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Gagliardini dice 27. Storia di un interista che all’Atalanta farebbe comodo

Interista a titolo definitivo da nemmeno tre anni, Roberto Gagliardini, 27 anni oggi, farebbe ancora molto comodo nel centrocampo a due dell’Atalanta

Una volta, lì nel mezzo, erano in tanti. Adesso, di ruolo, solo Remo Freuler e Marten de Roon, con Mario Pasalic e Matteo Pessina adattati nonostante la spiccata predisposizione offensiva. Di Roberto Gagliardini, centrocampista centrale purissimo, mezza stagione allo start dell’era di Gian Piero Gasperini giusto per esserne valorizzato con tante grazie anche dalle casse societarie, si ricorderanno e forse rimpiangeranno la tigna nel vivo del gioco, ovvero recuperi a gamba distesa e ribaltamenti di fronte, nonché il gol dell’ex nel settebello sporco nella seconda metà del 2016-2017 da interista, in prestito da 2 milioni secchi dalla finestra invernale del 2017 e quindi definitivo dall’estate del 2018 a (più di) una ventina. Il ragazzone di Dalmine, papà marchigiano e mamma siciliana, 27 candeline spente oggi, mercoledì 7 aprile 2021, all’Atalanta farebbe parecchio comodo ancora oggi. Anche se a primavera inoltrata si gusterà salvo improbabili sorprese il ritorno della Beneamata al sospirato titolo tricolore. Ma il Gasp, parlandone in tempi non sospetti, ebbe a dire: “Immaginatevi se dovessero tornare in prestito i protagonisti della nostra prima stagione insieme…”. Sarebbe tornato il solo Mattia Caldara, altra storia.

GAGLIARDINI, LA PLUSVALENZA CHE FA COMODO. Da professionista, una volta uscito dal guscio, l’esordio nel nerazzurro che fascia il cuore di Bergamo il bravo ragazzo cresciuto a pane e Zingonia, entrato nel settore giovanile nei Pulcini all’età di 7 anni, data 4 dicembre 2013: complice l’azzardo calcolato di Stefano Colantuono, nei sedicesimi del trofeo della coccarda con il Sassuolo. Tornato alla base nel gennaio 2016 dalla sequela di prestiti con Cesena, Spezia e Vicenza iniziata due anni prima, dopo il battesimo del fuoco in A concessogli da Edy Reja il 15 maggio 2016 in Genoa-Atalanta 1-2, ormai da un quadriennio milita nella corazzata meneghina a digiuno di trofei da un bel po’. Una plusvalenza da 25 complessivi prelevata col favore delle tenebre, l’11 gennaio 2017, direttamente dal torpedone della squadra in viaggio verso l’ottavo di Coppa Italia con la Juventus.

GAGLIARDINI, STORIA DI UNA GAVETTA. Come per i coetanei Caldara e Andrea Conti, pure loro campioni nazionali Giovanissimi nel 2008 e sotto Valter Bonacina (più Alberto Grassi) nella Primavera sconfitta in finale Under 19 con la Lazio nel 2013, il Gaglia, figlio di un professore di educazione fisica che alle sue partite casalinghe arrivava in tuta, prima di esplodere da piccolo (si fa per dire, 1 metro e 88) genio dell’interdizione ha masticato il pane duro della gavetta in B. Agli ordini di Pierpaolo Bisoli (compagni nerazzurri, Capelli e Marilungo), Nenad Bielica (Nick Madonna e Ardemagni) e Pasquale Marino. Imbucando solo tre volte, una per parcheggio, a conferma del suo unico vero limite, ammesso che da un mediano si possano pretendere chissà quali bottini: “solo” 16 palloni nel sacco in 201 partite da “grande”, di cui 13 in 131 all’Inter. Uno dei quali proprio contro la sua Dea, il 12 marzo 2017, a una settimana di distanza dal primissimo, il sigillo nella manita (a uno) di Cagliari. Nulla, invece, in azzurro, anche dopo 7 presenze tra i big, dopo il paio in altrettante a livello Under 20 e le 9 in Under 21. Tanti auguri.

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