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Tra il Valencia e Lecce, il processo mediatico: giù le mani dall’Atalanta

Sotto accusa le partite dell’Atalanta con Valencia e Lecce. Tra 19 febbraio e 10 marzo, il processo mediatico punta il dito sul presunto contagio nerazzurro

Le domande in rete del popolo bue, stile “Possibile che a Bergamo nel calcio di serie A non ci siano casi? Cosa si prendono i giocatori?”, sono la spia di un fenomeno mediatico all’intersezione del processo a posteriori con lo scaricabarile, non bastasse quello quotidiano tra i vari livelli istituzionali. L’emergenza Coronavirus si sta accompagnando a una manovra mediatica tesa a fare di Atalanta-Valencia la partita-focolaio. La politica e pure la medicina che si arrendono all’idea di mettere il calcio nel mirino per servire sul piatto i colpevoli della “detonazione virale”, gli untori del seggiolino accanto. Fuffa elevata a scienza esatta. Ipotesi trasformate in verità rivelata, senza più la possibilità di fare il tampone ai 45 mila presenti per tirar fuori lo straccio d’una prova a sostegno. La pandemia risale a gennaio e chi dovere l’aveva sottovalutata. L’andata a San Siro è datata 19 febbraio, il primo italiano infetto due giorni più tardi. Non parliamo del ritorno, il 10 marzo, a porte chiuse, a contagio ormai scatenato e senza più freni. E in mezzo la famigerata trasferta di Lecce, il primo di quel mese, con la pizzeria sbagliata finita in diretta tv, quando s’era ammalato il titolare di un’altra che cn pranzi e cene dei tifosi nerazzurri non c’entrava.

ATALANTA, LA TRIANGOLAZIONE CON VALENCIA E LECCE. Le triangolazioni sportive della squadra di Bergamo, capoluogo della provincia più colpita d’Italia, nel cuore e nel cervello tenerissimi degli amanti della fuffa hanno dunque preso il posto di quelle commerciali Italia-Ue-Cina probabilmente all’origine di tutto anche secondo il direttore dell’Ospedale Sacco di Milano, il professor Massimo Galli, cha ha supervisionato l’isolamento di tre sequenze genetiche “lombarde” su cinque del ceppo italiano stabilendone la parentela con una di Monaco di Baviera. E così le tre partite di pallone della banda di Gian Piero Gasperini, nel tam tam di giornali, on line e tv, tra una fregnaccia sulle birre passate di mano dai valenciani agli atalantini agli inesistenti rendez-vous di massa sulla metropolitana lilla, hanno confezionato il pacchetto sorpresa delle spiegazioni comode da ripetere a pappagallo all’orecchio dei creduloni e di quanti osino ancora puntare il dito sui colpevoli ritardi della classe dirigente.

FATTI E SUPPOSIZIONI: L’ATALANTA SE NE FREGA. I tifosi se ne sarebbero dovuti restare a casa invece che continuare a praticare anche solo una parvenza di vita sociale, insomma. E sì che a onta dello stato d’emergenza per sei mesi firmato da Palazzo Chigi il 31 gennaio (Delibera del Consiglio dei Ministri) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il primo febbraio, di provvedimenti o decreti, di ordinanze della Protezione Civile o delle Regioni, il 19 febbraio, nisba, nessuna traccia. La coppia di cinesi ricoverata il 29 gennaio allo “Spallanzani” di Roma? Il manager codognese, capofila dei connazionali ospedalizzati per Covid-19? Il paziente zero tedesco scovato ai piedi del picco l’11 marzo scorso, proveniente dall’epicentro della pandemia cinese e accertato a Codogno il 25 gennaio? La zona rossa mai fatta all’imbocco della Valseriana? #Bergamononsiferma con biglietto valido tutto il giorno per affollare il capoluogo la domenica dopo quella dell’inizio del contagio? Il primo caso nella Commmunitat autonoma, e parliamo di decesso, il 13 febbraio, una decade prima di qualunque positività dalle nostre parti? Le Fallas valenciane chiuse solo poche ore prima del match di ritorno con centinaia di migliaia di persone per le strade? Tutto dimenticato.

L’ATALANTA FRA DITO PUNTATO E INVIDIA. Macché: dev’essere per forza colpa della partita zero, la bomba biologica secondo la vulgata corrente nell’Italia degli epidemiologi-pneumologi a scoppio ritardato e soprattutto improvvisati. Dai piani alti di Zingonia, zitti e mosca: si va avanti con le precauzioni e la quarantena post Mestalla, senza nemmeno sognarsi di replicare a fandonie da spazzatura, con fine pena mercoledì 24 marzo per i calciatori costretti agli esercizi motori a casa. Quando sarà finita, forse ci rideremo sopra. Perché oltre che di malafede, la storiaccia del dito puntato sullo sport per nascondere con la foglia di fico le responsabilità vere puzza d’invidia lontano mille miglia. Le imprese sportive non si cancellano, così come i fatti e i misfatti di chi ha l’onere di decidere per la salute di tutti e lo fa settimane se non mesi dopo, quando i buoi sono scappati dalla stalla calpestando anche i mandriani di buona volontà.

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6 mesi fa

Hanno ragione:vi spiego la mappatura del virus,primo lato del triangolo 4pere-7pere 4 pere 🍐….

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6 mesi fa

Certo che quei 250 a Lecce….

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6 mesi fa

siamo nelle mani di pagliacci

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6 mesi fa

Troppo comodo additare quelle due partite dell’Atalanta come colpa della situazione attuale. Il virus era gia’ presente da fine gennaio. Fino al 22 febbraio si è continuato a giocare. E in tutta la Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna si registravano casi. Quindi tutte le partite giocate fino a quel 22 febbraio potrebbero essere state “contagiose”. Perché, invece, Alzano e Nembro non sono state dichiarate zona rossa come continuavano a chiedere i sindaci? Ripeto, troppo comodo usare il nome dell’Atalanta considerando Atalanta_Valencia partita 0. Zero è quello che ha in testa un certo Presidente del Consiglio che in un mese… Leggi il resto »

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6 mesi fa

Ho letto che non è colpa dell atalanta dicono che a valencia prima che i tifosi di valenzia sian venuti a milano ć era gia stato un caso a valenzia tenuto nascosto… e da li i tifosi venuti a milano hanno infettato milano ..poi milano ci va una marea di bergamaschi e bresciani a lavorare…meditate

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6 mesi fa

I nostri politici hanno pensato bene, sapendo che il virus era già circolante di lasciare aperte le province di Brescia, Bergamo e Milano altrimenti si sarebbe fermata il 50% dell’economia nazionale con danno per i propri interessi, chi parla di Atalanta si sciacqui la bocca visto che questi nostradamus è da quando è iniziato tutto che non sanno che pesci pigliare

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6 mesi fa

Il problema adesso è uscirne dopo si tirerà le somme

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6 mesi fa

Popp pera

Claudio Calvi
6 mesi fa

Nessuno dice che la colpa della situazione è colpa della partita ma che ha favorito, è incontestabile.smettetela di fare gli scontrosi per nulla.dimostrate solo disonestà intellettuale.si può essere tifosi senza mandsre il cervello all’ammasso.

Cocco
Cocco
6 mesi fa

L atalanta è la colpevole di tutto. Immaginiamoci:ha peccato di superbia perché voleva vincere il campionato e la Champions League e quindi 45mila assatanati tifosi pieni di corona virus oltreche di polenta taragna,di casonsei e con fiaschi di vin brule’ si sono portati a san Siro per infettare l intera lombardia. Sebza parlare poi di quelli che si sono recati a Lecce per infettare abche il Sud con la loro parlata e il dialetto ostrogoto e incomprensibile. Poi per il ritorno a Valencia essendo la partita a porte chiuse essi sono rimasti a casa ma col cuore erano là in… Leggi il resto »

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