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Candeline anche per Doldi, la punta che non era punta

Traguardo dei sessantanove per il cremasco che segnava poco ed era sempre schierato in prima linea. Ma era un’ala tornante…

Fu venduto per le proverbiali e irrinunciabili ragioni della cassa all’Inter, nell’estate del 1972, insieme al regista d’attacco Adelio Moro e a Sergio Magistrelli. Centravanti, quest’ultimo, o comunque punta vera, a differenza dell’equivoco su due gambe e tacchetti Giuseppe Doldi da Crema, che oggi compie 69 anni e nelle varie interviste reperibili in giro per la rete rivendica di essere stato sempre un tornante di destra (leggi: accelerazioni, cross, uomo saltato e rientri) poco avvezzo al gol e al gioco spalle alla porta. Nell’Atalanta, giunto ancora ragazzo nel vivaio da “cremino” nero-bianco d’origine, la stagione d’esordio (1968-1969) e il ritorno dal prestito al Seregno per la cavalcata cadetta di Giulio Corsini per ritrovare la serie A sfuggita.

JACK IL BANDITO. Per gli amici del suo oratorio natìo era, è e rimane Jack il Bandito, per il calcio professionistico semplicemente Jacky. Di piratesco aveva poco in area di rigore, anche perché era schierato da quelle parti per lo spunto rapidissimo nei 4 metri in dotazione a un bucaniere come lui che preferiva la fascia. Dopo il battesimo del fuoco concessogli il 27 aprile 1969 nell’occhiale casalingo col Napoli da Silvano Moro, subentrato a Stefano Angeleri salvo farsi rimpiazzare da Carletto Ceresoli per le ultime vane tre partite (squadra in B, lui in Brianza a farsi le ossa), un’altra presenza col Verona e quindi le 27 con 6 reti, compreso l’acuto (di testa, cross di Sacco) insieme a Moro (Adelio) nello spareggio di Bologna col Bari il 20 giugno ’71.

L’11 CHE ERA UN 7. Altrove lo facevano giocare spesso da 9, a Bergamo era l’11 perché la prima punta prima si chiamava Sergio Clerici, quindi Luigino Vallongo e infine il citato Magistrelli. Ma anche nel secondo campionato nazionale il qui pro quo gli costò il posto per qualche tempo, rimpiazzato da un’ala pura come Lamberto Leonardi. Un po’ chiuso proprio dal romano e dalla presenza di Giovanni Sacco, racimola altre 19 allacciate di scarpe con gol alla Fiorentina. In nerazzurro, 48 partite in campionato, 6 in Coppa Italia e 2 (con rete) in Coppa Anglo-Italiana.

IL RESTO. Detto del titolo temporaneo nella piccola capitale del mobile, ecco le due annate interiste (c’erano Roberto Boninsegna, il compagno atalantino e Peppiniello Massa…) da 26 presenze senza segnare, coppe comprese. Quindi un lento scivolare verso il basso, lui che sotto le Mura aveva comunque messo in bacheca la Coppa Carnevale, oggi Viareggio Cup, nel ’69, con il suo mentore Moro (Silvano) in panchina: Foggia, Brindisi, Livorno, Gallipoli, Pergocrema, Fontanellese e Cassano 66 chiudendo a 38 anni. Ah, dimenticavamo: da aggregato nelle giovanili azzurre, solo un certo Azeglio Vicini, in una tournée inglese, si accorse del suo vero ruolo. Tanti auguri.

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