 74′ Carminati, 84′ Morelli, 93′ Domenghini, 108′ Nova) grazie a due gol nei supplementari dopo essersi fatti rimontare sul 2-2. Doppietta del Domingo, futuro interista campione d’Europa e del Mondo e vicecampione del mondo in azzurro a Mexico ’70. Il 5 dicembre, al Comunale di Bergamo, è il danese Kurt Christensen (37′ e 70′ Christensen; 80′ Caceffo) a deciderla nell’ottavo secco col Catania. Quindi, il quarto col Padova sempre in casa con Dino Da Costa e Salvador Calvanese nell’uno-due al 5′ e al 15′ della ripresa e la semifinale col Bari risolta dal brasiliano oriundo al 57′. A Milano, alla vigilia della scomparsa dell’amato Papa Giovanni XXIII, l’apoteosi. Il lalliese apre incornano la punizione di Flemming Nielsen dal vertice, quindi due sinistri nella ripresa aperti dal lancio di Veneri spondato da Magistrelli e dall’innesco di Maio Mereghetti per lo slalom su Buzzacchera.

Il tabellino del 2 giugno 1963

Atalanta: Pizzaballa; Pesenti, Nodari, Veneri, Gardoni, Colombo, Domenghini, Nielsen, Calvanese, Mereghetti, Magistrelli. Allenatore: Tabanelli.
Torino: Vieri; Poletti, Buzzacchera, Bearzot, Lancioni, Rosato, Danova, Ferrini, Hitchens, Peirò, Crippa. Allenatore: Ellena.
Arbitro: Sbardella di Roma.
Marcatori: 4′ pt, 4′ e 37′ st Domenghini, 39′ st Ferrini.

1986/87: la qualificazione in Coppa delle Coppe da retrocessi

Se la prima e fin qui unica volta fu foriera della prima avventura continentale in Coppa delle Coppe, la famosa seconda volta in quella competizione, quella della cavalcata fino alle semifinali col Malines, fu figlia del trofeo nazionale perso nella doppia finale col Napoli vincitore dello scudetto. Partendo dal sesto girone eliminatorio, 2-1 alla Virescit (1′ autorete di Nunziata, 11′ Incocciati, 62′ Carlo), 3-0 a Palermo (7’ Incocciati, 83’ Barcella, 85’ Francis), occhiali in casa col Genoa, 3-3 a Messina (18′ Orati, 51′ Gobbo, 57′ Magrin, 63′ S. Schillaci, 64′ Cantarutti, 69’ Strömberg), 0-0 anche a Brescia. Negli ottavi. 2-1 (11′ Progna, 32′ Genzano, 76′ Francis) e 0-0 con la Casertana, quindi i quarti col Parma con Magrin a risolverla in casa al 65′ e un altro pari senza reti fuori. Con la Cremonese le semifinali, il 27 maggio ’87 a Bergamo con doppietta di Beppe Incocciati (75′ e 82′) e il quarto zero a zero allo “Zini”. Infine, 3-0 e 1-0 per i Ciucci, con Renica (67′), Muro (71′) e Bagni (77′) a segno a Fuorigrotta e Giordano a 5′ dalla fine a metterla il 13 giugno a Bergamo.

Il ko con la Fiorentina di Batigol

Il terzo assalto è della neopromossa di Emiliano Mondonico, stagione 1995-1996. Nel secondo turno, il 30 agosto, con la Cremonese a Bergamo la si spunta ai rigori dopo il 2-2 trascinatosi fino ai supplementari (28′ Florijancic, 47′ Bonacina, 75′ autogol Antonio Paganin, 84′ Sgrò) con Fabrizio Ferron a parare quello del doppiettista “sporco” sloveno: segnano per i nostri Salvatori, Bonacina, Sgrò e Rotella, mentre di là la mettono solo Maspero e l’ex Eligio Nicolini e lo sbaglia anche Perovic. L’apoteosi firmata Fabio Gallo è il gol a due minuti dalla lotteria nell’ottavo secco con la Juventus il 25 ottobre 1995 allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia. Nei quarti, ko di misura il 29 novembre a Cagliari (35′ O’Neill) ribaltato dal 4-2 bergamasco il 14 dicembre (19′ e 83′ Tovalieri, 25′ Morfeo, 47′ Bressan, 78′ Darìo Silva). Nelle semifinali, 1-1 al Dall’Ara di Bologna il 14 febbraio ’96 (autogol di Paganini al 50′, Valentini all’84’) e successo all’inglese dopo 13 giorni in casa con doppietta di Vieri dal campo (31′) e dal dischetto (90′). A Firenze, nella finale di andata, segna Gabriel Omar Batistuta al 7′ del secondo tempo il 2 maggio. Il 18, sotto le Mura, Lorenzo Amoruso e lo stesso Batigol la mettono al 3′ e al 16′ del secondo tempo.

La sconfitta con Inzaghino

E veniamo alla prima delle tre col Gasp a provarci. Nel 2019, fattore campo sfruttato: per cervellotica decisione federale si deve giocare sempre e comunque all’Olimpico di Roma e l’Aquila dell’ex Simone Inzaghi vola più in alto. La formula è quella coeva. Il 14 gennaio, a Cagliari, nel finale Duvan Zapata e Mario Pasalic tengono alta la bandiera tra 88′ e 93′. Il 30, al Gewiss Stadium, il tris alla Juve Castagne-doppio Zapata, 37′, 39′ e 86′. I viola si stagliano la prima volta all’orizzonte delle semifinali. 3-3 là il 27 febbraio (16′ Gomez, 18′ Pasalic, 33′ Chiesa, 36′ Benassi, 58′ De Roon, 79′ un Luis Muriel ancora in maglia nemica), 2-1 bergamasco qua con rigore dell’ex Josip Ilicic al 14′ in risposta a Lucho (3′) e il Papu a sorpassare al 24′ della seconda metà. Il 15 maggio, nella Capitale, l’esodo dei 22 mila atalantini punito da Sergej Milinkovic-Savic e dal Tucu Correa all’82’ e al 90′.

2021: il primo ko con la Juve

I bianconeri di Andrea Pirlo sono l’ostacolo finale da inciampo, stavolta al Mapei Stadium di Reggio Emilia per le restrizioni antipandemiche, anche se pesano il mancato rigore sanzionato a Rabiot su Matteo Pessina e un fallaccio di Cuadrado, futuro nerazzurro, su Robin Gosens in occasione del gol dell’ex Dejan Kulusevski. L’ottavo col Cagliati del 14 gennaio conta 32 conclusioni di cui 13 nello specchio con Guglielmo Vicario a pararle tutte tranne tre, quelle di Miranchuk (43′), Muriel (61′) e Bosko Sutalo (64′) di testa da corner col figlio d’arte Riccardo Sottil a provarci al 10′ della ripresa col temporaneo acciuffo in contropiede. Il 27 del mese, il 3-2 alla Lazio nonostante il rosso a Palomino: 7′ Djimsiti, 17′ Muriqi, 34′ Acerbi, 37′ Malinovskyi, 57′ Miranchuk. Il 3 febbraio si va a impattare senza segnare a Napoli nella semifinale d’andata e una settimana esatta più tardi ecco il 3-1 per strappare il ticket per il secondo tentativo dell’epoca aurea del grugliaschese in panchina, vantaggio di Zapata (10′) e doppietta di Pessina (16′ e 78′) inframmezzata dal gol di Lozano (53′). Il 19 maggio, però, vince Madama con Malinovskyi (41′) a rispondere a Kulusevski (31′) e Chiesa (73′) in agguato per la beffa.

2024: in attesa della gloria europea

Infine, la delusione dell’anno scorso il 15 maggio, a una settimana dall’appuntamento con l’epica, il tris di Dublino al Bayer Leverkusen per portarsi a Zingonia l’Europa League. Il cammino nella Coccarda inizia dal 3-1 al Sassuolo del 3 gennaio (De Ketelaere 24′ e 63′, Miranchuk 71′, Boloca 95′) e prosegue col 2-1 corsaro il 10 gennaio dal Milan con la doppietta di Teun Koopmeiners (45’+2′, 14′ del secondo tempo su rigore per il contatto Jimenez-Miranchuk) a rispondere all’acuto al 45′ di Leao fino a un secondo round di semifinale in 5 anni coi gigliati. Che contro il vice Tullio Gritti in panca, mentre loro hanno Vincenzo Italiano, predecessore proprio dell’attuale mister nerazzurro Raffaele Palladino, in casa hanno la meglio grazie alla botta di Mandragora poco oltre la mezzora per essere sommersi al ritorno: poker sporco, a segno Koopmeiners (8′), Martinez Quarta (68′), Scamacca (75′), Lookman (95′) e Pasalic (98′). Ma il 15 maggio basta l’acuto di Dusan Vlahovic al quarto minuto scarso e buonanotte, si ritenta a partire dal 3 dicembre.

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