Salvate il soldato Gasp. Come il Papu nel 2018 e Pessina l’anno scorso, novità-soluzione cercasi

Nei momenti difficili il tecnico nerazzurro ha storicamente trovato sempre la quadratura del cerchio escogitando una soluzione dal sapore di novità

In autunno, quando cadono le foglie e alla seconda sosta per le Nazionali ingialliscono gioco, squadra e risultati, si sente il bisogno di colorare le giornate di verde speranza come non mai. Un piccolo miracolo fin qui regolarmente riuscito a Gian Piero Gasperini, profeta di un’Atalanta sul banco d’accusa come lui per una sconfitta figlia dei fatti del campo e della forza dell’avversario, il Milan vicecampione d’Italia e secondo in classifica. Dal 2016 in cui prese in mano le redini a oggi, sono almeno tre i momenti chiave in cui l’uomo in panchina ha saputo far fronte agli ostacoli scalando l’Everest della soluzione tecnico-tattica consona a mezzi e scopi, della novità per consentire alla cordata degli 11 in campo più riserve di conquistare le vette. E adesso che cosa escogiterà?

IL SOLDATO GASP E IL BALLETTO DEI MODULI. Piovuto dalla Genova rossoblù nel giugno di cinque anni or sono per il gran rifiuto di Rolando Maran di trasferire mente (se stesso) e braccio del Chievo (Juraj Kucka) a completamento dell’operazione fra scrivania e attacco di Giovanni Sartori, già lì con Colantuono-Reja, e Alberto Paloschi, il grugliaschese dalle idee più fitte della chioma canuta ha sempre saputo stupire fin dall’inizio. Ovvero la zona retrocessione da cui risollevarsi cambiando improvvisamente protagonisti e schema. Dopo una manita di giornate col poker di battute d’arresto dividendosi fra il 3-5-2 d’importazione e il 4-2-3-1 per ammorbidirne l’impatto secondo abitudini da salvezza e basta fin troppo sclerotizzate, ecco il 3-1 al Crotone sul neutro del “Giovanni Cornacchia” di Pescara (25 settembre) con l’assetto quasi definitivo: Jasmin Kurtic da solo tra le linee e Andrea Petagna centravanti di manovra col Papu Gomez a puntare il vertice sinistro. Per poi togliere il quasi con la promozione a titolari di Roberto Gagliardini in mezzo con Franck Kessie e di Mattia Caldara, fin lì spettatore pagato, come perno del terzetto arretrato, il 2 ottobre successivo, la vittoria risicata sul Napoli, il via alla rincorsa ai sogni.

NOVITA’ E SOLUZIONE: IL PANE DEL GASP. Se allo schieramento tipo Edy Reja a volte capita di tornare, principalmente nella scorsa stagione quando gli esterni erano out, più volte, dall’arrivo di un atipico come Ruslan Malinovskyi, ormai al suo terzo giro di corsa da queste parti, la formula ha virato e sta virando tuttora al 3-4-2-1, la trequarti densa tanto ammirata a San Siro con l’Inter il sabato pre Champions con lo Young Boys, quella di solito occupata da Matteo Pessina in solitario. Guarda caso a sua volta l’arma usata per fendere le difficoltà, l’equilibrio ritrovato nella pedina che aggredisce il portatore di palla avversario e poi gioca di supporto all’attacco. Proprio lui, il centrocampista avanzato cresciuto nella natìa Monza, di cartellino appartenuto al Milan senza giocarci e strappato al prestito-bis nella Verona del gran salto di qualità verso un piedistallo regalatogli da Ivan Juric, l’allievo prediletto del nostro, da cui non sarebbe più saltato giù.

DAL PAPU A PESSINA: LA GASP-SOLUZIONE. Se il brianzolo è il presente, in attesa del grimaldello ulteriore per scassinare la saracinesca delle difficoltà che oggi come oggi paiono insormontabili, il passato era appartenuto al Diez argentino padre-padrone del campo, della città e dei sentimenti dei tifosi che stravedevano per lui prima della lite nel primo tempo col Midtjylland (1 dicembre) e l’addio iniziato nell’1-1 Chiesa-Freuler con la Juventus (il 16). Capace come fu di trasformarsi gradualmente da bomber tutt’altro che egoista della prima annata gasperiniana (16 e 15 assist) a spalla offensiva con l’arrivo di Josip Ilicic un’estate più tardi e quindi da trequartista al servizio delle esigenze di un undici che stava beccando troppo, vedi i 6 punti nelle prime 7 giornate di campionato che indussero il piemontese né falso né troppo scortese a inserirlo, quel 21 ottobre del 2018 al “Bentegodi” per tagliare le orecchie ai Mussi (5-1), sulla zolla che era stata del primigenio sloveno in nerazzurro e della super plusvalenza Bryan Cristante. Quando si dice saper fare di necessità virtù anche se ti vendono gente che faceva al caso tuo. Le novità del Gasp, il soldato fedele alle sue regole mai fisse e soprattutto alla soluzione per il rompicapo di turno. Stavolta, al netto di Davide Zappacosta “terzo esterno” tramutato in ala, quale altro coniglio tirerà fuori dal cappello il genio del mago? 3-5-2 con Teun Koopmeiners mezzala, come nel secondo tempo domenica sera, o il terzo tulipano della serie sboccerà più avanti?

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Claudio T.
Claudio T.
4 anni fa

L’Atalanta è l’unica squadra che affronta qualsiasi avversario senza paura con personalità, è questo grazie a Gasperini. .

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4 anni fa

Ultimi due anni due panchine d’argento come miglior allenatore… Ma di che parliamo… Sicuramente può sbagliare ma chi lo mette in dubbio è meglio si dia al carling… Gasp forever 🖤💙

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4 anni fa

Si svegli Percassi!!!!!😱

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4 anni fa

Se il portiere del Milan fa i miracoli, la colpa è di Gasperini?

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4 anni fa

l’unico “dramma” è che domenica nel primo tempo abbiamo creato ben 6 occasioni da gol: 4 per noi e 2 per il milan. Episodi…..

Ezio
Ezio
4 anni fa

Solita mancanza di equilibrio e visione realistica delle cose……
1Partenza con il freno a mano tirato ( non è la prima volta)
2Primi nel girone Champions.
3Vicini alla zona Champions in classifica
4Infortuni importanti.
MA LASCIATE LA SQUADRA IN PACE…..

ma
ma
4 anni fa

solite polemiche..gasp a vita

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4 anni fa

Incolpare il Gasperini e come fare dieci autogoll x la società e x i tifosi stessi!!

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4 anni fa

Musso
Toloi Demiral Palomino
Zappacosta De Roon Freuler Maehle
Malinowsky (Koopmainers)
Muriel (Malinowsky) Zapata
(Aspettando Hateboer Gosens Pessina e Ilicic)

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4 anni fa

Io da folle punterei su piccoli

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