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Candeline per Foscarini, il traghettatore dall’inferno della C

64 anni oggi, 19 novembre, per Claudio Foscarini, fosforo del centrocampo dell’Atalanta risalita dalla C. Anche se lui in A non ci andò mai

Spegne 64 candeline col nerazzurro negli occhi, accompagnato dalla consapevolezza di aver partecipato all’impresa della risalita dall’inferno della serie C1 nei mitici anni ottanta, pur senza assaporare la massima serie. Claudio Foscarini, trevigiano di Riese Pio X nato il 19 novembre 1958, noto da allenatore per aver portato il Cittadella a un passo dalla serie A nella primavera del 2010 inciampando solo in semifinale col Brescia, era il fosforo del centrocampo dell’Atalanta promossa al piano di sopra nel 1984 dopo il quinquennio di purgatorio comprensivo dell’unica annata nel terzo campionato professionistico nazionale della storia nerazzurra. Il suo è uno dei nomi iscritto per sempre nell’empireo dei dipendenti di Cesare Bortolotti, giovane presidente sprofondato giù nel primo anno di carica. L’uomo della Marca se ne andò al Campania nelle liste suppletive autunnali, senza accompagnare lassù Soldà, Perico, Agostinelli, Donadoni e tre ex Montebelluna come lui: il vice bomber Marino Magrin, che lasciò la classifica marcatori cadetta a Marco Pacione (13a 15) con gli assist decisivi, Domenico Moro e Maurizio Sandri.

FOSCARINI E GLI EROI DELLA C. Foscarini battagliava lì nel mezzo con senso del gioco e della manovra, rifuggendo la gloria personale. Nella Dea, una sola volta in porta e pure decisiva: 24 ottobre 1982, appena riportata la squadra in B, il 2-1 alla Cavese sotto un acquazzone tremendo, vedi foto del box di Stampa Sera dedicato al match. C’era ancora Ottavio Bianchi in panca. Nedo Sonetti non avrebbe trattenuto l’ennesimo veneto capitato tra le mani dei dirigenti e del preparatore atletico Feliciano Di Blasi, poi nello staff di Fabio Capello a Madrid, tra i primi a impostare un lavoro di fondo scientifico: 9 chilometri di corsa, senza orpelli tecnologici come il GPS a rilevare le prestazioni individuali, né il drone.

FOSCARINI ALLENATORE. Chiuso il discorso a pelo d’erba con Piacenza (1984-1986), agli ordini di Titta Rota e con altri bergamaschi (anche onorari) d.o.c. come Madonna, Mastropasqua, Reali, Serioli, Snidaro, Valoti e Bordoni e il quinquennio nella Virescit (scarpe al chiodo nel 1991) del “Magia” Luciano Magistrelli con cadetterìa sfiorata nello spareggio del 1988 con la Reggina, Foscarini è stato ed è un grandissimo tecnico. Giovanili viola fino al 1993, quindi Stezzanese e Verdello in Eccellenza e Alzano Virescit, la prima di innumerevoli fusioni: nel 1997 in prima squadra fino al 2001, Coppa Italia di Serie C nel 1997-1998 e storica promozione in B nella stagione successiva. Nel 2001-2002 Rimini in C2 dove perde i play-off contro la Sambenedettese, dal 2003 al 2005 giovanili ma questa volta del Cittadella, poi la promozione in prima squadra con promozione in B nel 2008 e permanenza per un decennio: record di dieci stagioni consecutive sulla stessa panchina e di 294 panchine in Serie B con la stessa squadra. All’8ª giornata della stagione 2015-2016 subentra all’esonerato Cristiano Scazzola sulla panchina della Pro Vercelli, guidandola al 17º posto finale in Serie B; il 15 giugno 2016 è al Livorno, neo-retrocesso in Lega Pro, eliminato ai quarti di finale dalla Reggiana; il 3 aprile 2018 rimpiazza Walter Novellino sulla panchina dell’Avellino in B, per la salvezza diretta di una società fallita praticamente il giorno dopo. Il 6 novembre dello stesso anno subentra a Pierpaolo Bisoli sulla panchina del Padova, ma il 28 dicembre, dopo 5 sconfitte di fila e con la squadra ultima in classifica, viene esonerato e al suo posto torna il titolare. Tanti auguri: gli eroi della serie C sono immortali.

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