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Auguri a Livaja, dalla lite coi tifosi al ritorno a casa

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Compie 2 anni il talentuoso attaccante croato, tornano all’Hajduk dove aveva fatto due anni di settore giovanile. Auguri al campione che avrebbe potuto essere

Ha appena vinto, a ruota del triennio nell’AEK Atene con titolo greco nel 2018, la Coppa di Croazia e a quota 28 il titolo di capocannoniere nell’Hajduk Spalato, club della sua città in cui dal 2009 al 2011 aveva fatto due anni di settore giovanile prima di trasferirsi a quello del Cesena in Italia. Ma Marko Livaja, a Bergamo, nonostante un talento sconfinato e i 98 gol in 280 match in carriera nazionali escluse, di cui 6 in 34 allacciate di scarpe in nerazzurro, è ancora noto, pardon famigerato, per il pugno a Ivan Radovanovic in una disfida serbocroata da allenamento, i battibecchi con Stefano Colantuono, la rivalità con l’intoccabile German Denis cui piaceva giocare soltanto con Maxi Moralez dietro, il sodalizio anche fuori dal campo con la sola Zanzara De Luca e pure un “bastardi” ai tifosi che lo contestavano. Una stagione e mezza dal gennaio 2013 alla primavera 2014, una scommessa persa. Oggi, 26 agosto, compie 29 anni proprio nel giorno di Sant’Alessandro. Lo scazzo coi le prime file della tribuna centrale il 19 aprile 2014 contro il Verona convinse le parti che era ora di cambiare aria: via, al Rubin Kazan, per l’inizio di un’altra vita.

LIVAJA: SINTESI DI PUGNO E “BASTARDI”? Arrivato dall’Inter nella sessione invernale come parziale contropartita per Ezequiel Schelotto, Livaja, cresciuto tra Gonsk Gabela, Omladinac Vranjic e Dinamo Zagabria, nel Belpaese aveva cominciato appena maggiorenne dopo il prestito a Lugano senza giocare. In seguito, anche una capatina a Empoli a titolo temporaneo, il Las Palmas, la Grecia e infine il ritorno alle origini. Il 29 marzo 2013, un mesetto e oltre i primi palloni nel sacco, nel 2-3 interno e nevoso contro la Roma, il primo provvedimento di esclusione. Il 7 maggio successivo, il pugno. Il 19 aprile dell’anno dopo, invece, il “bastardi” ai tifosi sui social network per quelle contestazioni a suon di “zingaro tornatene a casa”. Di Marko si ricordano soprattutto le mattane?

LIVAJA, L’ANTI-DENIS. I ruoli e le maglie all’epoca erano di proprietà dei soliti noti, le certezze dell’Atalanta, e il Tanque Denis non voleva né poteva avere rivali. Alla seconda annata di Livaja, l’unica piena sotto le Mura, dopo la doppietta al Bari in Coppa Italia, il gol nel ko per 4-3 a Parma e il matchball azzeccato in extremis contro il Bologna per un 2-1 casalingo in rimonta. “Sposta e tira, sposta e tira, gli dico sempre: lui ha questi numeri, deve farlo senza pensarci troppo”, il mantra postpartita del profeta di Anzio. Che alla fine non ce la fece più a sopportarlo. Tanti auguri.

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