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L’album dei ricordi – Evair, Caniggia e gli altri: le 4 volte in cui la Juve pianse

caniggia

La botta e via di Evair (Aparecido Paulino, per l’anagrafe), il Bomber Triste che in tempi di difese blindate la metteva con voluttà. O quella di Claudio Paul Caniggia, detto in patria El Pajaro (l’Uccello) e il Figlio del Vento nel Belpaese. La big surprise quando il cronometro sembra volgere alla fine e invece gli occhiali non si inforcano più. Altro che un paio di flash o d’amarcord sul filo della malinconia. Questa è la cronaca in poche parole di come i tifosi dell’Atalanta godrebbero nello scippare il bottino pieno nella tana della Juventus, la squadra più blasonata d’Italia di cui la loro, la regina delle provinciali, è stata sempre la fornitrice ufficiale di campioni in erba divenuti poi fuoriclasse.

Quei successi di misura ghermiti nelle acque nemiche dalla banda di allegri pirati capitanata da Emiliano Mondonico, datati rispettivamente 22 gennaio e 8 ottobre 1989, coincisero con due stagioni monstre, concluse entrambe con la qualificazione alla Coppa Uefa. Il Mondo avrebbe riassaggiato la ribalta continentale, a soli due anni dalla magnifica cavalcata di Coppa delle Coppe mentre si stava risalendo in A, solo nel doppio confronto con lo Spartak Mosca, lasciando in seguito a Piero Frosio e Bruno Giorgi l’onore e l’onere della corsa successiva fino ai quarti con l’Inter. Ma per la nostra rubrica, statisticamente, rappresentano la metà delle volte in cui al cospetto del nerazzurro toccò al bianconero inchinarsi a casa propria.

Su 60 scontri diretti extra moenia, in effetti, la superiorità di chi ha il fattore campo anche domenica e mercoledì in Coppa Italia fin qui è stata schiacciante: 41 vittorie a 4, 15 pari, 126 palloni in porta contro 44. Il totale complessivo (68-44-14, 234 gol a 113) non si discosta di molto, coi bergamaschi a prevalere in 10 occasioni sotto le Mura di cui 3 nel trofeo della coccarda. Sì, ma le prime due vittorie per sbancare il tavolo da gioco altrui? Bisogna riavvolgere il nastro fino agli Anni Sessanta. All’acuto (53′) di Gianni Zavaglio il 28 febbraio giusto allo start del decennio (in panchina Valcareggi contro Parola). E a quelli di Domenghini (21′), dell’ex di turno Umberto Colombo (34′) e di Mereghetti (54′) per dire di no a Del Sol (23′) e Sivori (78′) nel match Tabanelli-Amaral del 23 settembre 1962. Della serie, sognare non costa nulla. Ma risvegliarsi con una gioia in tasca è una rarità.

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