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Angelo Domenghini

Angelo Domenghini dice 80. Il più grande calciatore bergamasco di sempre

Un prodotto di lusso del ruspante calcio bergamasco prima di caricarsi della gloria interista, azzurra e cagliaritana, la storica Coppa Italia

Non solo Luca Percassi, l’AD del ciclo da Europa e da piani alti in Italia, è alle prese con le candeline. Tocca anche a un altro, atalantino molti decenni prima di lui, capace di attingere alla gloria nell’Inter, in Azzurro e nel Cagliari, ma partendo dall’hinterland del capoluogo orobico. Angelo Domenghini, una casa nel paese d’origine e l’altra a Liscia di Vacca in Costa Smeralda, ex osservatore interista in pensione, il 25 agosto compie 80 anni senza squilli di tromba, da persona schiva qual è nonostante sia senza ombra di dubbio il più grande calciatore bergamasco di tutti i tempi. Uno nato e cresciuto nella casa-osteria con pergolato e bocce del padre a Lallio, 6 sorelle e altri 2 fratelli, svezzato dal Verdello del dottor Giuseppe Brolis senza aver fatto alcun settore giovanile e quindi assunto alla “Magrini” come apprendista dopo essere stato venduto contestualmente all’Atalanta. Dove vinse la Coppa Italia, primo e finora unico trofeo in bacheca in una Zingonia che allora non esisteva nemmeno, con una fragorosa tripletta al Torino nella finale di San Siro (3-1) del 2 giugno 1963. La bacheca personale, quella sì, l’avrebbe riempita: gli scudetti ’65, ’66 e ’70, la Coppa dei Campioni ’65, le Coppe Intercontinentali ’64 e ’65, l’Europeo di Roma nel ’68 impattando nella prima finale con la Jugoslavia e il secondo posto ai Mondiali (33 presenze e 7 reti complessive in Nazionale) del 1970 in Messico contro il Brasile.

DOMENGHINI, UN BERGAMASCO NELLA GLORIA. Ala classica nata centravanti ma con trascorsi da mezzala nel Verdello di don Antonio e dell’appassionatissimo Brolis, poi responsabile del settore giovanile atalantino, il Domingo, soprannome da messicano, aveva il numero 7 inciso nel sottopelle più che sul dorso della maglia. Da nerazzurro a nerazzurro, un quadriennio a casa con la vittoria nella Coccarda da capocannoniere (5 in quell’edizione, sui 27 in 83 match nella sua alma mater, 500 e 130 circa fino alla chiusura della carriera nel ’79) e poi la leggenda dello squadrone di Helenio Herrera, il primo e diciamoci pure l’ultimo storico titolo di Casteddu, la Roma, il Verona, il Foggia, l’Olbia e il Trento.

DOMENGHINI ASSO DI COPPA. Promosso nel calcio che conta dal futuro ct del Club Italia Ferruccio Valcareggi e vittorioso sotto Paolo Tabanelli da bomber scelto della manifestazione vinta alla vigilia della salita in Cielo dell’amato papa Giovanni XXIII, il tifosissimo Angelo Roncalli da Sotto il Monte che aveva ricevuto la squadra in Vaticano anni prima, il 14 novembre 1959, prima di una trasferta con la Lazio, Domenghini nella famosissima finale fece furore spianandosi la strada verso una parabola professionale senza eguali e senza paragoni con qualunque altro campione uscito dai confini provinciali. Prima incornò i granata correggendo una palla molto tesa del compianto Flemming Nielsen, quindi li impallinò con la volée mancina in combutta con Luciano Magistrelli su una scodella di Giorgio Veneri e infine li stese scaraventando in porta dopo un rimpallo con Buzzacchera su apertura di Mario Mereghetti. Ne segnò altri, importantissimi, da ala che tornava ma non esattamente tornante, che si allargava e crossava oppure tagliava per la conclusione, spesso impietosa e implacabile. Sotto, nei video, ne potete ammirare qualcuno, anche quello alla Svezia nei Mondiali che fecero nascere il mito del Domingo, uno che in realtà aveva già vinto praticamente tutto. Tanti auguri al bergamasco più forte di tutti con un pallone tra i piedi.

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