Non solo Ferron. Il 5 settembre festeggia anche un assortito quartetto nerazzurro. Il più anziano è il neo settantatreenne Vittorio Belotti, nativo di Ponte San Pietro, il libero che facendosi male a Melegnano negli Allievi di Guido Capello aprì la strada di un carrierone all’indimenticato Gaetano Scirea. Ultimamente nel calcio femminile con la Vis Mediterranea di Avellino, dopo le 9 presenze in prima squadra fra ’73 e ’75 col prestito alla Cremonese in mezzo, tra Giulio Corsini, Heriberto Herrera e Angelo Piccioli, si fece una carriera discreta con l’Udinese di Gigi Delneri, la Cavese , la Juve Stabia e il Savoia per poi fare il diesse all’Ebolitana e il mister tra Cavese, Paganese e (da vice) Potenza). Con lui assaggiano la torta il quarantacinquenne Alex Pinardi, dal 2023 responsabile tecnico del settore giovanile dell’Atalanta, il quarantasettenne Andrea Soncin e l’ottantacinquenne Giancarlo Cella.
Pinardi II, il ritorno
Pinardi, centrocampista d’impostazione e fantasia, spesso defilato a sinistra, conta 17 palloni in porta in 119 allacciate di scarpe dal 1998 al 2004, da figlio di Zingonia portato in palmo di mano dal guru Mino Favini, tra Bortolo Mutti e Andrea Mandorlini. Un cerchio aperto e chiuso in B, per l’uomo di Urago d’Oglio, che ha scelto di continuare a divertire e divertirsi nell’Adrense, dove la Franciacorta profuma di serie D, fino a 39 anni. Sotto Giovanni Vavassori, il Trofeo Dossena nel ’97 e lo scudetto Primavera l’anno seguente. Poi, in prima squadra insieme a Pelizzoli, Bellini, Natali, Zauri, Donati, i gemelli Zenoni et cetera. Il settimo posto targato ’01, il sostituto Giancarlo Finardi – attualmente vice direttore del vivaio – non evita la nuova caduta cadetta nei playout con la Reggina e nell’estate 2004 il bresciano dai piedi buoni si ritrova nel Lecce di Zeman. Due giri di corsa, poker nel Modena in B, A abbandonata con Cagliari e Novara e, dal gennaio 2012, sempre più in basso: Vicenza, Cremonese, FeralpiSalò e Giana Erminio, con rescissione a febbraio. 498 partite e 70 reti nei club; 9 e 2 (in Under 21) nelle giovanili azzurre. Assistente tecnico e coordinatore del vivaio alla FeralpiSalò, tre estati fa il ritorno alla base dopo 19 anni.
Soncin, il Cobra rialza la testa nel femminile
Soncin, cognome e destino veneto (allenatore anche all’Under 17 del Venezia, dove aveva giocato in Primavera; Padova e Montebelluna – ritiro a quota 39 – da calciatore “adulto”), è nativo di Vigevano ed è detto “il Cobra” come un altro atalantino là davanti, Sandro Tovalieri. Lui, proveniente dalla Fiorentina che l’aveva parcheggiato a Pistoia e Lanciano, spalleggiò benone con 7 gol Nicola Ventola che ne fece 15 nell’annata da primato cadetto con Stefano Colantuono, 2005-2006 (aggiungiamoci 4 presenze e 3 timbri in Coppa Italia), per poi retrocedere in A fra le seconde linee per l’esplosione di Riccardo Zampagna: 7 e 1 (1 e 1 a metà settimana), compartecipazione all’Ascoli (terzo marcatore di sempre con 48 gol, dietro Renato Campanini e Domenico Mercuri, alla pari con Oliver Bierhoff) e parabola discendente anche con Padova, Grosseto, Avellino, Pavia e AlbinoLeffe. Prima di conquistare le Mura Venete, anche Solbiatese (anche vivaio), Vigevano (idem), Perugia (0 presenze in campionato) e Sambenedettese. Ha all’attivo buone prove come commentatore tecnico dei campionati giovanili. E adesso fa il ct dell’Italdonne, da due annetti, dopo aver scalato i lagunari fino all’Under 19: dall’eliminazione ai gironi della fase finale da Mondiali ed Europei di Milena Bertolini, in Svizzera recentemente ha portato le azzurre fino alle semifinali perse ai rigori a Euro 2025 con l’Inghilterra. Un bomber anche in panchina.
5 settembre: Cella di rigore
Giancarlo Cella chiude da più anziano, ma anche da meno aficionado, del poker di festeggiati. L’ex ala sinistra e mediano di Bobbio, piacentino della Val Trebbia ai piedi del Monte Penice che gravita sul Pavese, nonché figlio (di Uberto, punta del Piacenza) e fratello (di Albino, attaccante anche di Savona e Como) d’arte, a Bergamo si fece due stagioni, dal ’66 al ’68, salvandosi con Stefano Angeleri in panchina, il secondo anno cambio del redivivo Paolo Tabanelli, il mister del trofeo della coccarda del ’63. 57 partite e Piero Gardoni scalzato da libero, da queste parti quasi uno sberleffo all’altare della Patria. Una carriera mica male, prima e dopo: Bobbiese, Piacenza, Torino, Novara, Catania e, prima di chiudere in biancorosso nel ’72, l’Inter di Giovanni Invernizzi dello scudetto del ’71 coi rimasugli di quella di Helenio Herrera. In più, 9 presenze e 2 reti nelle nazionali giovanili, con oro ai Giochi del Mediterraneo (Libano ’59) e quarto posto alle Olimpiadi di Roma nel ’60. Proprio scarso non era nemmeno lui. Augurissimi.


