“Mi secca perdere gli scontri diretti”. “Ve li dico io gli obiettivi: qualificarci in Champions League, per lo scudetto ne riparliamo tra qualche anno. Se ci qualifichiamo in Europa League la stagione sarà buona, altrimenti brutta”. Tra nervosismo e asticella abbassata alla prova dei fatti, ovvero l’ennesimo esame di maturità da bocciatura, Marten de Roon e Gian Piero Gasperini nel dopogara prenatalizio a Bologna non hanno solo palesato il fastidio per l’occasione perduta del controsorpasso (da quinta, a 29, a un’incollatura dalla Fiorentina) a chi attualmente vale il quarto posto. Il capitano e l’allenatore non hanno fatto che ribadire una verità tanto amara quanto sotto gli occhi di chiunque non li abbia foderati di prosciutto e salame: l’Atalanta di oggi non così forte come il mercato faraonico e certi paragoni scomodi di pura fantasia, benché spesso fatti dai protagonisti tra campo e panchina, pretenderebbero di suggerire.
Gasperini e l’Atalanta che cambia pelle
In realtà l’uomo sulla tolda di comando, che dalla conferma del proseguimento del rapporto ci ha sempre tenuto a far sapere di avere la prima e l’ultima parola sulla squadra, mentre la società è referata in esclusiva alle operazioni a tavolino nelle due sessioni stagionali, non fa altro che ribadire il già detto. Per lui gli orizzonti si scoprono strada facendo. E il delicato equilibrio tra il vecchio e il nuovo, tra quello che lui chiama “il nucleo forte” e i nuovi arrivi da integrare, con l’andare del tempo s’è fatto sempre più precario. Intendiamoci, essersi qualificati agli ottavi di EL con un turno d’anticipo, nel girone dello Sporting Lisbona iperfavorito, è grasso che cola. Obiettivo centrato, almeno lì. Ma la sua creatura proteiforme, a volte solida e nella striscia prima del “Dall’Ara” iperoffensiva e goleadoristica, leggi 11 gol in 3 vittorie di fila sui due fronti (Milan, Rakow col maxi turnover dei giovani e Salernitana) con 6 giocatori diversi, non ha più la corsa a perdifiato sulle fasce dei bei tempi di Conti-Hateboer al meglio-Spinazzola-Gosens, né la fantasia e i cambi di ritmo della premiata ditta Gomez-Ilicic, né tantomeno la coppia dalle uova d’oro Zapata-Muriel al top sottoporta.
Un mercato ad asticella abbassata
Sul piano della corrispondenza prezzi-qualità bisogna chiarirsi definitivamente, al netto della disgrazia al retto femorale di El Bilal Touré, investimento da 31 milioni complessivi che le sliding doors dell’infermeria libereranno soltanto a gennaio, con un mese di ritardo sulla tabella di marcia ipotizzata teoricamente ad agosto. Mitchel Bakker, per dirne una, è costato più del doppio di Robin Gosens e sta fisso in panchina, quando il Gasp non lo lascia a Zingonia a riflettere, come col Diavolo in campionato insieme ad Hans l’olandesone distratto anche lui nella disfatta nella tana della Torino granata.
Gianluca Scamacca è tanto forte e pure tecnico quanto a corrente alternata, ma per i ricorrenti guai alla coscia sinistra, semimembranoso prima e giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore poi, ovvero 4 match filati da spettatore involontario e ogni volta tra condizione e ritmo partita si deve ricominciare daccapo. Certo, ne ha segnati 5+1, mica poco considerando che va centellinato perché diversamente comincia a sapere di tappo.
Perché l’Atalanta non è così forte
Il Gasp sono anni che la rimena con il refrain del bisogno di qualità in attacco e, invece, da rinforzo, perso Emmanuel Latte Lath che a lui piaceva parecchio, gli è toccato “subire” il rientro causa mancato riscatto di Aleksey Miranchuk all’epoca prestato perché in sovrannumero da mancino offensivo. Ultimamente ha fatto bene, ma non è mica uno da sangue agli occhi. Oppure ha dovuto accettare, ben volentieri a sentire l’interessato, la sfida delle sfide, rivalutare e rigenerare Charles De Ketelaere. Bravo, sì, ma di suo decisivo un paio di volte in croce e certamente meno performante dell’usato sicuro Ademola Lookman, ultimamente perfino di Luis Muriel a fine contratto. Il solo Sead Kolasinac, tra i volti inediti, è una garanzia a occhi chiusi, salvo rompersi anche lui dopo aver giocato sulla storta alla caviglia col Napoli e lo Sporting. Normale, quindi, affidarsi ai dejà-vu Matteo Ruggeri e Davide Zappacosta dove bisogna fare su e giù, senza praticamente ricambi veri perché nemmeno Nadir Zortea, a onta della chiusura della pratica all’esordio stagionale col Sassuolo, viene ritenuto all’altezza. Dei problemi della difesa, tuttora orfana di un perno vero perché Berat Djimsiti è adattato, vi diremo nel tardo pomeriggio. Sicuramente, però, 7 ko in 17 giornate, e l’ottavo posto perdendo con Frosinone, Fiorentina, Lazio, Inter, Napoli, Torino e Bologna dicono già maluccio. Valore della rosa oppure no, quel rettangolo verde continua ad emanare verdetti impietosi.



C’e’ da dire che se e’ vera la storia delle commissioni di Gasperini sulle plusvalenze (e non l ha smentita), allora uno incomincia ad avere degli obiettivi diversi: non piu dare il massimo come squadra, ma massimizzare l’esposizione di una potenziale vendita….e siccome i contratti costano e hanno scadenze diverse, spesso le due cose non coincidono…quindi quando si parla di non ‘dare fiducia a X’ forse e’ il caso di dire ‘in questo momento si punta a vendere Y’
La verità che con Sartori compravamo astri nascenti da valutare. Il resto lo a saputo rivalutare Gasperini e il giochino non è più così.
Si compra a cifre importanti ma non sempre si può fare plusvalenza
Un conto è la partita inguardabile con il Torino, un altro è il gioco espresso contro il Bologna dove le occasioni da gol non sono mancate. A volte la sfortuna prevale. Certo il gol subito avendo regalato i tre punti al Bologna suona come una beffa, però essendo nato da un doppio errore difensivo, poteva e doveva essere evitato. Non è certo una squadra da scudetto, ma se si vuole piazzare tra le sette sorelle, sarà bene rimettere mano alla difesa, che mi pare il reparto più in difficoltà.
I conti si fanno alla fine
Le analisi tecnico tattiche di CalcioAtalanta.it pd non avete di meglio da fare sotto Natale?
Sinceramente non siamo da champions) è oro colato l Europa league. Basta.. sognare una semifinale di coppa a maggio E.league. fantastico
Bekeer facciamolo giocare un po’ di più poi vediamo
si lamemta de roon che insieme a scalvini é quello che sbaglia sempre in fase difensiva
La verità è che si è lasciata andare la persona sbagliata ………….. Stesso errore commesso dalla Juventus (pagato carissimo).
Poveri bergamaschi state tornando nell anonimato come da vostra tradizione Bergamo merita la serie b a zappareeeeeee
Suca