Prima i Pagliuca, adesso L Catterton, co-fondata dal colosso della moda Lvmh e dagli Arnault. Stavolta il calcio non c’entra, ma il modello resta identico. Ovvero l’ingresso nel capitale azionario di un fondo private equity, di quelli che immettono denaro fresco. Calcioefinanza.it, riportando come fonte Il Sole 24 ore, scrive del fantasmagorico 1 miliardo e 690 milioni presuntamente in arrivo alla famiglia Percassi per la Kiko, la brand di cosmetici del gruppo.
Dagli USA mezzo miliardo: private equity e Percassi
L Catterton, che in Italia possiede la casa di moda Etro, ha appena lanciato l’OPA su Todās. Questione di famiglie anche qui: ci sono i Della Valle, ex proprietari della Fiorentina. Lāacquisizione di una quota significativa di Kiko sarebbe un altro investimento di rilievo, “con una valutazione basata su multipli di oltre 13 volte lāEbitda previsto per il 2023, stimato intorno a circa 130 milioni di euro”. L’indice Ebitda rappresenta il margine operativo lordo, ossia il reddito di un’azienda basato solo sulla sua gestione operativa, senza considerare gli interessi, le imposte, il deprezzamento di beni e gli ammortamenti.
Da Pagliuca a L Catterton: il calcio fa scuola
Stando alle fonti, dunque, sarebbe un affare molto più vantaggioso dei 350 milioni versati dai proprietari dell’Atalanta nel febbraio di due anni fa per acquisire il 55% di Dea srl, la controllante del club calcistico la cui gestione sportiva ĆØ rimasta alla famiglia originaria di Clusone. Il pallone ha fatto scuola, ora tocca alla cosmesi. La strategia e gli scopi sono identici: il coinvolgimento di un grande fondo internazionale specializzato nel settore, con lāobiettivo di favorire una crescita ulteriore a livello globale, soprattutto nei mercati come gli Stati Uniti.
Uno sguardo alla Kiko
Guidato dallāamministratore delegato Simone Dominici, Kiko ha registrato un bilancio 2022 col segno più praticamente in tutte le voci. +42% per i ricavi, pari a 671 milioni con Ebitda di 75. Il brand punta allāespansione internazionale, con una crescita nei mercati comunitari come Francia (+58%) e Spagna (+50%) oltre a quella nel Regno Unito (+60%). Lāazienda ĆØ presente con oltre 1.000 strutture in circa 75 Paesi.



Serve danaro fresco lāimmobiliare di lusso soffre, i negozi faticano a tirare avanti, cāĆØ crisi per tutti. Brao.
L’immobiliare “povera” soffre, non quella di lusso
Percaā¬ā¬i
Quando si parla di investimenti finanziari, soprattutto con cifre cosƬ alte, a me viene sempre un brivido (non di piacere) lungo la schiena…