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Gasperini, primi 5 anni da atalantino

Atalanta

L’allenatore nerazzurro Gian Piero Gasperini compie i suoi primi 5 anni da atalantino. Un lustro pieno di gioie e successi, pur senza trofei

239 panchine, al lordo di quelle occupate dal vice Tullio Gritti in occasione di espulsioni e squalifiche, corredate da 127 bottini pieni, 59 pareggi, 53 sconfitte, un quarto, un settimo e tre terzi posti di fila con altrettante qualificazioni alla Champions League. Gian Piero Gasperini, il 14 giugno di 5 anni fa, veniva ufficializzato come successore di Edoardo Reja nel ruolo di allenatore dell’Atalanta. Un lustro temporale che ha dato lustro sul spiano tecnico, sportivo e del risultati a una realtà ormai consolidatasi come big aggiunta nel panorama calcistico nazionale e internazionale.

GASPERINI, 5 ANNI DA ATALANTINO. Un quinquennio partecipando sempre alle competizioni europee dalla qualificazione all’Europa League al primo colpo in avanti, un quinquennio inaspettato e trionfale. Pur senza alzare il tanto sospirato trofeo, anche se a detta dello stesso Gasp confermarsi e poter continuare a competere tra le migliori d’Europa è già di per sé un titolo. In sede di presentazione, esattamente il giorno dopo l’ufficialità, il presidente Antonio Percassi lo definì un “maestro di calcio”. Di rimando, l’interessato assicurò, con una promessa al tempo dal sapore della boutade: “Insieme ci divertiremo”.

I 5 ANNI DEL GASP. e DIRE CHE NON DOVEVA ARRIVARE LUI… Il vertice societario, nell’occasione, scongiurò sapientemente qualunque possibile riferimento alla circostanza, comunque sotto gli occhi e a conoscenza di tutti, che il profeta di Grugliasco era di fatto una seconda scelta. In pole position, salvo tornare ai box per la marcia indietro del Chievo che non lo lasciò partire, c’era Rolando Maran. Una sorta di piccola colonia dei Mussi traslocata nella Bassa Bergamasca, insieme al responsabile dell’area tecnica Giovanni Sartori, il primo spot del mister trentino, e al responsabile del vivaio Maurizio Costanzi. Tre giorni dopo il Gasp, poi, Alberto Paloschi, che come faro dell’attacco non avrebbe funzionato, ma questa è un’altra storia. A posteriori, inutile sottolinearlo: viva le seconde scelte.

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