Da “è sempre stato onesto e corretto con me nel parlare di questa offerta” dell’estate a “ormai è andato, felice lui, felice chi l’ha comprato e chi l’ha venduto. Tutti vissero felici e contenti”. Dalla serietà all’ironia, la posizione di Gian Piero Gasperini nei confronti di uno dei suoi pupilli che il popolo atalantino, per via di quella manfrina dei certificati a cavallo del rifiuto di giocare la Supercoppa Europea alla vigilia dello scorso ferragosto, a Teun Koopmeiners non l’ha più perdonata. Ex mister 14 milioni più il 10 per cento di rivendita all’AZ Alkmaae e ora mister 51,3 più 6 di bonus, coi suoi 27 anni il mancino olandese, 29 gol e 15 assist in 129 match nel triennio nerazzurro sui 75 e 25 in 323 da professionista (più 3 in 23 nei Paesi Bassi, 4 in 19 in Under 21 e 27 presenze dall’Under 17 in su) è il festeggiato più giovane del 28 febbraio che lo accumuna al neo ottantunenne Giancarlo Savoia, il libero prima di Gaetano Scirea.
Savoia, il libero prima di Scirea
Cagliari, 24 settembre 1972. Giancarlo Savoia, 104 presenze in tutto nella Dea (12 in Coppa Italia, 2 nella Coppa Anglo-Italiana) non c’è, il libero è Gaetano Scirea. Ex punta da ragazzo nella Serenissima Pio X di Cinisello Balsamo, mediano nelle giovanili nerazzurre e quel pomeriggio al battesimo del fuoco nel ruolo che l’avrebbe reso immortale. Il veronese Savoia può dire ai nipoti di aver contribuito all’esordio di una grande carriera. Anche se la sua, a conti fatti, è stata ottima.
Indietro Savoia
Savoia, veronese di Bussolengo, scuola Hellas, arrivato a Bergamo nel 1970 (risalita dalla cadetterìa dopo gli spareggi con Catanzaro e Bari, a a Bologna, 20 e 23 giugno ’71) dopo nove anni di esperienza in gialloblù intervallati da un prestito alla Pistoiese, se ne sarebbe andato proprio alla fine di quella stagione. Segnata, oltre all’esordio del milanese, dal 9-3 a San Siro sulla gobba col Milan e dai 3 ko nelle ultime 3 giornate, l’ultima su autorete dello stopper Giacomo Vianello, con Antonio Maggioni e Bruno Divina a completare un reparto in cui si affacciava anche il futuro presidente Antonio Percassi. Squadra in B, come all’approdo successivo del baluardo difensivo dal casato regale. A Como Savoia – numero 4, la 6 era di Gianfranco Leoncini e poi di Ottavio Bianchi o Giuseppe Picella – non riuscì a centrare il quarto salto di categoria (il primo in A a casa sua, nel ’68; nel ’62 dalla C) di una carriera con più di 400 gettoni da professionista (307 solo in B), cosa che fece a Perugia senza seguire la squadra nella massima serie. Rimini e Forlì, appendendo le scarpe al chiodo trentatreenne, le ultime stazioni.
Koopmeiners, il reprobo dai certificati per depressione
Quanto a RoboKoop, trequartista ideale per il Gasp nella sua concezione di regista alto-pressatore-centrocampista sovrannumerario-tiratore scelto, niente e nessuno potrà togliere ai tifosi ma anche al club l’amaro in bocca per modi e tempistiche delle scelte estive. Vabbè che il 21 marzo dell’anno scorso, prima di partecipare comunque alla cavalcata trionfale in Europa League fino ad alzare il trofeo sotto i cieli di Dublino in faccia al Bayer Leverkusen, c’era stato quel segnale di addio fortissimo pubblicato da De Telegraaf poi parzialmente rabberciato dalla dichiarazione d’impegno assoluto per la maglia a mezzo Instagram. Dallo stesso canale, del resto, anche l’annuncio del passaggio in nerazzurro, ben prima dell’ufficializzazione. Il non più ragazzo di Castricum che all’inizio, nell’annata da ottavo posto uscendo dalla Champions ai gironi col Villarreal per poi arrestarsi ai quarti di Europa League col Lipsia, era definito dal suo mister come “uno che vaga per il campo, noi non giochiamo così”, nonostante le bizze da sciantosa per agevolarne il trasferimento multimilionario alla corte di Thiago Motta era un tipico prodotto paesano. Fino a 11 anni, la sua realtà si chiamava RKSV Vitesse ’22, la squadra della cittadina natale di 37 mila abitanti, un’oasi di dune sabbiose sul Mare del Nord. Anche la fedeltà, come s’è visto, è scritta sulla sabbia che il mare si porta via. Auguri.

nella foto: Teun Koopmeiners


