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La rovesciata e la meteora: compleanno per Pinilla e Rigoni

pinilla

Il gesto stilistico a testa in giù è sempre stata la specialità di casa per l’oriundo di Lumarzo. Bei ricordi per Pinilla, ma la meteora Rigoni ha lasciato poche tracce

Uno, amicissimo del Papu Gomez tanto che le rispettive famiglie allo stadio condividevano lo skybox, prosegue il discorso iniziato a gennaio 2019 col Coquimbo Unido, alma mater dell’ex compagno Carlos Carmona, dopo il rientro in patria nell’Universidad de Chile. L’altro, argentino di sangue tricolore forse più di lui, ormai, sono due inverni di fila che lo Zenit San Pietroburgo deve riprenderselo, visto che altrove fa flop: alla Sampdoria, 1 presenza, peggio che all’Atalanta, 12 condite da un tris in porta, decisivo per conquistare due pareggi. Impossibile mettere sullo stesso piano chi in nerazzurro ha segnato 13 gol, di cui 5 in rovesciata, in 39 partite, e chi invece s’è limitato a 3 (doppietta alla Roma a 2-2 al fotofinish col Milan). Mauricio Pinilla ed Emiliano Rigoni, gli ex da compleanno oggi, 4 febbraio, spengono rispettivamente 36 e 27 candeline.

PINILLA, IL MONDO IN ROVESCIATA. Arrivato a gennaio 2015 dal Genoa, il nazionale cileno Pinilla ci ritornò esattamente due anni più tardi, scartato da colui che aveva fatto lo stesso all’ombra della Lanterna: Gian Piero Gasperini. Una bella girandola di allenatori, due mesi di Stefano Colantuono e quasi una stagione e mezza agli ordini di Edy Reja, per uno che il 28 giugno 2014 per colpa di una traversa (sull’1-1) per poco non sbattè fuori agli ottavi (persi ai rigori) il Brasile nei Mondiali targati verdeoro e capace di chiudere la sua esperienza a Bergamo trasformando il penalty decisivo nel 2-1 casalingo all’Inter il 23 ottobre 2016 (prima, botta e risposta Masiello-Eder) dopo il fallo di Santon su Kessie. In quella che è stata una delle sue 15 casacche in carriera, il bomber di San Bernardo, regione metropolitana di Santiago, ordiundo di Lumarzo (Ferrera, i nonni materni), si fece espellere con Torino e col Sassuolo, guarda caso due squadre cui segnò in rovesciata da atalantino come con Cagliari, Cesena e Milan. Rappresentato da Ivan Zamorano, nel 2003 finì all’Inter e quindi in prestito al Chievo prima farsi Celta Vigo, Sporting Lisbona, Racing Santander, Heart of Midlothian, Vasco da Gama, Apollon Limassol, Grosseto, Palermo e Cagliari.

RIGONI, IL PLURI-BOCCIATO. Per Rigoni, invece, siamo alla seconda bocciatura e al contestuale ritorno all’ovile dello Zenit. In Europa League l’ipotetica risposta alle lagnanze del Gasp da “mercato triste”, rivelatosi non disciplinabile né inquadrabile tatticamente (“A volte lo zucchero non basta, ci vuole il sale”, la memorabile battuta del mister in sala stampa), non poté giocare in quanto arrivato all’ultimo tuffo dopo averlo fatto coi russi. Prestito risolto e via, dopo più di un mese fuori rosa, con vacanze natalizie in patria allungate per l’oriundo di Colonia Caroya che in Russia ha giocato anche con Claudio Marchisio oltre che con connazionali come Kranevitter, Driussi e Mammana. Disattese, quindi, le promesse del grande annuncio del 17 agosto 2018: la Dea uscì dall’EL ai playoff ai rigori a Copenaghen senza poterlo schierare, ma sarebbe arrivata quarta in A qualificandosi ai gironi di Champions League. Un Rayo (soprannome) senza sole. 6 volte titolare, di cui 4 (Roma, Cagliari, Spal e Torino) prima del rientro a tempo pieno di Josip Ilicic, colpito da ascesso e infezione batterica ai linfonodi, e poi solo spiccioli tra una panchina (4 senza alzarsi) e l’altra: di nuovo titolare con Napoli e Udinese per la squalifica dello sloveno (rosso a Empoli), un anticipo dell’oblio. Tanti auguri, e complimenti per i due gol atalantini su tre di destro, per l’ex ragazzo del Belgrano Cordoba con presenze anche nell’Independiente.

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