Costanzi e l’eredità di Favini: “Un compito carico di aspettative”

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Mino Favini è stata da sempre una presenza silenziosa, minuta, ma sempre in prima linea in mezzo al campo. Stare con le mani in mano non gli è mai piaciuto e ha sempre insegnato ai suoi allievi nonché giovani calciatori di casa Atalanta l’importanza dello studio delle tecniche del campo quanto quella delle materie scolastiche per passare la maturità e prendere il diploma. Questi gli ingredienti del suo vivaio che da Bergamo hanno fatto scuola in tutto il mondo. Un’illustre e pesantissima eredità raccolta con costanza, e il nome già dice tutto, da Maurizio Costanzi, responsabile da quattro anni a questa parte del settore giovanile nerazzurro, intervistato da Tuttosport.

Com’è raccogliere l’eredità di un monumento del calcio giovanile?
“La responsabilità di un settore giovanile come quello dell’Atalanta è un compito emozionante ed estremamente gratificante; ci sono tradizione, storia e anche aspettative”.

È più importante il predominio del pallone o la formazione teorica?
“Fino a una certa età privilegiamo la formazione, però è inutile fare gli ipocriti: si gioca per vincere anche quando si fanno le partite di calcetto tra amici, quindi…Poi, certo, in Italia l’attenzione è troppo spostata sui risultati a scapito della formazione e dell’insegnamento (…). Nel calcio di oggi la prestazione atletica abbinata alla tecnica è fondamentale. Potremmo sintetizzare così: didattica e tenuta agonistica devono essere abbinate”.

Quanto è importante il radicamento con il territorio?
“È un aspetto importantissimo, a cominciare dalla dirigenza, ma solo non può bastare: serve un continuo re-investimento attraverso lo scouting di nuovi calciatori, e l’Atalanta è da sempre all’avanguardia in questo senso”.

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