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Pelizzoli dice 42. Da Mister 27 Miliardi all’Accademia Favini

Alla Roma all’alba del millennio per una cifra spropositata, Ivan Pelizzoli è tornato da qualche anno al suo primo amore. Oggi ne fa 42

Da qualche stagione esercita le funzioni di segretario sportivo del settore giovanile affiancando David Colciaghi. Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Ivan Pelizzoli, Mister 27 miliardi al suo passaggio alla Roma allo scollinare del nuovo millennio dopo 40 reti subite e 12 clean sheet nerazzurri agli ordini di Giovanni Vavassori, alla fine alla base è rientrato davvero. Oggi, venerdì 18 novembre, il portierone di un metro e novantasette si staglia con la sua figura slanciata dietro una scrivania dell’Accademia Favini da festeggiato speciale in casa Atalanta: sono esattamente 42 candeline. Il guantato del settimo posto dell’allora neopromossa, forte di un curriculum da canterano di tutto rispetto (“Dossena” ’97, scudetto ’98 con Cesare Prandelli), finì poi alla Lokomotiv Mosca dopo essere stato anche alla Reggina: la più ricca delle plusvalenze di inizio secolo, che pure aveva visto lanciare dalla Dea Morfeo, i gemelli Zenoni, Pazzini e Montolivo.

QUEL 2001 DELLA SVOLTA. Soffiato il posto ad Alberto “Jimmy” Fontana, Pelizzoli, cognato di Michele Bacis, compagno nelle giovanili e nell’apprendistato in C a Trieste sul finire degli anni novanta, tra la Capitale e lo Stretto si guadagnò anche il quarantaquattresimo posto nel ruolo all time dell’International Federation of Football History & Statistics. In giallorosso, 2003-2004, il record d’imbattibilità di 774 minuti, il quarto prima di retrocedere al quinto nel marzo 2016 complice Gigi Buffon (davanti ci sono anche Seba Rossi, Zoff e Da Pozzo): dalla quarta di campionato con l’Ancona (3-0) del 28 settembre al minuto 89 dell’undicesima nel 3-1 al Lecce, con il futuro nerazzurro Chevanton a rompere l’incantesimo.

DA ROMA IN GIU’. Nel poker d’annate sotto Fabio Capello gli fece le scarpe piano piano Francesco Antonioli. Anni comunque d’oro. La Supercoppa Italiana, il titolo di “Saracinesca d’Oro” nel 2004 (il meno battuto d’Europa, 14 in 31 gare), le porte aperte della Nazionale maggiore e quella olimpica: cartellino timbrato nelle amichevoli – targate Trap e Lippi – con Finlandia e Svizzera, più il bronzo ad Atene 2004 sotto Claudio Gentile che fa coppia con quello nell’Europeo Under 21 in Svizzera di due anni prima. Poi, la promozione miliardaria nel Grande Inverno russo: Gianluca Curci e il valzer delle panchine (Prandelli, Voeller, Delneri e Conti) proiettano lo zar Ivan alla stagione e mezzo sullo Stretto con Walter Mazzarri, fino all’approdo moscovita nel gennaio 2007. Una coppa nazionale e tante incomprensioni, fino a diventare l’ultima delle riserve.

DA BALIA DI PERIN ALLA B. L’ultima stazione è stata il Foggia nel 2017, ma il richiamo della foresta a fine estate del 2010 aveva proiettato il portierone nell’AlbinoLeffe (Madonna e quasi subito Mondonico in panchina). Una rumba proseguita a Cagliari alle spalle del conterraneo Michael Agazzi, perché Federico Marchetti era fuori rosa in attesa di accasarsi alla Lazio, a Padova, a Pescara da balia di Mattia Perin (2012-2013), a Chiavari, a Vicenza, a Piacenza e in Daunia da secondo di Guarna. Auguroni a lui e alla famiglia: la moglie Silvia da Colognola, le figlie Asia (18 anni) e Gaia (16), campionessa d’equitazione, e dulcis in fundo il piccolo Marco (8).

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