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Mistero Duvan: oggi in campo, sabato no

Il centravanti colombiano, rientrato lunedì a Zingonia e premiato al Gran Galà AIC, di nuovo al lavoro. Sabato 7 niente Verona. E a Kharkiv?

Il mistero può continuare, e pazienza se i tifosi devono rimanere sulle spine per un supplemento indefinito di tempo. Quasi due mesi out, per quella maledetta lesione all’adduttore destro nella partita più inutile del mondo, Colombia-Cile, 12 ottobre, ad Alicante. Eppure a Duvan Zapata, rientrato ieri dalla sei giorni a Siviglia col suo fisioterapista di fiducia Carlos Pedrosa e l’omologo dell‘Atalanta Simone Campanini (più il nebuloso consulto a Barcellona col professor Ramon Cugat), la chiusura della parentesi spagnola non regala ancora certezze. Riassaggiata Zingonia lunedì giusto per i saluti prima di ricevere il premio del posto nella top 11 al Gran Galà del calcio AIC, stamattina tocca al campo. Un allenamento che non può non essere differenziato. E ben difficilmente gli farà riassaporare sabato 7 dicembre contro l’Hellas Verona l’erba del Gewiss Stadium, calpestata del resto una sola volta, nel vernissage nerazzurro col nuovo impianto, il 6 ottobre scorso nel 3-1 con rete e assist (a Gomez) al Lecce.

DUVAN TRA IL VERONA E LO SHAKHTAR. Gian Piero Gasperini è stato chiaro, a costo di ripetersi fino allo sfinimento: chi ha paura a tirare o a scattare non può giocare, punto e basta. Dopo aver cullato il sogno di portare almeno in panchina il toro di Cali il 6 novembre nel retour match a San Siro col Manchester City, il tecnico ha dovuto arrendersi all’evidenza. Sottolineando più volte che a dispetto degli esiti degli esami medici vanno rispettate anche le sensazioni del giocatore, 6 gol in 7 partite di campionato più 2 e 1 in Champions League, proprio allo Shakhtar (il primo ottobre, a Milano), la squadra che mercoledì 11 potrebbe accompagnarne il sospirato rientro in campo.

DIECI SENZA DUVAN. Tre gare di coppa e ben sette di campionato senza Duvan sono tante. E hanno costretto il Gasp a inventarsi formule per un attacco orfano del suo terminale. Luis Muriel ci ha messo del suo, vedi 8 palloni in porta di cui 3 dal dischetto più quello in Champions martedì scorso contro la Dinamo Zagabria, ma è un uomo d’area che non ama le sgroppate di decine di metri alla volta portandosi via due marcatori come il connazionale e soprattutto non ha la stessa tenuta sui 90 minuti. Josip Ilicic (5) è un fantasista che ama girare al largo, il Papu Gomez (4 e 5 assist più 1 e 1) ormai è deputato a cucire il gioco e da punta è di fatto un riciclato. In conclusione, nello sprint tardo autunnale sui due fronti si spera di poter tornare ai vecchi slogan: viva Zapata, arriba Zapata!

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