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Gasp, rivincita per Bergamo: “Ci è toccato pure passare per untori”

Gasperini

La voglia di rivincita del tecnico a nome di Bergamo, che nella pandemia ha perso troppi morti: “Molti non hanno potuto salutarli, poi siamo passati per untori”

“Giocheremo per la nostra gente, abbiamo avuto lutti anche all’Atalanta. Ho amici che hanno perso parenti senza aver potuto salutarli: hanno ritirato il sacchetto degli effetti personali. Dopo il dolore, ci è toccato anche passare per untori: veniamo dal periodo più buio, giochiamo nello stadio della luce, con un’energia speciale”. Firmato Gian Piero Gasperini, che alla Gazzetta dello Sport prefigura nel quarto di Champions League col Paris Saint-Germain una rivincita per Bergamo, falciata dalla fase più acuta della pandemia di Coronavirus.

GASP PER BERGAMO… E PER I RICORDI. Il Gasp, col suo biografo Luigi Garlando, si lascia andare anche a un ricordo specialissimo. “15 maggio 1968, semifinale di Coppa Campioni Juventus-Benfica a Torino: giocai un’esibizione prima della partita, poi da raccattapalle vidi Eusebio, la Perla Nera, segnare una punizione magnifica. Ora nello stadio del Benfica sono io a cercare la semifinale. E iniziai alla Sisport a insegnare calcio ai bambini di 10 anni, quanti ne avevo io allora”.

GASP: DALLA JUVENTUS A BERGAMO. “Seguivo anche i corsi di promotore finanziario, poi dopo il settore giovanile alla Juventus rischia scegliendo Crotone: trovai Domenico Borrelli che mi sono portato anche a Bergamo – ha ricordato ancora il Gasp -. Peppino, il marito della sua preside, dava ripetizioni di greco e latino a mio figlio Andrea: abitavamo da loro. Ho nel cuore Crotone e anche il Genoa, dove il mio preparatore dei portieri era Gianluca Spinelli, ora al PSG: abbiamo casa entrambi ad Arenzano. A giugno, a cena, gli avevo detto che ci saremmo beccati”.

GASP E L’ATALANTA DA BAMBINI. “Se l’Atalanta gioca un calcio allegro è anche grazie a quei bambini della Sisport. Ogni esperienza e ogni volto mi sono serviti ad arrivare a Lisbona – chiude l’allenatore nerazzurro -. L’Inter è stato un passaggio di formazione: in coppa, contro il Trabzonspor, feci la difesa a 4 e persi. Dopo i 5 gol presi dal City, nessuno dei miei giocatori è mai venuto a suggerirmi un passo indietro: è il mio orgoglio più grande. Sono fieri del calcio che giochiamo”.

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