Siamo a due casi, in casa Atalanta. Perché ieri sera a DAZN hanno avvistato il presidente Antonio Percassi in panchina, nel grado sotto lo zero di Bologna. “Ci pare”, il distinguo che salva capra e cavoli. Il precedente del 5 novembre, invece, riguarda l’amministratore delegato. Era la lite tra Ivan Juric e Ademola Lookman, tirato per il braccio durante la sostituzione dal tecnico poi esonerato in occasione della successiva gara col Sassuolo a Bergamo. Niente da fare, a e da Sky in tanti hanno desunto che a dividere i due, quel 5 novembre a Marsiglia, ci fossero oltre ai panchinari e al vice Matteo Paro anche Luca Percassi. In quel caso e in questo, era sempre lui, il team manager Mirco Moioli, in realtà ben poco somigliante a entrambi. Uno che lavora per il club nell’ombra da vent’anni e più, il collegamento imprescindibile tra società e spogliatoio.
Il team manager scambiato per i Percassi
Sarà che l’ex portiere dell’Intim Helen Telgate e dell’Orceana, imprenditore nel ramo automobilistico, non ha conservato che il minimo sindacale della zazzera che aveva da giocatore. Ma non è che tutti i calvi siano uguali. Del resto, anche l’espulso di turno del 7 gennaio al “Dall’Ara”, prima scambiato per collaboratore tecnico del mister di casa Vincenzo Italiano e poi presentato come “il delegato”, sanzione contestuale al giallo per l’allenatore, in realtà è il preparatore dei portieri Vincenzo Sicignano. Basta googlare per sincerarsene. Così come Moioli non è Percassi, né Antonio né Luca. Alla ribalta, del resto, preferisce non salirci. Il diritto all’oblio esiste per tutti. Il dovere di cronaca è datato 12 luglio 2020, quando difese l’onorabilità di Gian Piero Gasperini e dell’Atalanta tutta, accusata di scansarsi contro la Juve, alla partenza dalla stazione di Treviglio, con un parolone di troppo. Era il post ripresa di campionato dalla prima ondata covid-19, con Bergamo sotto accusa di aver infettato il resto d’Italia. Quando è troppo, è troppo…


