Sei anni fa, la Berretti dell’Arzignano Valchiampo. Ma al di là o al di qua della riga di gesso, il calcio di Daniele Fortunato, festeggiato dell’8 gennaio coi suoi 63 anni, è stato soprattutto Emiliano Mondonico. Da vice in panchina, al Napoli, al Cosenza e all’AlbinoLeffe. In campo, il suo scudiero nell’Atalanta di B semifinalista col Malines in Coppa delle Coppe, nel Torino della Coppa Italia del ’93 e ancora a Bergamo, tra ’94 e ’97, per chiudere une bellissima carriera sempre risalendo dalla cadetterìa. Tra un bomber e l’altro, Oliviero Garlini e Pippo Inzaghi, passando da Maurizio Ganz. Sempre col combattente Valter Bonacina nello stesso reparto, orfano ormai della fantasia di Eligio Nicolini, suo ex compagno a Vicenza insieme a Luigino Pasciullo quando nella primavera del 1986 da neopromossi in A per il calcioscommesse si ritrovarono retrocessi in C1.
Un Mondo Fortunato
Tecnico, flemmatico, ma capace di muovere veloce palla e compagno, e dall’ottima visione di gioco, a Fortunato portar via l’attrezza era un’impresa. Una sorta di Remo Freuler a basso chilometraggio abituato a far correre la sfera, nato a Samarate e cresciuto nel Legnano, arrivato a Bergamo nel 1987 da Vicenza come il piccolo grande Eligio e il molisano l’anno precedente, in nerazzurro annovera un palmarès di cinque annate con la formula due più tre, 156 presenze e 15 gol in campionato (di cui 74 e 9 in serie cadetta), 22 e 4 Coppa Italia, 8 in Coppa delle Coppe, 3 e 1 nel Torneo Anglo-Italiano. Il rammarico più grande resta il palo in incornata col Mechelen il 20 aprile 1988 su cross di Ivano Bonetti: poteva essere il 2-0 con finale annessa contro l’Ajax, invece i belgi rimontarono il vantaggio del Gas dal dischetto.
Fortunato col Mondo
Componente del famoso Centrocampo degli Archietti con Marco Sgrò e Fabio Gallo, dietro la mezzapunta Mimmo Mrofeo, Fortunato lasciò le Mura Venete con un anno d’anticipo sul maestro dopo aver ottenuto la qualificazione alla Coppa Uefa. Ci giocherà, anche da libero, con la Juventus di Dino Zoff restandoci fino all’avvento infelice dello zonarolo puro Gigi Maifredi. Quindi il Bari di Boniek, dell’ex atalantino come lui Mimmo Progna, di Boban e di Platt inopinatamente caduto in B e infine l’abbraccio-bis col Baffo di Rivolta d’Adda, nella Torino granata prima del canto del cigno nella città, insieme a Vicenza (nel Lanerossi dal 1985 al 1987 dopo giovanili e quinquennio in prima squadra nel Legnano), dove vive tuttora, che gli è rimasta nel cuore.
(S)Fortunato in panchina
La gavetta al di qua della riga di gesso comincia a Napoli e Cosenza agli ordini del suo mentore (2001-2003). Prima del rendez-vous in bluceleste il 9 luglio 2010, esperienza che gli lascia in dote una stagione pressoché a metà (quella successiva, l’ultima in B dei seriani) da responsabile tecnico, l’intermezzo con Cuneo (2004-2007, semifinale playoff per la C1 e finale di Coppa di categoria), Ivrea e Pergocrema (2008/2009, esonerato). Quindi il Beira Mar in Portogallo e la Primavera berica, tra 2014 e 2016. Anche i figli Luca (centrocampista) e Stefano (portiere) hanno inseguito le orme paterne. Augurissimi.


