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ESCLUSIVA – Mario Mazzoleni: “Sicuri di volere un calcio col Var?”

Var sì, Var no. Il Video Assistant Referee è sempre più protagonista indiscusso del nostro campionato. Ieri, in occasione di Chievo-Atalanta, è stato determinante in ben tre occasioni. Troppe? Forse. Certamente è stato possibile fare chiarezza su alcuni episodi, ma tempi e modalità lasciano ancora perplessi. Per capirne di più abbiamo intervistato l’ex arbitro, Mario Mazzoleni.

Mazzoleni, Var sì o Var no?
“Può essere uno strumento giusto per risolvere alcuni casi, ma dobbiamo partire dal presupposto che così il calcio è destinato a cambiare e a non essere più lo sport che amiamo. Sono favorevole alla tecnologia ma di questo passo si rischia che il calcio diventi più meccanico e meno passionale”.

Quali sono, secondo lei, le problematiche del Video assistant referee?
“Diverse. Per prima cosa le persone che determinano le decisioni, magari inesperti e non pronti per la Serie A. Poi c’è un problema di tempistiche. In occasione del rigore dato e poi tolto a Petagna il Var ha fatto chiarezza, ma io mi domando se è questo il calcio che vogliamo vedere. Io preferisco quello di una volta”.

Il rischio non è che siano gli stessi arbitri ad abusare di questa tecnologia?
“Ha centrato la questione. Il Var non deve togliere all’arbitro l’attenzione è la personalità per prendere delle decisioni importanti. Rischiamo che ci sia un appiattimento della classe arbitrale. Gli effetti non si vedranno quest’anno ma nel prossimo futuro”.

Meglio il Var o gli addizionali dietro le porte?
“Il Var. Non sono mai stato d’accordo con l’introduzione degli addizionali. È stata la cosa più inutile che si sia vista nel modo arbitrale negli ultimi trent’anni e infatti sono stati tolti”.

C’è una via di mezzo che possa accontentare tutti?
“Purtroppo no. O si torna a un calcio tradizionale dove si accetta l’errore dell’arbitro, oppure ci dovremo abituare all’idea di un calcio nel quale, dopo una decisione arbitrale, si assisterà a dei salottini, magari coinvolgendo allenatori e capitani. Speriamo che il calcio non imploda su se stesso per l’abuso della tecnologia”.

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