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Decisionismo e cash: tutto sulle spalle di Luca Percassi

Atalanta

L’amministratore delegato Luca Percassi, o CEO all’americana, ormai in occasioni ufficiali si presenta da solo senza il padre Antonio

L’ultima volta che Luca Percassi è comparso in pubblico insieme al padre-presidente Antonio risale all’11 giugno scorso. Era la serata di gala dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà di Bergamo. Prima e dopo, nisba. L’amministratore delegato dell’Atalanta ci ha messo la faccia in prima persona singolare indeclinabile, scusandosi a nome del genitore, in occasione dei saluti di Giovanni Sartori il 28 maggio scorso in sede, al Centro Sportivo Bortolotti di Zingonia, assente per problemi al ginocchio. Col vertice societario infortunato e comunque molto meno presente sulla scena, anzi una volta sola, la gestione e le pubbliche relazioni, vedi gli eventi legati alle partnership e la presentazione della terza maglia alla Baita Termen del Monte Pora dove comanda la moglie Cristina Radici, il CEO, come si dice e si scrive all’americana, sta facendo da sé da parecchie settimane.

LE SPALLE LARGHE DI LUCA PERCASSI. Esattamente come papà Antonio, il buon Luca, ex calciatore che già studiava da manager dell’impero di famiglia costruito da colui che in organigramma resta comunque il numero 1 al fianco dell’investitore USA e co-chairman Stephen Pagliuca, è un uomo di poche e misuratissime parole. “Da bergamaschi preferiamo far parlare i fatti, anche su Ederson e il calciomercato”, la sua dichiarazione riguardo al primo colpaccio estivo, quantomeno il più atteso. L’altro è Andrea Pinamonti e non è che le dediche siano state più lunghe: “Un giovane e un profilo interessante”. Sulla chiusura di questi due affari si misurerà la capacità decisionale in piena autonomia dell’erede presidenziale, perché nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto la delega nei suoi confronti ha come unico limite i bilanci. Della cui solidità, dopo un quinquennio pieno di entrate da diritti e risultati Uefa, non è lecito dubitare.

LUCA PERCASSI: DECISIONISMO E CASH. I due nomi di cui sopra soddisfano la necessità di adeguarsi al motto gasperiniano, affidato alla Gazzetta dello Sport in edicola alla vigilia del raduno, di “ringiovanire rafforzandosi”, una sorta di ossimoro anche per chi l’ha fatto mettere nero su rosa. Un’intervista, diciamocelo apertamente, di sconfessione pressoché totale dell’operato del Cobra di Lodi, sostituito come uomo mercato dal duo Lee Congerton-Tony D’Amico. In attesa che il gallese tiri fuori dal mazzo il Nuno Tavares di turno per corroborare le corsie, il profeta di Grugliasco si aspetta la costruzione di un attacco “rimasto fermo, addizionato di un giocatore costoso ma individualista come Jeremie Boga. Adesso, se mai ce ne fosse stato bisogno, s’è capito che la panchina d’oro non s’è sradicata perché era questione di “o lui o io” con Sartori. Il club ha fatto una scelta. E l’ha compiuta, mettendoci la faccia e la firma, nonostante le smentite di circostanza, Luca Percassi. Ora chiamato al salto di qualità, per inserire il “campione” che Gian Piero Gasperini chiede a gran voce. Decisionismo e cash pronti senza lesinarne troppo: una sfida da far tremare i polsi, ma non un imprenditore bergamasco. Dopo anni di lento, è il momento di essere rock, anche a tavolino.

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