Trentuno impiegati in campionato, ventisette nella Youth League conclusa anzitempo. Ultimo a esordire entro i confini, il nazionale Under 18 spagnolo Daniel Curcio che ha la doppia cittadinanza. Una punta. L’omologo nella competizione internazionale, che ha comunque visto la luce pure lui sul nuovissimo campo 9 in sintetico del Centro Sportivo Bortolotti, il difensore rumeno Raul Cojocariu. L’Under 20 dell’Atalanta, chiamata confidenzialmente Primavera perché in Italia ancora si dice così, in Europa ha dovuto come sempre giocare come Under 19 dovendo rinunciare alla fine della fiera al solo Luca Gobbo, uno dei prossimi ventenni allo scollinare dell’anno nuovo insieme all’altro braccetto Gabriel Ramaj, il capitano, al portiere titolare Edoardo Zanchi, al perno di riserva ex milanista Pietro Parmiggiani, il pendolino Mattia Arrigoni che in realtà è una mezzala, la mezzala Filippo Mencaraglia deputato ai calci da fermo, alla via di mezzo offensiva Filippo Galafassi a segno solo con l’Entella nel sedicesimo di Coppa Italia e infine a due attaccanti come il capocannoniere (9+1) Nicolò Baldo e la pertica franco-guineana Henry Camara.
Primavera di transizione: niente ricambio per la prima squadra
Se in una rosa dal ricambio minimo con Under 18 e 17, vedi gli stessi Curcio, Cojocariu e l’interessantissimo mezzosinistro Federico Gasparello, ci sono ben nove giocatori che dovrebbero essere tra i professionisti da un pezzo, allora è ben difficile che lo stesso venga garantito alla prima squadra. I più bravi, leggi Federico Steffanoni, altro mezzodestro d’origine adattatosi alla stragrande a fare il laterale puro, come il pari ruolo Javison Idele e i difensori Relja Obric e Albert Navarro, sono stati da tempo debitamente promossi nell’Under 23 in serie C guidata da Salvatore Bocchetti. I vari Artesani, Mungari e Samir Mouisse, scovato nel Villa Valle, due mancini e un sostanziale ambidestro, forse nel modulo del faentino rivisitato a 3-5-2 non si sentono valorizzati appieno. Si tratta di ali, sostanzialmente, mentre il non fisicissimo fantasista Davide Bono è il più penalizzato dell’abbandono del 3-4-2-1 e il lungo Andrea Michieletto sembra fermo al palo. Dion Cakolli, un’altra prima punta, la terza anche se Baldo non è certo un corazziere, ha bisogno di una spalla, non essendo un terminale unico, e ha qualche difettuccio di mira.
Bosi e i risultati altalenanti
Un’ammiraglia del settore giovanile anzianotta e di parcheggiati, insomma, quella affidata al confermato Giovanni Bosi. Che senza due pezzi grossi come l’esterno sinistro Marco Leandri, uno dei fuoriusciti del fallito Brescia, e il perno Manuel Maffessoli, ha racimolato due punti nelle ultime quattro giornate, chiudendo l’anno solare fuori dalla zona playoff a due turni dal gong del girone d’andata. Quota 26 punti, figlia delle due serie positive di dieci fino al 3-2 interno al Sassuolo allo start novembrino, alle soglie del ko col Napoli, e di quattro ma con metà pareggi prima della coppia di sconfitte in casa del Cagliari e a Zingonia con la Juventus. Sarà la ripresa delle grandi verità per misurare ambizioni e orizzonti, quella di gennaio: il 3 a Monza, il 7 ad Assemini nella rivincita con Casteddu nell’ottavo di Coppa Italia, competizione finora mangiata viva coi 6-1 alla Pro Vercelli e alla Virtus Entella. Va da sé che la concorrenza tanto veloce non sta andando: testa tripartita a 30 (Roma, Fiorentina, Inter), Cesena 29, Parma 28, Bologna 27 e ben tredici squadre in 7 punti.
Questione di generazioni?
Non tutte le generazioni di calciatori in erba offrono sull’altare delle plusvalenze i Barrow, i Kulusevski, i Piccoli e i Diallo. Oppure, prima o a cavallo di costoro, la covata del ’99 Bastoni-Delprato-Melegoni-Capone-Latte Lath, figlia come i summenzionati della continuità di lavoro dall’Under 17 alla Primavera medesima del mai troppo rimpianto Massimo Brambilla, tre scudetti e altrettante supercoppe in dote. Alcuni di loro, magari, si sono persi tra infortuni e scelte non azzeccatissime. Ma i grandi talenti qui sembrano non esserci più. Al massimo, ragazzi di rendimento o particolarmente cerebrali, come il citato Mencaraglia, però classe 2006 senza sfiorare la prima squadra, o il regista catalano Gerard Ruiz de Valdivia. Per sfondare tra i pro serve di più.



Purtroppo resterà sempre un calcio giovanile non adatto x le prime squadre poi mettiamoci che non tutte le annate sono buone e il gioco è fatto…
finchè la formazione la faranno i procuratori che portano certi brocchi ….. e i nostri ragazzi devono andare a giocare altrove per non fare sempre la panchina …