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La Gazzetta: “Chiudere il calcio, errore e contraddizione”

atalanta

Perché niente limitazioni ai centri commerciali, mentre per gli stadi si torna a minacciare la chiusura, se non lo stop al calcio? Se lo chiede la Gazzetta dello Sport

Di nuovo i lucchetti al calcio, un’azienda con fatturato, indotto e imponibile di primaria importanza per il sistema Italia, mentre durante la recrudescenza dei numeri della pandemia i centri commerciali restano tranquillamente aperti a chiunque anche senza super green pass? Una contraddizione colta dall’editoriale della Gazzetta dello Sport a firma del direttore Stefano Barigelli, che si chiede: perché punire il calcio?

LA GAZZETTA: NON CHIUDETE IL CALCIO. “Fermare il campionato avrebbe il sapore di una punizione per un’industria percepita ancora come un gioco”, si legge, in riferimento alla telefonata vagamente minacciosa, da aut aut, del premier Mario Draghi al presidente della FIGC Gabriele Gravina. Uno sbaglio madornale, si sottolinea, anche solo tornare alle porte chiuse, quando resta aperto tutto il resto: il pallone è alleato del certificato verde da tri-vaccinati, più regole di così, appunto, si chiude.

IL CALCIO, IMPRESA DA NON PUNIRE. Il calcio, questa l’altra tesi della Gazzetta a sostegno del proprio appello, è anche impresa che garantisce lavoro, redditi e impatto sul Prodotto Interno Lordo oltre a un miliardo annuo al fisco (nel pre covid). Un simbolo di unità di un Paese disgregato su troppi altri temi. Un movimento che andrebbe aiutato e non punito ancora. Dopo il crollo dei ricavi dei club e l’elargizione di una decina di milioni a fronte del miliardo di ristoro regalato al cinema, perché dare il colpo di grazia a un’impresa che produce?

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