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Una difesa senza ministro. Aspettando Skrtel

Il reparto arretrato dei nerazzurri ha subìto 9 gol nelle 4 amichevoli “vere”. Tra disattenzioni e marcature saltate, manca il leader

Col poker di sabato sera a Getafe fanno 9 in 4 partite. E poco importa che nelle amichevoli internazionali, quelle vere e probanti, spesso e malvolentieri si sia perso, ovvero sempre al netto di Norwich il 30 luglio. Ma se in avanti l’Atalanta è ancora in fase di esperimenti, obbligata com’è a favorire l’inserimento di Luis Muriel (e pure del trequartista preferenziale Ruslan Malinovskyi) negli schemi aspettando la migliore condizione di Duvan Zapata fra gli inneschi del Papu Gomez e le invenzioni di un Josip Ilicic tradizionalmente a sprazzi , gli sbreghi su cui cucire le toppe sembrano più che altro dietro. Il problema dell’estate sembra proprio una difesa alla ricerca di ministro e sottosegretari.

GETAFE, DIFESA-COLABRODO. L’ha affermato tra le righe anche Gian Piero Gasperini nel post scoppola al Coliseum Alfonso Perez, parlando di “due gol presi da svarioni e gli altri due da palle inattive”. Leggi cerchio aperto dallo sciagurato retropassaggio di Rafael Toloi su cui Cucurella e l’apripista Arambarri sono andati a nozze evitando Pierluigi Gollini senza che José Palomino e Andrea Masiello potessero farci granché, rifinito a goniometro e matita 2H (di quelle a mina dura che graffiano il foglio) dai cabezazos di Bergara e Olivera su traccianti da fermo (punizione e corner) di Fajr e infine chiuso da Angel, lasciato scappar via in contropiede nel garbage time. Beccarne la metà di testa non è un bel vedere. Anche perché non sono i centimetri a fare difetto.

AMNESIE DI REPARTO. Non è tutta colpa del pacchetto arretrato, ci mancherebbe. Del resto sono test in cui il risultato è l’ultima cosa che conta. Al King Power Stadium, nei titoli di coda (2 agosto) della tournée britannica, ad esempio, ancora Masiello e Palomino hanno dovuto comunque condividere le proprie responsabilità coi compagni. Ayoze, infrangendo lo score, aveva sì seminato il primo ed eluso con facilità irrisoria il secondo, partendo però dal lato destro, appoggiato da un Ricardo su cui sarebbe dovuto uscire Timothy Castagne, forse già allora presago dei problemi al ginocchio sinistro esplosi poi il martedì successivo in allenamento.

DIFESA SENZ’ARMI. Sul bis di casa delle Volpi, brave ad anticipare le trappole all’incauto team di cacciatori nerazzurri, l’apoteosi al rovescio: il laterale sinistro Fuchs rimette da centrocampo, la palombella sorvola l’imbambolato argentino ed ecco per lo scafato Jamie Vardy, l’hombre miraglo del titolo inglese by Ranieri, involarsi verso il più comodo e assurdo dei raddoppi. Quelli di marcatura, all’occorrenza, dalla difesa atalantina non si sono praticamente mai visti, con gli esterni ad aiutare poco o nulla il terzetto dietro. L’ha detto anche il Gasp: “Bisogna vedere in quanti stiamo difendendo, altrimenti ricade tutto sui difensori e basta”.

SKRTEL MINISTRO? Non che dall’innesto dello slovacco Martin Skrtel, espertissimo ad alto livello e a detta dell’interessato per nulla gentile a pelo d’erba cogli avversari, ci si debba aspettare chissà quale rivoluzione. Chiaro come il sole che potrebbe essere lui a dirigere il traffico. Ma nella scorsa stagione in quel ruolo s’erano alternati Berat Djimsiti e Palomino, al riparo da imbarcate. L’albanese non ha il rilancio preciso, ma se si applica sull’uomo gli capita di cancellarlo, come con Maurito Icardi. Va sotto, piuttosto, se esposto all’uno contro uno in velocità. Il pampero, invece, è autorevole da perno ma si nota lontano un miglio che preferisce il centrosinistra, foriero di avventure in avanti che esaltano la fantasia del popolo sovrano sugli spalti. Serve, appunto, un ministro. Che detti tempi e regole a una squadra necessitata a stare sulla difensiva badando ai confini, per non togliere armi all’offensiva. E non imbarcare oltre il lecito ospiti indesiderati nella porta del Gollo e di Marco Sportiello.

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