Raffaele Palladino ha iniziato a tracciare la sua strada alla guida dell’Atalanta, e il primo vero banco di prova arriverà mercoledì sera a Francoforte, nel match di Champions che può indirizzare la stagione europea dei nerazzurri. La sconfitta contro il Napoli, per quanto pesante nel primo tempo, ha fornito spunti chiari su cui lavorare, anche nel brevissimo tempo a disposizione.
Atalanta, la priorità è mentale
Il tecnico ha colto subito un limite psicologico: troppe partenze ad handicap, troppa discontinuità nell’approccio alle gare. Come ha detto lui stesso in conferenza, «molte squadre sul 3-0 avrebbero mollato, noi no». Un segnale positivo, ma che non cancella le amnesie iniziali. Serve ricostruire l’autostima di un gruppo reduce da tre sconfitte consecutive in campionato e appena 5 punti raccolti nelle ultime otto partite.
Come riporta La Gazzetta dello Sport, le correzioni viste al Maradona indicano la volontà di rompere col passato. Dopo un primo tempo opaco, Palladino ha cambiato modulo, uomini e atteggiamento. Non sarà una copia della gestione Gasperini: la sua Atalanta avrà scelte forti e filosofie nuove, anche a costo di decisioni radicali. Ne è un esempio l’inserimento di Zalewski e Scamacca, due mosse che hanno dato nuova linfa alla squadra. E altri potrebbero presto tornare protagonisti, come Kolasinac e Musah, finora poco utilizzati ma potenzialmente utilissimi.
Atalanta, la difesa è da registrare
Il crollo difensivo è uno dei nodi principali. Dopo una partenza solida – solo 7 gol subiti nelle prime 9 giornate – l’Atalanta ne ha incassati altrettanti nelle ultime tre. La retroguardia ha perso sicurezza, e in una squadra ancora poco brillante in attacco, ritrovare equilibrio dietro è fondamentale. Palladino dovrà lavorare sulla linea difensiva, sulla pressione alta e sul posizionamento, soprattutto in transizione. Il problema del gol è l’altro fronte critico. Con appena 14 reti segnate in 12 partite di campionato – peggior dato dal 2015/16 – nessun attaccante ha superato quota due gol stagionali. Un’anomalia per un reparto che dovrebbe garantire molto di più. Il ritorno di Scamacca, protagonista con un assist e grande presenza fisica contro il Napoli, può essere il punto di ripartenza. Ma non può bastare: serve una manovra più fluida, servono esterni in grado di allargare il gioco e aprire spazi, e soprattutto servono più collegamenti tra centrocampo e attacco.
Le fasce, finora sottoutilizzate, tornano centrali nel progetto. Palladino ha ribadito l’importanza di creare ampiezza, soprattutto contro avversari che chiudono il centro. È un aspetto che l’Atalanta del passato ha spesso saputo sfruttare e che oggi potrebbe rappresentare una delle chiavi per tornare pericolosa negli ultimi 30 metri.
Mercoledì a Francoforte si alzerà il sipario sulla nuova Atalanta europea. Una squadra ancora in transizione, ma con la necessità immediata di invertire il trend. Palladino ha poco tempo, ma idee chiare: testa, struttura, nuovi volti e un attaccante ritrovato come Scamacca. È da qui che può partire il rilancio.


