Dalla Marca allo Scosciapopoli di Sonetti: Domenico Moro dice 64

Uno storico protagonista della risalita dalla serie C1 tra Bianchi e Sonetti: a Domenico Moro solo Roberto Donadoni riuscì a portare via il posto

“C’era un solo campo, altro che nove, e il gabbione con la sabbia: a fine allenamento era Scosciapopoli, il pallone contesto nel tutti contro tutti, senza esclusione di colpi”. Parole e musica, alla presentazione decembrina de “I ragazzi del dottor Brolis”, di un centrocampista di destra scoutizzato dalla rete del Grande Verdellese, gran capo del vivaio. Domenico Moro, il festeggiato del 2 gennaio coi suoi 64 inverni, per i tifosi dell’Atalanta rimarrà sempre uno degli eroi della risalita dalla C1 alla A.

I 64 del Moretto, bergamasco da 44

Nativo della Marca Trevigiana, Roncade per la precisione, gli toccò in sorte di farsi fare le scarpe da un certo Roberto Donadoni. Nel frattempo, 74 presenze e 5 timbri dall’estate del 1981 all’inizio dell’autunno del 1984, con la doppia promozione agli ordini di Ottavio Bianchi prima e Nedo Sonetti poi. Lo Scosciapopoli, appunto. L’attuale responsabile del settore giovanile dell’Almè, passato in precedenza dalla Nova Montello e dalla preagonistica dell’Azzano Calcio, toccato (contro la Fiorentina) l’Olimpo del pallone, alle liste suppletive di ottobre finì alla Triestina per chiudere con Ancona, Spezia, Campobasso, Pistoiese, Leffe e Albinese.

Razza Piave al servizio dell’Atalanta

ll “Moretto”, soprannome sopravvissuto alla fine dei boccoli scuri, abita a Colognola e a fine carriera ha lavorato ad Azzano San Paolo con l’ex azionista nerazzurro Marino Lazzarini. Fa parte della generazione di giocatori cresciuti nel Montebelluna e approdati a Bergamo. Nell’Ottantuno c’erano anche Marino Magrin e Claudio Foscarini, pur provenienti da Mantova e Treviso, e in cadetterìa si sarebbe aggiunto l’attaccante Maurizio Sandri. Il buon Domenico assaggiò pure l’Europa del tempo, la Mitropa Cup.

Tra campo e scrivania

Moro, omonimo di Adelio da Mozzanica, suo compagno in B, dalla Bergamasca non s’è più allontanato nemmeno nella sua lunga esperienza in panchina. Leffe (C2, tre anni dopo aver smesso, nel ’97), Stezzanese, Voluntas Osio a due riprese, Ponte San Pietro, Scanzorosciate, Frassati Ranica, di nuovo a Stezzano e quindi ad Azzano, nel 2013, dove ha continuato a seguire dal campo i più baby tra i baby. Nel firmamento nerazzurro sarà ricordato per sempre insieme agli altri eroi capaci di prendere per mano la Ninfetta ferita e riportarla dove le compete, insieme ai vari Benevelli, Gianpaolo Rossi, Agostinelli, Mutti e Bertuzzo. Tantissimi auguri.

 

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