Il cambio in panchina ha segnato una svolta profonda nella stagione dell’Atalanta. Non solo per la qualità del gioco o per l’atteggiamento dei singoli, ma soprattutto per i risultati, certificati da numeri che lasciano poco spazio alle interpretazioni. Con 15 partite a testa tra tutte le competizioni, il confronto tra Ivan Juric e Raffaele Palladino è ora possibile, e il verdetto è netto: l’Atalanta con Palladino è un’altra squadra.
Palladino-Juric: confronto impietoso
Come sottolinea L’Eco di Bergamo, la media punti è passata da 1,33 a 2,07, con una crescita evidente su tutti i fronti. In Serie A, la differenza è ancora più marcata: da 1,18 punti a partita a 2 tondi, grazie a sette vittorie, un pareggio e tre sconfitte contro i due successi, sette pari e due ko dell’era Juric. Un dato, quello dei pareggi, che fa la differenza nell’era dei tre punti: Palladino ha cambiato mentalità e approccio, evitando il grigiore delle “X” e puntando tutto sul risultato pieno. La classifica ne ha beneficiato immediatamente. Se all’undicesima giornata con Juric l’Atalanta era 13ª, dalla dodicesima in poi ha scalato posizioni fino al 7° posto attuale, con 8 punti di distacco dalla zona Champions. Un’inversione di rotta che racconta di una squadra rigenerata, dentro e fuori dal campo.
Anche i gol confermano la crescita: con Palladino i nerazzurri hanno realizzato 17 reti in campionato, contro le 13 precedenti, subendone solo 9 contro 11. I clean sheet sono passati da 2 a 6, segno di una difesa più solida e organizzata. Il trend è analogo nelle competizioni europee e in Coppa Italia: da 4 a 10 vittorie complessive, da 16 a 28 gol fatti e da 16 a 13 subiti. I pareggi, anche qui, sono crollati da 8 a 1. Solo le sconfitte, 4 a 3 per Juric, vedono un leggerissimo vantaggio per il predecessore, ma il saldo generale è schiacciante. L’effetto Palladino si vede anche nei singoli. Gli attaccanti, spenti nei mesi iniziali, sono esplosi: Scamacca ha già segnato 7 gol (5 in Serie A), mentre Krstovic ha collezionato 5 reti nelle ultime 5 partite. Nel periodo con Juric, invece, i migliori marcatori erano fermi a quota 2 (Sulemana, De Ketelaere, Krstovic), con un rendimento offensivo insufficiente per una squadra con ambizioni europee.
Una crescita inarrestabile, arrivata in condizioni tutt’altro che semplici. Palladino ha preso la squadra in corsa, senza una preparazione estiva, e si è trovato a gestire un calendario complesso e una rosa decimata da infortuni. Nonostante ciò, ha saputo trovare equilibrio e compattezza, portando entusiasmo e idee nuove.



Ma Juric aveva la squadra contro a prescindere. Pure la tifoseria era contro a prescindere. L’errore è stato della società che l’ha scelto forse facendo validi ragionamenti, ma non si è accorta che non era desiderato a prescindere. Arrivava da due esoneri cosa che non esaltava nessuno (ma che obiettivamente poteva essere casuale).
Ha sbagliato anche Juric a non subodorare la situazione. Aveva uno stigma che in certi contesti pesa come un macigno. La squadra era la stessa di Gasperini: bastava accompagnarla, una cosa perfino facile.
Poi aveva il caso Lookman tra le mani, l’infermeria piena, il confronto con Gasperini, il vate, sempre sulle spalle… Insomma: ma chi gliel’ha fatta fare allo “zingaro”?
Il confronto con Palladino, che comunque stimo, non regge…E’ impietoso, ma per la scorrettezza, prima ancora che per il risultato dato dai numeri.